Il peso della motorizzazione Mercedes fa fare un passo indietro a Williams e McLaren, prossima al passaggio al fornitore tedesco. Non si tirano indietro invece Renault e Ferrari, che confermano l’intenzione di fare appello, annunciata lo scorso fine settimana. La questione Racing Point è diventata a tutti gli effetti anche una lotta politica, specialmente vista l’imminente firma del nuovo Patto della Concordia.

FERRARI E RENAULT CONFERMANO L’APPELLO CONTRO RACING POINT, MCLAREN E WILLIAMS NO

Perde forza l’asse formato, in precedenza, da quattro team circa la questione Racing Point. Curioso e non così strano che i due team ad essersi defilati avranno power unit Mercedes. Lo stesso team di Brackley che, pur non citato nella sentenza Racing Point, ha avuto un chiaro coinvolgimento nella faccenda. E’ stato Mattia Binotto, nel fine settimana appena trascorso, ad aver definito Mercedes come “quelli che passano i compiti”.

Ricordiamo che il verdetto espresso venerdì dalla Federazione aveva dichiarato colpevole il team Racing Point. Nel lunghissimo documento redatto, erano state chiarite le infrazioni del team con base a Silverstone, ma quello che non aveva convinto era stata la penalizzazione. Troppo pochi, secondo alcuni team e addetti ai lavori, i 15 punti decurtati oltre ai 400 mila euro di multa. Da qui l’appello di Renault e Ferrari che vedrà la Racing Point chiamata in causa nel tribunale di Parigi, teatro delle sentenze FIA.

Altro aspetto discutibile è stato la possibilità di continuare ad utilizzare gli attuali condotti dei freni. La Federazione ha concesso, pur andando in contro a reprimenda, l’uso degli attuali sistemi ritenuti illegali, senza passare da una riprogettazione.

“Abbiamo appena confermato la nostra intenzione di appellarci contro la decisione dei commissari per il documento numero 4 del 7 agosto emesso alle 9:30 e per il documento 41 emesso il 9 agosto alle 16:44”, è quanto recita il comunicato emesso da Ferrari. Ora non resta che capire le tempistiche per arrivare ad una decisione definitiva circa il Racing Point-gate.

Samuele Fassino