Rodin Cars, in una nota rilasciata in giornata, ha affermato che la propria candidatura per entrare in F1 dal 2026 è stata rigettata dalla FIA. Il produttore di auto da corsa basato in Nuova Zelanda, dal 2023 azionista di maggioranza della Carlin (realtà storica nel panorama delle Formule cadette), ha fornito dettagli che ci aiutano a delineare meglio una situazione in divenire che fa discutere il paddock.

Candidatura rigettata

Rodin-Carlin aveva manifestato interesse e presentato domanda per entrare in F1 in seguito all'invito della FIA di inizio anno. Il processo di scrutinio e decisione a tal riguardo non ha ancora raggiunto una chiusura formale; tuttavia, mentre gli addetti ai lavori aspettano una decisione ufficiale, Rodin ha rilasciato una dichiarazione attribuita al fondatore David Dicker.

Stando alla dichiarazione, la candidatura della Rodin-Carlin è stata respinta. Dicker sostiene che la candidatura di Andretti Global sia l'unica accolta, un qualcosa di "anticipato fin dall'inizio di questo processo". Senza decisioni ufficiali disponibili, Rodin-Carlin si chiama fuori dal bando, indicando la compagine americana come l'unica "vincitrice" dello scrutinio della FIA.

Sei punti chiave

Nella dichiarazione Dicker sottopone all'attenzione dei lettori, con l'intento di "rilasciare informazioni che consideriamo di interesse pubblico", sei punti chiave della candidatura proposta alla FIA che "giustificano il merito" della candidatura e costituiscono una "sostanziale differenza" con quanto messo sul tavolo da Andretti Global.

I sei punti sono così riassumibili:

  1. Diversità geografica
  2. Volante garantito per una pilota
  3. Abilità come costruttore di automobili
  4. Collaborazione con Ferrari
  5. Squadra Junior
  6. Finanze del fondatore

A parte il quinto punto (il progetto Rodin-Carlin costituisce una struttura in grado di formare piloti nella scalata verso la F1), gli altri punti costituiscono dettagli...bizzarri.

Intenti discutibili

Ammesso e non concesso che Rodin-Carlin avesse effettivamente intrapreso le trattative con Ferrari per la fornitura delle PU, risulta difficile pensare che la struttura produttiva ubicata in Nuova Zelanda, per quanto dotata di tecnologie all'avanguardia e focalizzata nel mondo dell'automobilismo da corsa, possa realizzare un progetto complicato e competitivo come quello di una monoposto di F1.

Difficile anche immaginare l'impegno di un posto garantito per una pilota in F1. Dicker indica Jamie Chadwick come potenziale candidata, ma la pilota britannica (attualmente impegnata proprio con Andretti in Indy NXT) non ha i punti necessari per la Superlicenza. E, detto fuori dai denti, all'orizzonte non vediamo ragazze con il punteggio necessario per entrare in F1.

Nel punto relativo alle finanze leggiamo testualmente: "A differenza di altri candidati, Rodin Cars è finanziariamente attrezzata per finanziare interamente il programma di Formula 1 con il patrimonio personale del fondatore".

Come inquadrare il tutto?

A "gomme fredde" risulta abbastanza difficile inquadrare l'obiettivo di queste dichiarazioni a meno di non leggerle come un disperato tentativo di guadagnare attenzione. La squadra neozelandese vive in un immotivato ottimismo? Oppure ha una visione semplificata della F1, simile alle prospettive di Rich Energy espresse qualche anno fa come sponsor della Haas?

Tutto questo bailamme di informazioni ci aiuta a trarre una sola conclusione. Ammesso e non concesso che Andretti Global abbia effettivamente passato lo scrutinio, il motivo (o i motivi) per cui Rodin Cars non lo ha fatto viene rivelato proprio dai sei punti chiave presentati sul tavolo della FIA. Nel bene e nel male, i tempi dell'Andrea Moda o della Lola Mastercard in F1 sono un retaggio del passato.

Luca Colombo

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