Sono già passati dodici anni da quel maledetto 25 Aprile 2001, quando un incidente sulla pista del Lausitzring portò via uno degli sportivi italiani più riconosciuti ed amati di sempre: Michele Alboreto. Il ricordo del grande pilota milanese non si è però affievolito, rimanendo anzi ben presente nel cuore degli appassionati di tutto il mondo, i quali ancora oggi non mancano di esprimere le proprie dimostrazioni di affetto e vicinanza alla famiglia. Ed è stata proprio questa la molla capace di spingere il fratello Ermanno a scrivere un libro, intitolato “Alboretro”, nato al fine di ripercorrere non tanto la vita del Michele pilota, quanto piuttosto di raccontarne il lato umano, attraverso testimonianze, aneddoti e fotografie raccolte da un punto di vista privilegiato. “Ho lavorato per sei anni a questo progetto – ci confida Ermanno, oggi titolare di un’officina alle porte di Milano – e non è stato semplice, anche perchè io non sono uno scrittore”. La presentazione del volume, avvenuta ieri a Rozzano (Mi), ha visto la partecipazione dell’autore ma anche del direttore di Quattroruote, Carlo Cavicchi, e di Gippo Salvetti, fondatore della casa editrice Fucina Editore. Tra i presenti, numerosi anche coloro i quali hanno accompagnato Michele nel corso della propria carriera, tra cui gli amici della Scuderia Salvati, grazie alla quale il milanese mosse i primi passi agonistici in F.Monza nel 1976. Tra coloro che non hanno voluto far mancare la propria testimonianza anche due figure come Mario Poltronieri e Romolo Tavoni, i cui messaggi sono state letti in apertura dell’evento, mentre a curare la prefazione del libro è stato Ezio Zermiani, il giornalista-amico di Alboreto. La location scelta per la presentazione, la quale ha fatto seguito a quella avvenuta, pochi giorni orsono, presso l’Autodromo di Monza, non è stata affatto casuale: Rozzano, cittadina sorgente alla periferia Sud di Milano, è stata difatti la località nella quale la famiglia Alboreto ha messo le proprie radici, e dove Michele ha sin da bambino condiviso con il fratello Ermanno la passione per auto e moto. Nel corso degli ultimi anni, l’amministrazione comunale ha poi voluto onorare la memoria dell’ex-pilota della Ferrari con svariate iniziative, dedicandogli una piazza nel centro cittadino, svariate mostre fotografiche e persino una statua, sorgente nel centro culturale Cascina Grande. “Michele era una persona solare, un gentiluomo – ricorda Carlo Cavicchi – ma anche un pilota velocissimo, capace di prestazioni eccellenti in particolar modo sul giro singolo”. Anche il suo rapporto con Enzo Ferrari si rivelò estremamente solido, con una stima reciproca ed un affetto che il Drake espresse, in maniera simile, forse soltanto per Gilles Villeneuve. Prosegue Cavicchi: “Una volta scomparso Ferrari, nella scuderia iniziarono a comandare gli inglesi. In particolar modo, Michele non legò con John Barnard, scegliendo invece di rimanere coerentemente dalla parte di Piero Ferrari. Una soluzione che presto avrebbe decretato la parola fine, dopo cinque lunghi anni, alla sua permanenza a Maranello”. Un altro curioso aneddoto, citato dallo stesso giornalista, racconta l’Alboreto-pilota: “A quei tempi c’era Senna con la Lotus che durante le qualifiche era solito piazzare il tempone, salvo poi rimanere in pista negli ultimi minuti ad infastidire gli avversari. In una circostanza, ebbe la malaugurata idea di ostacolare Michele, impegnato nel proprio giro veloce. Quest’ultimo decise quindi di restituire quanto subito: ma non lo fece alla gara successiva, sul lento circuito dell’Hungaroring, ma su quella ancora seguente, ovvero in Austria, una pista da quasi 250 km/h di media. Non appena trovatosi la gialla Lotus alle spalle, Michele frenò bruscamente mandando in frantumi il musetto della vettura di Senna. Costui si rese subito conto del pilota con il quale aveva a che fare, e da lì in poi il loro rapporto fu di grande rispetto reciproco. Questo – ha concluso l’ex-direttore di Autosprint – per spiegare come Michele fosse una persona di grande cuore, ma al tempo stesso anche un duro in pista, capace di farsi rispettare”. Una serata, dunque, trascorsa tra ricordi e grandi emozioni, con le fotografie alle spalle dei relatori che ripercorrevano la carriera del grande Michele, quasi a volerne sottolineare la presenza ancora percepibile. E chiusa con un auspicio: quello che finalmente, a distanza di dodici anni dalla prematura scomparsa, il desiderio di tantissimi appassionati di veder dedicata ad Alboreto una curva dell’autodromo di Monza possa tramutarsi in realtà. “Purtroppo, quando c’è la politica di mezzo, queste cose vanno sempre per le lunghe”, ci svela con amarezza Ermanno. Speriamo invece che Michele possa essere ricordato anche tramite questo simbolico, meritato, doveroso riconoscimento.

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