Rubens Barrichello occupa un posto speciale nel cuore degli appassionati di motorsport. E forse è proprio per questo che la sua vittoria nel campionato brasiliano di Stock Car fa ancora più piacere. Domenica, infatti, il paulista si è laureato campione della categoria nazionale verdeoro al termine di una stagione mozzafiato, dopo un’accesissima lotta con Serra e Casagrande.

Cinquanta… e non sentirli!

 A cinquant’anni suonati, dunque, Rubinho non ha perso il vizio di correre e vincere. Per certi versi, Barrichello ricorda Arturo Merzario quando si arrabbiava tantissimo con chi lo definiva ex pilota dopo aver raggiunto la soglia dei 70. Certo, Rubens è ancora molto più giovane, ma sembra proprio non avere nessuna intenzione di smettere di andare veloce sulle piste di tutto il mondo, esattamente come faceva qualche anno fa il Fantino comasco.

Barrichello, è chiaro, ha lasciato un segno indelebile nei cuori dei tifosi della Rossa; il suo apporto nell’era Schumacher è stato fondamentale. Lo stesso tedesco glielo ha più volte riconosciuto, e forse anche per questo vederlo oggi nel box Ferrari come ospite suscita emozioni e ricordi unici. Ma c’è molto di più, come dimostrano gli anni successivi alla Williams, in IndyCar e poi, appunto, i due titoli Stock Car. C’è un pilota vero, mai domo, e che non ha nessuna intenzione di alzarsi da dietro il volante.

Il successo colto a Interlagos fa il paio con quello che era arrivato in estate dalle nostre parti. Insieme all’amico di lunga data e padrone di casa Giancarlo Fisichella, Barrichello aveva dominato la 2 Ore di Roma, valida per il Campionato Italiano GT Endurance, in una Vallelunga piena di pubblico ad incitarli.

Le lacrime, il segreto della vittoria

Viene da chiedersi quale sia il segreto di questi piloti. Gente che potrebbe starsene tranquillamente a bordo pista, senza rischiare niente, magari a dare consigli ai figli che hanno preso il loro posto (cosa che anche Rubens a volte fa). Invece no, il richiamo dell’asfalto, della velocità o di qualsiasi altra cosa è troppo forte, sembra quasi irresistibile.

Sicuramente, un ruolo fondamentale lo riveste la preparazione atletica. Rubens, come molti suoi connazionali, gode ancora di una forma fisica invidiabile. Ma non è, non può essere solo questo. E il segreto, se così lo vogliamo chiamare, sta in quelle lacrime di gioia che sgorgano dagli occhi e quasi vanno ad appannare la visiera, esattamente come quel giorno di 22 anni fa a Hockenheim, sul podio, vestito di rosso e con la bandiera Carioca stretta in pugno.

Sta tutto lì, e in quel “La prossima volta però mi fai guidare di più!” urlato nelle orecchie di Fisico a Vallelunga a fine gara. Sta tutto in quella voglia di misurarsi, di battersi (e possibilmente di battere) con gente che spesso ha la metà dei suoi anni. Quella stessa grinta che metteva in pista quando il metro di paragone era un signore di Kerpen universalmente riconosciuto come il migliore. E quella freschezza che aveva quando era considerato l’erede naturale di Ayrton Senna, suo concittadino nonché mentore e leggenda di una nazione intera.

“Sono lusingato di vivere questo momento, e felice di vivere questa opportunità, che è stata ben sfruttata. Interlagos mi ha regalato qualcosa che aspettavo da tempo. Non poteva che essere così, con le persone che amo e che sono al mio fianco”. Così ha commentato Barrichello al termine della gara. E allora avanti così Rubens; goditi la vittoria, in attesa di vederti tornare a vincere anche da questa parte dell’oceano!

Nicola Saglia

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