Le 10 cose di qua, le 10 cose di là...basta!! Ci avete leggermente “incrinato” gli innominabili. Sembra ormai andare di moda cimentarsi in improponibili liste da “10 cose di qualcosa”, parlando di chissà quale inutile argomento. Se una cosa va fatta, va fatta come si deve. Ed è per questo che abbiamo deciso di intervenire anche noi, con la stessa prontezza felina di una colica renale. Di seguito perciò, vi offriamo il “Sacro Graal” tra le liste, dove analizzeremo una “secchiata” di argomenti coi controciondoli che faranno commuovere anche lo zio Bernie: ecco a voi le 10 cose che ci mancano della Formula Uno anni ’90.   

 

 1     Mario Poltronieri

Come non iniziare da lui. La rassicurante voce che ci ha accompagnato sino ai primi anni ’90, quando la massima serie dell’automobilismo aveva ancora qualcosa di “umano”. E Poltronieri incarnava perfettamente questo spirito, avendo al contempo la stessa capacità di coinvolgere il pubblico di una pietra al sole. Ed in Italia, infatti, pochi sanno che la Formula Uno dell’epoca era molto più spettacolare di quella odierna, poiché grazie alle telecronache dell’impareggiabile inviato RAI, durante i Gran Premi era possibile farsi una di quelle dormite che nemmeno iniettandosi del cloroformio per endovena si sarebbe riusciti ad ottenere lo stesso effetto. Un mito!!

 2      Andrea de Adamich e Italia 1

Ma negli anni ’90 la Formula Uno passò anche dalle reti di zio Silvio, che schierava tra le fila degli esperti Andrea De Adamich. L’ex-pilota, uno fra i pochi a correre con gli occhiali da vista sotto al casco, era forse addirittura più svelto nella cabina di commento piuttosto che dietro il volante. Come non ricordare infatti il suo “derapage”, le “entrate alla garibaldina” e, da buon maestro di guida sicura, le sue dettagliate spiegazioni sull’effetto-pendolo? Impossibile inoltre dimenticare la rubrica domenicale “GRAND PRIX”, in onda su Italia 1. E’ proprio grazie ad essa che tutti gli appassionati dell’epoca, a partire dalle 12 potevano sedersi comodi sul divano ed assistere a 25 minuti di pubblicità intervallati da piccoli servizi qua e là: ma il solo fatto di poterne ascoltare la mitica sigla valeva abbondantemente l’attesa.    

 3      Il naso di Alain Prost

Detto “il professore”, nel ’93 vinse il Mondiale per poi ritirarsi, lasciando colpevolmente la Williams nel 1994 con l’inguardabile numero “0”. Fu l’unico pilota della storia ad essere penalizzato dalla Federazione per il suo “naso” giudicato irregolare. Pare infatti che tale prominenza potesse in qualche modo influire sui flussi aerodinamici della monoposto, generando un conveniente assetto variabile emulato vent’anni dopo col FRIC. Secondo indiscrezioni, inoltre, fu proprio un raffreddore di Prost che ispirò la mente di Adrian Newey a buttare giù la prima bozza di quello che in futuro sarebbe stato definito “scarico soffiato”.

 4      Michael Schumacher e la Benetton 

Assolutamente obbligatorio menzionare il Kaiser vestito di celeste tra le cose indimenticabili dell’epoca. In pratica quasi debuttante, il mostro di Kerpen guidava una monoposto nettamente inferiore ad una Williams che in quegli anni assomigliava più ad uno Space Shuttle che ad una Formula Uno, grazie a sistemi tecnici innovativi, sospensioni attive, carburanti studiati in laboratorio e chissà quale altra diavoleria. La macchina di Schumacher, invece, da “Pandino” 4×4 con i finestrini a manovella si trasformò in una splendida fuoriserie, tanto da riuscire a conquistare due titoli mondiali e consentire al tedesco di presentarsi a Maranello con l’ingaggio più alto di sempre. Il resto è storia.  

 5      La Ferrari bianco-rossa (ops…)

All’epoca faceva concorrenza al Titanic. Infatti, mentre il famoso transatlantico veniva soprannominato “l’inaffondabile”, la vettura di Maranello meritava all’unanimità il titolo de “l’inaffidabile”. Riusciva a sfasciarsi anche stando ferma ai box, nello stupore generale delle altre scuderie. Alla Ferrari del 1993, infatti, va il record di maggior numero di Hat-trick fatti registrare nel decennio, viste le parecchie occasioni in cui riuscivano a rompere la macchina di Alesi prima, quella di Berger poi, e di concludere parcheggiando per prati anche quello che all’epoca era il muletto. Che tempi!

 6      Le “imprese” di Coulthard e Alesi

Entrambi hanno resistito nella massima categoria anche oltre il decennio di cui stiamo parlando, ma come dimenticare le loro gesta di quel periodo. David Coulthard ha esordito con la Williams, e il ricordo più famoso di lui vestito di blu lo ritrae intento a schiantarsi sul muretto dei box durante un pit. E’ uno dei pochi piloti che ha praticamente sempre guidato la macchina migliore del lotto, riuscendo a non vincere mai una ceppa. Ha visto più compagni di squadra diventare campioni lui, di quanto Barrichello e Webber siano riusciti a fare unendo le forze. Alesi però è riuscito a fare anche…di peggio. Non tutti sanno che prima di approdare in Ferrari, era stato messo sotto contratto dalla Williams. Per riuscire ad accaparrarselo e per convincere sir Frank a liberare il francese, da Maranello regalarono una vecchia Ferrari di F.1 al team inglese, per arricchire la collezione della famiglia Williams. L’astuta mossa della Ferrari però diede i suoi frutti, e il buon Jean, una volta arrivato a Maranello, ripagò poi la scuderia riuscendo a vincere solo “una” gara sulle… 2312324 disputate, diventando primo in assoluto nella classifica dei piloti meno…fortunati di ogni epoca. Wow!!

 7       La vittoria di Panis a Montecarlo ‘96

In quanti se lo ricordano? Stiamo parlando di lui, Olivier Panis, il francese considerato un buon pilota che ha quasi sempre visto il podio solo col telescopio. A lui va il merito di essere riuscito a prendersi la coppa più grossa nella gara più prestigiosa del 1996, ovvero quella di Monaco. Più che gli onori per la vittoria però, bisogna riconoscergli quelli relativi al fatto di essere riuscito a non uscire di pista. Quella domenica infatti, praticamente tutti finirono per sbattere…su tutto, con soli quattro piloti capaci di vedere la bandiera a scacchi. Due di questi giravano in Vespa, mentre il terzo era Coulthard (appunto). Inevitabile quindi vedere Panis sbaragliare la concorrenza. Fenomeno…

 8       Andrea Moda Formula

In pochissimi forse ricorderanno della presenza più…indecente della storia dell’automobilismo. Era il 1992 quando l’imprenditore calzaturiero Andrea Sassetti ebbe la fantastica idea di promuovere il proprio marchio “Andrea Moda” rilevando una squadra della massima categoria. La “pensata” ebbe risvolti talmente ridicoli che nemmeno il ragionier Fantozzi con un team chiamato “Ufficio Sinistri” avrebbe saputo fare di meglio. Alla prima presenza il team fu squalificato per non aver pagato le tasse di iscrizione, mentre alla seconda gara non riuscirono a prendere parte all’evento per ritardi con le spedizioni delle vetture. E così via, con una sequenza di brutte figure che culminò con il tentativo di qualificarsi con gomme da bagnato su asfalto…baciato dal sole! Il circo poi, si concluse con l’arresto di Sassetti a stagione in corso per false fatturazioni. E meno male…

 9       Ivan Capelli su Ferrari

Lo conosciamo tutti come commentatore per la RAI, e sappiamo tutti che è anche stato un buon pilota. In quanti però ricordano che il nostro Ivan Capelli è stato anche pilota Ferrari? Sicuro dei suoi mezzi e già con le idee parecchio chiare sul proprio futuro, Ivan Capelli iniziò la sua carriera sportiva come… “calciatore”. Solo a 15 anni poi, la pubertà lo avrebbe portato verso le graziose donzelle presenti sugli autodromi, al punto da spingerlo a cambiare i propri obiettivi. I suoi successi lo portarono ad approdare in Ferrari nel 1992, per formare uno squadrone insieme a Jean Alesi e alla “formidabile” F92A. Il milanese ebbe però ben poca fortuna, raccogliendo “ben” tre punti (su 160 in palio) durante l’arco di tutta la stagione, e spingendo la Ferrari a sostituirlo con due gare d’anticipo con Nicola Larini. Si è poi ampiamente riscattato in altre vesti…

10. Il rifornimento di Verstappen

Ultimo, ma non per importanza, la possibilità di fare benzina durante i pit stop. Che spettacolo che era, vedere le vetture girare scariche in pista su tempi incredibili, per poi rientrare e fare il rabbocco del carburante. Il più entusiasta di questa pratica in quegli anni era Jos Verstappen. Esatto, proprio lui: il papà di Max. Chiedetegli perché ad Hockenheim ’94 ha deciso di bruciare le costolette di agnello della grigliata che il suo box aveva organizzato. Ha combinato un casino tale, che per poco Briatore (team manager Benetton a quell’epoca) non si è trovato costretto a chiamare un “Canadair” anti-incendio per farsi aiutare…

Le nuove generazioni forse non potranno mai capire realmente cosa si sono perse, ma speriamo almeno che questo nostro salto nel passato abbia scaturito qualche emozione almeno nei tifosi di vecchia guardia. Per quelli che invece seguono la Formula Uno solo da poco, suggeriamo di creare una petizione per chiedere alla Federazione il rientro forzato di certi protagonisti del Circus di una volta. Sai che spettacolo, chiudere per un attimo gli occhi e rivedere certe immagini, riassaporare certe sensazioni e rivivere certi momenti. Roba da brividi, ragazzi.

Daniel Limardi

 

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