Cosa sarebbe stata la Ferrari senza Gianni Agnelli? A vent'anni di distanza dalla scomparsa dell'Avvocato, è più che mai lecito domandarsi quale sarebbe stato il destino della Casa di Maranello senza l'accordo decisivo realizzato il 18 Giugno 1969, in seguito al quale FIAT acquisì il 50% del Cavallino. Eppure, risulterebbe perfino riduttivo e storicamente inesatto ridimensionare a quel passaggio, seppur di portata epocale, il timbro dell'avvocato Agnelli nella storia Ferrari: cliente, collezionista, ispiratore, ma soprattutto tifoso.

LE SUE AUTO "SU MISURA"

Risale all'immediato secondo dopoguerra, infatti, il precoce innamoramento dell'Avvocato per le vetture partorite dalla fabbrica del Drake. Basti pensare che già nel lontano 1948 volle farsi personalizzare una 166MM ammirata al Salone di Torino, conferendo il suo inconfondibile tocco di classe ad un modello che già di per sé brillava per eleganza, coniando da quel momento il celebre termine "barchetta" che da lì in avanti avrebbe caratterizzato le vetture spider prive di capote. Fu soltanto la prima di una lunga serie di personalizzazioni "su misura" che avrebbero accompagnato la ricca collezione di Agnelli, passata anche attraverso le immancabili Testarossa e F40 che avrebbero segnato in maniera indelebile negli anni Ottanta il marchio Ferrari.

DALL'ACCORDO DEL 1969 AI TITOLI CON LAUDA

Ma al di là della passione per le vetture stradali, l'apporto di Gianni Agnelli alla causa di Maranello si è concretizzato anche nel sincero amore che lo legava alla Scuderia. A partire dal momento dell'accordo che regalò alla Ferrari il diritto di potersi costruire un futuro, la figura dell'Avvocato ha navigato per oltre trent'anni nell'orbita della Rossa. Passando dai successi degli anni Settanta con Niki Lauda, al "lancio" di Luca Cordero di Montezemolo, sino al titolo con Jody Scheckter ed al passaggio ai motori turbo nell'era di Gilles Villeneuve. Pagine indimenticabili di storia ferrarista, in cui Agnelli ha voluto sempre fare sentire la propria presenza discreta ma al tempo stesso decisa ed efficace.

IL "CARO" SCHUMACHER

La scomparsa di Enzo Ferrari, nell'Agosto del 1988, sancì come da copione l'ascesa di FIAT al ruolo di azionista di maggioranza, lasciando al figlio del Commendatore il restante 10% dell'Azienda. Non a caso, alcune scelte poi rivelatesi decisive per costruire la formidabile armata vincente degli anni Duemila furono prese proprio dall'Avvocato: dall'arrivo in squadra di Jean Todt sino all'ingaggio del "caro" Michael Schumacher, come scherzosamente evidenziato proprio dallo stesso Agnelli. Il quale amava fare delle improvvisate in pista, arrivare in elicottero per salutare la squadra, magari durante una giornata di test o nel bel mezzo del week-end di Monza.

L'AVVOCATO E LA ROSSA

Le telefonate agli uomini-chiave della Scuderia alle prime luci dell'alba, con la volontà costante di tenersi informato su tutto, ma al tempo stesso di rappresentare un prezioso consigliere. E Gianni Agnelli, per la Ferrari, insostituibile lo è stato davvero: come evidenziato da quella F2003 GA, dove la presenza delle iniziali dell'Avvocato miravano a celebrarne la memoria ed il ricordo, dopo la sua scomparsa avvenuta il 24 Gennaio 2003. Aprendo un'eredità difficile da colmare e lasciando un vuoto ancora oggi assai percepibile.

Marco Privitera

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