Rovanpera e Herta: le sfide più grandi e belle del 2026
Le scelte di Kalle e Colton sono sicuramente frutto di un coraggio non comune, che merita di essere sottolineato e apprezzato

“Rimettere la chiesa al centro del villaggio”, recita un adagio discretamente di moda in questi tempi per indicare una situazione in cui si ritorna a mettere in risalto ciò che veramente conta. Portando tutto all’interno di un immaginario paddock, possiamo dire che nel 2026 ci saranno due piloti che proveranno in tutti i modi a rimettervi al centro l’Uomo e la sua naturale propensione alla sfida a discapito, almeno per una piccola parte, di mezzi, tecnica e vetture. Stiamo parlando, ovviamente, di Kalle Rovanpera e Colton Herta.
Kalle dai traversi alla pista, con la voglia (e la capacità) di stupire
La sua decisione era arrivata come un fulmine a ciel sereno, soprattutto nell’ambiente del WRC. Rovanpera era tornato a tempo pieno ai rally proprio in questo 2025, dopo una stagione part-time, in cui aveva preso i primi contatti con la pista in diverse competizioni, soprattutto nell’ambito del mondo Porsche Motorsport. Evidentemente, in quei weekend spesi su alcune delle piste più belle d’Europa, qualcosa è scattato nella testa di Kalle, che piano piano ha maturato la convinzione e la decisione di abbandonare il proprio terreno di caccia naturale, che già gli ha consegnato due titoli Mondiali nel 2022 e 2023, consacrandolo come baby fenomeno della categoria.
La scelta effettuata da Rovanpera, rimanendo legato al mondo Toyota che lo ha in pratica svezzato sin da ragazzino, lo porterà ad intraprendere un cammino difficile, ricco di ostacoli, ma sicuramente affascinante per gli osservatori. Praticamente tutti, infatti, si aspettavano un suo approdo nel mondo del GT con destinazione finale Le Mans, anche all’interno dello squadrone Hypercar della Casa giapponese. Invece, Kalle ha stupito un po’ tutti decidendo di rivoluzionare completamente la propria carriera, passando alle ruote scoperte con un obbiettivo ben preciso: la F1. In questo 2026 sarà infatti dell’impegnativo campionato giapponese Super Formula, dopo aver preso parte alla Formula Regional Oceania, in cui potrà per la prima volta misurarsi in gara con altri piloti su vetture formula.
La sensazione, francamente, è che non ci si sia ancora resi conto della portata della sfida accettata e affrontata da Kalle Rovanpera. Tanti sono i rallisti che sono passati alla pista, e anche viceversa diversi “pistaioli” si sono cimentati nei traversi, più o meno seriamente. Attenzione, però, perché qui siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso. Ci troviamo infatti al cospetto di un pilota giovane, nel pieno della sua maturazione agonistica, che si mette in gioco in maniera straordinaria, quasi come i suoi colleghi di quaranta o cinquanta anni fa, per passare dalla vetta del rally al picco assoluto delle competizioni in pista, possibilmente cercando di vincere. Un’impresa titanica, che non è stata ancora compresa appieno, e forse non lo sarà fino a che i soliti campioni dell’informazione a senso unico non si degneranno di prendersene carico.
Chi, tra noi appassionati che hanno passato la trentina, non ha mai letto almeno una volta le avventure di Michel Vaillant? Ecco, almeno in parte, la scelta di Rovanpera ha quel che di romantico e unico che si ritrova solo nei fumetti o nei romanzi d’avventura. Ecco perché il suo 2026 sarà da seguire in maniera attenta, senza particolare pressione, ma con la consapevolezza che il target è uno solo: arrivare nel Circus. E, visto il crescente impegno di Toyota, c’è da pensare che non si tratti di un obiettivo così irrealizzabile.
Colton, l’emigrante al contrario

Erano anni ormai che il nome di Colton Herta veniva in qualche modo accostato alla F1 e a team diversi a seconda dei periodi storici. L’Andretti-gate aveva in qualche modo raffreddato la pista, ma poi è intervenuta Cadillac e la situazione è cambiata radicalmente. Purtroppo, la questione relativa ai punteggi della Superlicenza per entrare nel Circus ha costretto il californiano ad un anno di Formula 2, insieme al ruolo di terzo pilota per il team americano, ma poco cambia: la scelta di “emigrare” da questa parte dell’Oceano è oltremodo coraggiosa, oltre che rischiosa, e non solo per lui. Sì, perché Herta, volente o nolente, si fa in qualche modo ambasciatore di tutta una categoria di piloti, cresciuta e arrivata al vertice sulle piste americane.
Non è un segreto, infatti, che da sempre il mondo della F1 guardi verso la maggiore categoria a ruote scoperte d’Oltreoceano con una certa dose di snobismo. I piloti impegnati in IndyCar, anche i migliori, vengono sempre in qualche modo considerati un gradino sotto ai loro omologhi del Circus, anche a quelli che francamente non si capisce cosa abbiano di così speciale (e di nomi ce ne sarebbero a iosa anche sulla griglia attuale). Con il suo passaggio dall’altra parte della ... barricata, Herta si porta dietro un carico di aspettative e di responsabilità non indifferente. Lo ha sottolineato qualche tempo fa bene il suo collega Pato O’Ward, altro pilota molto talentuoso che la F1 l’ha già assaggiata spesso nelle FP1 con McLaren.
Colton è super talentuoso, sarei stupito di non vederlo in Formula 1 nel 2027. Sono molto contento per lui, e voglio che faccia veramente bene, perché in definitiva sarà il nostro rappresentante. Penso che non ci sia solo lui a bordo di quella vettura, ma tutti noi piloti IndyCar, che lo spingiamo affinché possa fare bene in F2 e poi passare nel Circus.
Un concetto ben chiaro nella testa dei piloti americani, e che O’Ward ha messo nero su bianco. E che è anche, se vogliamo, applicabile in diversi aspetti anche a quello che sta cercando di fare Rovanpera; quante volte, infatti, si è sentito dire che i piloti di rally sono sì velocissimi, ma che in pista avrebbero avuto ben poca fortuna a causa di uno stile da utilizzare completamente diverso?
E allora, alle porte di questa nuova stagione, non resta che fare un grande in bocca al lupo a Kalle Rovanpera e Colton Herta, ringraziandoli già da ora per aver anteposto ad ogni calcolo il coraggio, la voglia di accettare nuove sfide e l’ambizione personale. Sono queste le due sfide più interessanti che ci apprestiamo a vivere nel 2026, sperando vivamente che entrambe si possano rivelare ricche di soddisfazioni per entrambi.
Nicola Saglia