Di lui si è parlato proprio nei giorni scorsi, in occasione del Gran Premio di Gran Bretagna vinto quest’anno da Lewis Hamilton. Perchè esattamente 65 anni fa, sullo stesso circuito di Silverstone, un pilota italiano al volante di una vettura italiana riusciva ad imporsi nel primo appuntamento iridato nella storia della Formula 1. Questo pilota si chiamava Nino Farina e quello fu il trampolino di lancio che lo avrebbe portato a diventare il primo campione del mondo di sempre. Oggi vi raccontiamo la sua storia.

Enzo Ferrari, nel suo libro “Piloti che gente”, usava queste parole per descrivere il primo campione del mondo; “Un grandissimo pilota, l’uomo del coraggio che rasentava l’inverosimile. Per lui si doveva stare sempre in apprensione: alla partenza e in prossimità del traguardo era capace di fare pazzie. Difatti aveva un abbonamento alle corsie d’ospedale”.

Giuseppe Antonio Maria detto “Nino” Farina nasce il 30 ottobre 1906 e già dal suo cognome si capiva che il suo futuro sarebbe stato con i motori e le macchine. Suo padre Giovanni, infatti, era il fondatore degli “Stabilimenti Farina”, una delle più antiche e importanti carrozzerie automobilistiche, e anche suo zio “Pinin” aveva fondato una carrozzeria che, presto, sarebbe diventata famosa per la produzione di auto di lusso.

Spinto dalla propria grande passione Nino, nel 1925, debutta nella sua prima corsa, l’Aosta-Gran San Bernardo su una Chiribiri: si tratta di un esordio con il botto poiché è vittima di un brutto incidente che gli causa la frattura della clavicola e diverse ferite sul volto.

Sarebbero passati ben nove anni prima di rivedere Nino al volante di una vettura da corsa, questa volta sul circuito dell’Ardenza alla guida di una Siata. Proprio in quella gara viene notato dai fratelli Maserati che gli offrono un contratto per correre con loro.

Nel 1934 debutta così con la Maserati 2500 vincendo il Gran Premio di Cecoslovacchia, mentre verso la fine degli anni 30′ si trasferisce all’Alfa Romeo, vincendo il titolo italiano per tre anni di fila (dal 1937 e dal 1939) e stringendo una forte amicizia con Tazio Nuvolari.

Nel 1940, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, vince il Gran Premio di Tripoli.

Con la fine del conflitto mondiale, Farina ritorna a correre vincendo a Ginevra e due anni più tardi conquista la vittoria nel Gran Premio delle Nazioni sempre a Ginevra con la Maserati 4CLT.

Nel 1950 partecipa con l’Alfa Romeo al primo campionato del mondo di Formula 1. L’Alfa Romeo schiera la 158 e Farina va subito a vincere la prima gara della stagione, il Gran Premio d’Inghilterra a Silverstone.

Nino inoltre ottiene la vittoria nel Gran Premio della Svizzera e nel Gran Premio d’Italia. Proprio a Monza viene incoronato come primo campione del mondo di Formula 1, all’età di quarantaquattro anni.

L’anno dopo Farina non riesce a difendere il titolo dal compagno di squadra Juan Manuel Fangio e si deve accontentare di una vittoria nel Gran Premio del Belgio e del terzo posto ottenuto in tre appuntamenti (Svizzera, Italia e Spagna).

Dopo il ritiro dell’Alfa Romeo dalle corse, Nino decide per la stagione 1952 di passare alla Ferrari. Qui trova come compagno di squadra Alberto Ascari, che proprio nel ’52 conquista il suo primo titolo, e termina secondo in campionato nonostante non riesca a vincere neanche una gara.

La stagione 1953 vede Nino ottenere la sua ultima vittoria in Formula Uno nel Gran Premio di Germania e ottenere diversi podi (tre secondi posti in Olanda, Svizzera e Italia e un terzo posto in Francia), mentre il compagno Ascari diventa per la seconda volta campione del mondo di Formula 1. Nello stesso anno partecipa con Mike Hawthorn alle 24 Ore di Spa andando a vincere la gara.

Nel 1954 partecipa solamente a due gare ufficiali di Formula 1. Nel Gran Premio di Argentina ottiene la pole position, diventando il pilota più anziano a ottenere tale primato che persiste ancora oggi. Nonostante una fasciatura al braccio a causa di un incidente alla Mille Miglia, Nino decide di partecipare anche al Gran Premio del Belgio, ma si ritira per problemi sulla sua Ferrari.

Nel 1955 nel Gran Premio di Argentina, diventato famoso per le condizioni climatiche con 35 gradi ed il continuo cambio di piloti, viene classificato sia 2° (con la monoposto condivisa con Trintignant e Gonzalez) che 3° (con la monoposto condivisa con Maglioli e Trintignant), conquistando 1/3 di punteggio per ogni risultato. Arriva quarto a Montecarlo e terzo nel Gran Premio del Belgio e viene schierato per il Gran Premio d’Italia, come sostituto di Ascari purtroppo deceduto per incidente sullo stesso circuito di Monza, anche se poi non prende parte alla gara per problemi alle gomme.

Questo è l’ultima stagione di Formula 1 per Farina.

Nonostante l’addio alla Formula 1, Nino continua a correre e nel 1956 tenta di partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis con una macchina americana con motore Ferrari e conosciuta con il nome di Bardhal-Ferrari-Osca, anche se non riesce a superare la qualifiche per noie tecniche.

Dopo questa gara decide di ritirarsi dalle corse e diventa una figura commerciale per l’Alfa Romeo, continuando ad assistere alle gare. Il 30 giugno del 1966, Farina parte da Torino a bordo di una Lotus-Cortina per andare a guardare il Gran Premio di Francia a Reims. Nelle Alpi, all’altezza di Chambery la sua macchina sbanda improvvisamente in una curva scivolosa finendo per schiantarsi. Farina muore sul colpo. Se ne va così un pilota capace di entrare nella storia delle corse, della Formula 1 e dell’automobilismo italiano. Un personaggio che nessuno potrà togliere dall’albo dei record di questo sport.

Chiara Zaffarano

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