O'Ward Super Licenza
Credit: profilo Twitter Patricio O'Ward

Pato O’Ward in una recente dichiarazione alla stampa ha detto di non capire bene il sistema punti per la Super Licenza FIA, trovandolo “ridicolo” per il punteggio assegnato al campionato IndyCar. Il messicano ha detto di voler rimanere concentrato sulla Serie americana, lasciando la Formula 1 momentaneamente a parte. Le dichiarazioni di O’Ward sono figlie di un ragionamento tipo “volpe ed uva” o entrano nel merito di una problematica più sottile?

Le parole di O’Ward

O’Ward nel 2021 ha guadagnato le prime vittorie in IndyCar, il terzo posto in campionato e una prova ad Abu Dhabi sulla McLaren – Mercedes. Il messicano ha dimostrato entusiasmo per il test con la scuderia di Woking, lasciando aperta la porta per qualche speculazione su un suo futuro nel Circus.

A tal riguardo, ha recentemente dichiarato di non avere idea dei punti di Super Licenza FIA correntemente a sua disposizione per l’ingresso nel Circus, aggiungendo: “Per me è ridicolo che qualcuno che è stato quarto e terzo nel campionato IndyCar non riesca a ottenere 40 punti nella Super Licenza. Penso che molti piloti siano d’accordo con me. (…) Chissà se la F1 sarà un’opzione o no. In questo momento, come ho detto, ho una sfida aperta e voglio che le persone si divertano con me in IndyCar.”

Il precedente di Colton Herta

Le parole di Pato O’Ward riaprono una discussione già sollevata in precedenza con Colton Herta. Per entrare in Formula 1 bisogna soddisfare alcuni requisiti, tra i quali spiccano i quaranta punti di Super Licenza FIA, guadagnati (in tre anni) secondo uno schema di punteggio basato sulla posizione finale nei vari campionati sparsi per il mondo. Per il dettaglio dei requisiti e le tabelle di punteggio attribuito ai vari campionati, possiamo fare riferimento a Wikipedia.

Filosoficamente parlando, il sistema della Super Licenza FIA a punti dovrebbe evitare l’ingresso in F1 di piloti non abbastanza dotati per il Circus. Rispetto al passato, in cui i piani alti della Formula 1 hanno avuto modo di revocare delle Super Licenze troppo generosamente concesse, questo metodo “numerico” dovrebbe garantire più efficacia, premiando il merito e tagliando fuori da subito chi non ha i numeri giusti.

Herta, verso la fine del 2021, pareva prossimo ad un ingresso nel Circus con l’Alfa Romeo Racing. L’affare con il pilota americano non ha trovato finalizzazione sostanzialmente per il naufragio dell’operazione Andretti sulla scuderia elvetica. In realtà Colton, facendo i conti sulla Super Licenza, non aveva i punti necessari. In altre parole, un pilota vincente nell’IndyCar, espressione massima dell’automobilismo USA (simile per concetto alla Formula 1), trova le porte quasi chiuse per l’ingresso nel Circus.

Punteggi

Le considerazioni di O’Ward, dunque, non sono del tutto campate per aria o figlie di un’invidia serpeggiante. Dando un’occhiata alle tabelle dei punteggi, notiamo uno sbilanciamento a sfavore dei piloti provenienti dal campionato a stelle e strisce. I primi dieci piloti della classifica IndyCar hanno a disposizione un totale annuo di 124 punti di Super Licenza. Nello stesso segmento della F3 i punti sono 128 e nella F2 sono 201.

Oltre alla carestia di punteggio, la distribuzione numerica per la categoria USA prevede una curva fortemente pendente dal primo al decimo: 40, 30, 20, 10, 8, 6, 4, 3, 2 e 1. A titolo di esempio, su un arco di due anni e senza vittorie in campionato, la qualifica per la massima Formula arriva con un quarto ed un secondo posto. Analogamente, in Europa, bastano un terzo posto in F3 e un quinto in F2.

Tra l’altro, secondo i regolamenti sportivi FIA, i punti IndyCar vanno ulteriormente “omologati”. Difficile comprendere l’applicabilità e la sfumatura di questa prescrizione, molto probabilmente legata al fatto che i tracciati su cui corre l’IndyCar (ovali in primis) spesso non rientrino in quanto la FIA possa normare.

Comparazioni e paragoni

Estendendo la nostra analisi delle tabelle di punteggio nell’ambito delle monoposto, scopriamo che la Formula E premia come la F3; scendendo di graduatoria, la Super Formula giapponese (che possiamo mettere tranquillamente sul piano della F2) dispensa punti come la Formula Regional. La W-Series premia allo stesso livello della Indy Lights e dell’Euroformula Open. Ragionare per paragoni su Serie diverse equivale a muoversi su un campo minato, ma il punto di vista di O’Ward evidenzia alcuni sbilanciamenti nella tabella dei punteggi attributi ai vari campionati.

La sensazione è che il sistema di Super Licenza FIA vada a premiare in maniera piuttosto evidente le Serie propedeutiche europee trainate dalla Formula 1. In altre parole, per l’ingresso nella massima Formula il sistema di Super Licenza attuale delinea i requisiti ed implicitamente traccia anche una serie di passaggi più o meno obbligati.

Una questione (anche) di soldi

Supponiamo che oggi chi scrive decida di provare la scalata per l’ingresso in Formula 1. Ammesso e non concesso di essere mediamente veloce, la strada con maggiore efficacia prevede un passaggio in F3 e in F2.

Tenendo a mente che l’automobilismo è uno sport esageratamente costoso, assumiamo un budget di 2,5 milioni a stagione per la F2 e metà per la F3. Proprio qui vediamo un ulteriore corto-circuito. Il sistema premia il merito del pilota, ma traccia una rotta preferenziale, che, per motivi finanziari, può essere percorsa più agevolmente da chi ha migliori disponibilità.

Il discorso di O’Ward dunque spalanca le porte su una considerazione più ampia. Il sistema attuale di Super Licenza, in proporzione, premia di più seguire un determinato iter, piuttosto che l’effettiva formazione conseguita da una determinata esperienza di campionato. La questione andrebbe debitamente analizzata, se vogliamo che il futuro della massima Formula veda davvero i migliori piloti al via e non chi ha seguito più di altri una determinata trafila burocratica.

Luca Colombo

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