In attesa di tornare in pista, è tempo di bilanci per la MotoGP. Uno di questi non può che essere dedicato alle Sprint Race, introdotte proprio a partire dalla stagione appena conclusa. Una novità che ha diviso piloti e addetti ai lavori, polarizzando il dibattito: analizziamone l'impatto e capiamo i pro e i contro delle cosiddette "gare brevi".

L'INTRODUZIONE DELLE SPRINT RACE

"Cerchiamo da sempre di migliorare il nostro sport". È con queste parole che, nel weekend del GP d'Austria 2022, Carmelo Ezpeleta [numero uno di Dorna, ndr] ha annunciato l'introduzione delle Sprint Race, confermando di fatto le indiscrezioni che già stavano circolando. Una notizia, seppur in parte anticipata, che è arrivata come un fulmine a ciel sereno. E che è parsa anche molto "improvvisata": in quella famosa conferenza stampa, infatti, l'unico dettaglio certo dato ai giornalisti riguardava la presenza delle "gare brevi" in ogni GP della stagione successiva.

Le polemiche non hanno tardato ad arrivare. I primi a lamentarsi sono stati i piloti, "infastiditi" (per usare un eufemismo) dal fatto di non essere stati consultati prima di prendere una decisione così drastica. Un aspetto che non ha mai preoccupato Ezpeleta, secondo cui "il mio unico dovere nei loro confronti è quello di parlare di sicurezza, sui cambiamenti di format sono le loro squadre a doverli informarli".

LA RIVOLUZIONE DEL WEEKEND DI GARA

Andando sull'aspetto pratico, le Sprint Race hanno di fatto "rivoluzionato" il programma dei weekend di gara della MotoGP. Due i turni di prove libere, entrambi al venerdì, e qualifiche anticipate al sabato mattina per lasciare spazio alle Sprint nel pomeriggio.

Il tutto si è tradotto in un turno in meno di prove libere, quello del sabato mattina [le "vecchie" FP3, ndr], a disposizione per lavorare sulla giusta messa a punto della moto e per tentare il time attack per accedere direttamente al Q2. Un sacrificio non da poco, che ha costretto i piloti a spingere al massimo fin dalla prima sessione del venerdì, con una moto non ancora del tutto a posto, con tutti i rischi che ciò comporta.

DOPPIA GARA, DOPPIO IMPEGNO... DOPPIA FATICA

A questo si aggiunge lo sforzo fisico richiesto per far fronte a un calendario di fatto "raddoppiato" con l'introduzione delle Sprint Race. Con quaranta gare stagionali in giro per il mondo diventa pressoché impossibile recuperare adeguatamente tra un impegno e l'altro, soprattutto nei casi di Gran Premi ravvicinati tra loro. A conferma di ciò basta osservare i numeri degli infortuni del 2023, in netto aumento rispetto alle stagioni precedenti.

Il discorso, però, non può limitarsi ai soli piloti e, anzi, va esteso anche a tutti gli addetti ai lavori, molto spesso "dimenticati". Una stagione come quella appena chiusa è sfiancante e poco sostenibile, oltre che a tratti anche "pericolosa": è facile, infatti, commettere un errore quando si è poco lucidi. Una condizione che dovrebbe essere evitata ad ogni costo, per la sicurezza di tutti.

SI PUÒ DEFINIRE SPETTACOLO UNA GRIGLIA DIMEZZATA?

Tornando al tema degli infortuni, un dato che colpisce particolarmente (in negativo) è l'assenza di una griglia di partenza "completa": nel corso della stagione, infatti, ogni gara (Sprint o domenicale) ha sempre visto almeno un forfait per infortunio.

Impossibile negare lo spettacolo in pista: le Sprint race hanno oggettivamente regalato emozioni e divertimento agli spettatori. Tuttavia, come abbiamo visto, il prezzo da pagare è stato molto alto. Una situazione che deve far riflettere: la sicurezza in pista passa anche da qui.

Giorgia Guarnieri

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