Questo fine settimana il Motomondiale torna in pista con il primo GP d'India. I piloti delle tre classi, qualora si corresse, si sfiderebbero sul Buddh International Circuit. Il condizionale è d'obbligo poiché l'omologazione della pista non è ancora stata completata ed esistono alcuni punti del tracciato indiano che destano più di qualche preoccupazione.

Il GP in India si correrà?

Il GP dell'India potrebbe corrersi obbligatoriamente complici i molti interessi che ruotano intorno al GP asiatico e, ai costi che la cancellazione comporterebbe. Un punto che però potrebbe far storcere il naso a molti sono i lavori fatti sul tracciato di Buddh che, ai più sembrano essere insufficienti per garantire la sicurezza dei piloti. I punti attenzionati sono svariati. Da curva 1, in cui c'è la ghiaia solo dopo una striscia di asfalto e, al cui termine della via di fuga c'è un muro abbastanza pericoloso. Altro problema potrebbe essere quello legato ai visti destinati alle squadre. Da informazioni che arrivano anche dal giornalista inglese Simon Patterson, molte persone sono ancora senza questo documento fondamentale, senza il quale non si può partire.

Che ne pensano i piloti?

Luca Marini ha voluto sollevare qualche dubbio su questa pista. Queste le dichiarazioni del pilota VR46 a Motorsport.com dopo il precedente round di Misano:

"Ho tante preoccupazioni. Perché dovrei essere rilassato? E' ancora tutto com'era prima. Gli altri vi hanno detto che sono più tranquilli? Allora non so perché fossero preoccupati prima, perché è tutto uguale. Solamente in una curva hanno detto che pittureranno il cordolo come hanno fatto in Austria. Per loro è ok, ma vedremo quando qualche pilota cadrà e finirà contro al muro se non ci saranno conseguenze. Magari non cadrà nessuno ed andrà bene. Vediamo. Tutto dipende da se qualcuno va a sbattere nei muri o meno".

Nel frattempo altri suoi colleghi, tra cui Aleix Espargarò, Jorge Martin ed Alex Rins, hanno voluto testare la pista con un simulatore di auto, per cercare di capire i segreti del tracciato dell'India.

Si correrà o meno? a questa domanda è difficile dare una risposta, complice anche il silenzio assordante della MotoGP su tanti aspetti legati alla sicurezza e alla logistica. Se si dovesse correre la speranza è che lo si faccia nella maniera più sicura possibile.

La Storia del Buddh International Circuit

Esposte le perplessità circa svolgimento ed integrità dell'evento, andiamo a snocciolare qualche dato storico. Il Buddh international circuit è una pista che dista sessantacinque chilometri dall'aeroporto di Delhi, dove tutto il paddock del motomondiale atterrerà. Questo tracciato è stato progettato e realizzato dal famosissimo ingegner Hermann Tilke e ha ospitato tre edizioni del Gran Premio dell'India di F1. Infatti, il Buddh International Circuit, situato nella regione dell'Uttar Pradesh, ha visto sfidarsi le monoposto più veloci del mondo dal 2011 al 2013.

Il circuito inizialmente non aveva questa denominazione, poiché prendeva il nome dei primi proprietari del circuito. Il nome iniziale era Jaypee International Circuit ed è stato questo sino al 2011. Una curiosità si trova nella parola Jaypee deriva da Buddha e indica, secondo i locali, la pace e la tranquillità del posto. Il GP indiano di F1, secondo dichiarazioni di Bernie Ecclestone, ha perso il posto a causa di problemi contrattuali e fiscali. Nel 2023 invece, (forse) ospiterà la MotoGP.

Giacomo Da Rold