FX Racing Weekend 2024 | Live Streaming Gare - Varano 14 Aprile (pomeriggio)

Vi era un tempo in cui la F1 viveva il fascino e il pericolo ai massimi livelli, per una categoria tanto glamour quanto letale. Erano gli anni delle grandi rivalità, un'epoca ormai passata di cui ci restano solo foto, memorie. Erano gli anni '80 e la F1 per la BBC era commentata dall'icona Murray Walker e un ex pilota che non le mandava a dire: James Hunt. Sì, perchè "The Shunt" viveva di quell'adrenalina, era il suo ossigeno. Per questo non appena ritiratosi dalla F1 iniziò la carriera come commentatore.

Dalla pista alla cabina di commento: una coppia vincente con Walker

Ritiratosi dalla F1 a metà del 1979 dopo un passaggio infruttuoso al team Wolff, il campione del mondo del 1976 passò dalla pista alla cabina di commento. La sua carriera da commentatore per la BBC iniziò a metà di quell'anno, al gran premio di Gran Bretagna. Al fianco di Murray, impressionò il responsabile dello sport televisivo della BBC, Jonathan Martin, al punto che questi gli offrì un lavoro a tempo pieno. Così i due si affiancarono nella presentazione del programma di F1 della BBC 2 "Grand Prix".

Formavano una coppia totalmente contraddittoria Hunt e Walker. Erano due poli opposti, ma andavano d'accordo e formavano un duo rispettabile e iconico tanto da restare nella storia delle telecronache. Uno ha portato la passione e l'eccitazione senza freni, l'altro la conoscenza approfondita, oltre che l'esagerazione che l'ha sempre contraddistinto.

La collaborazione tra i due non era però iniziata bene. Hunt e Walker fecero coppia per la prima volta ufficialmente per la BBC in occasione del Gran Premio di Monaco del 1980, ricordato perchè l'ex pilota entrò in cabina di commento e bevve due bottiglie di vino. Lo testimonia lo stesso Murray: "James si presenta con i suoi jeans ridotti a brandelli e una maglietta trasandata, senza scarpe e con la gamba destra ingessata. Si siede sulla sua sedia pieghevole, mi mette il gesso in grembo - e non ho detto che aveva anche una bottiglia di rosé in mano che era stata consumata per metà - e partiamo. E con mio grande orrore, quando la bottiglia di rosé è finita, è apparso un tizio della BBC che gliene ha data un'altra".

Frecciate ai piloti, ma anche autorevolezza

"Ciò che dico in telecronaca è dettato dall'istinto". Sono parole di Carlo Vanzini, ma potrebbe benissimo averle dette James Hunt. Era noto a tutti per dire ciò che pensava, di getto, talvolta innescando polemiche violente con piloti e colleghi da lui spesso ampiamente criticati.

Questo la dice lunga su come non fosse un commentatore tradizionale. Non aveva paura di criticare i piloti, soprattutto quelli che riteneva non stessero dando il massimo. Se a James non andavi a genio, se eri un backmarker poco utile o se eri semplicemente un po' fuori dalla tua portata, ti beccavi tutte e due le botte. Jean-Pierre Jarier e Andrea de Cesaris, per esempio, erano entrambi "idioti" perenni agli occhi di Hunt, mentre una volta ha elogiato il ritiro di Philippe Alliot, dicendo che almeno il francese non avrebbe fatto fuori nessun altro.

Il bersaglio frequente che ha segnato un momento entrato nella storia della sua carriera in BBC è stato però René Arnoux.

https://youtu.be/khA67-r5lSQ

"E tutto ciò che posso dire è 'bull****'".

Lanciava frecciate, insulti, tanto da beccarsi spesso rimproveri dai superiori. Una cosa però era evidente a tutti: Hunt aveva anche un grande talento nel vedere come si svolgevano le gare. Era in grado di leggere una gara alla perfezione e poi comunicare le tattiche e l'azione con calma e autorevolezza, con quella sua voce meravigliosa. Era amato, il suo accento era riconoscibile da tutti. Era franco, rispettabile.

Non solo commento, anche messaggi politici

Usava le telecronache anche per far politica. In un mondo come quello attuale in cui il politically correct è ai massimi livelli e i soldi sono al primo posto - tanto che spesso vieni messo a tacere - James Hunt ha usato il suo ruolo in BBC per mandare avanti le sue battaglie. Una su tutte quella a proposito della situazione in Sudafrica. Durante l'Apartheid non voleva che le sue telecronache fossero trasmesse in quello stato; purtroppo però non aveva voce in capitolo sulle decisioni. La sua risposta? Ha dato i suoi compensi agli attivisti che lavoravano contro il governo sudafricano.

La sua eredità ci ricorda che a volte un approccio non convenzionale e irriverente può portare alla grandezza.

Anna Botton