Ha fatto molto discutere, in occasione del recente Gran Premio d'Austria svoltosi al Red Bull Ring, la vicenda legata alle molestie che alcune spettatrici presenti sul tracciato austriaco avrebbero subito ad opera di altri tifosi sulle tribune. Comportamenti inaccettabili e lontani anni-luce dalla passione e dal fair-play che ha sempre caratterizzato la Formula 1 nel corso degli anni. Eppure, ad un'indagine più approfondita, sembrerebbe che qualcuna di esse abbia voluto approfittare della situazione per...coronare il sogno di incontrare i propri idoli nel paddock.

GLI ABUSI AL RED BULL RING

Difficile capire cosa sia effettivamente accaduto sulle tribune del Red Bull Ring, nel corso di un week-end che come da tradizione ha visto la "valanga orange" presente in massa sull'autodromo austriaco per sostenere Max Verstappen. Sui Social, sono apparse infatti svariate segnalazioni di presunti abusi commessi ai danni di alcune tifose, sotto forma di minacce, insulti e fotografie scattate contro la loro volontà. Episodi prontamente condannati da parte dei team e della stessa Formula 1, la quale ha sottolineato in un comunicato la ferma volontà di censurare prontamente qualsiasi comportamento discriminatorio.

NESSUNA DENUNCIA ALLA POLIZIA

Ciò nonostante, la polizia austriaca al momento non ha aperto un'indagine su quanto avvenuto, non avendo ancora ricevuto denunce a proposito di tali episodi. Secondo Erich Wolf, amministratore delegato del Red Bull Ring, "quanto accaduto verrà analizzato in stretto coordinamento con la FIA". Il portavoce della polizia locale, Christoph Grill, ha inoltre sottolineato alla testata Kronen Zeitung come non vi sia stata alcuna richiesta d'intervento presso l'ufficio operativo 24 ore su 24 in circuito.

IL "CASO" DI MOLLIE E JULIA

Di fronte ad un simile scenario, è emersa però nelle ultime ore sempre attraverso i Social la vicenda che ha visto come protagoniste le due tifose accolte nel box Aston Martin e McLaren, le quali avevano denunciato su Twitter di essere state oggetto di insulti omofobi. Secondo la ricostruzione di quanto accaduto, Mollie e Julia (questi i nomi delle due fans) avrebbero in realtà già in precedenza tentato di contattare i due team per chiedere di poter incontrare i propri idoli Vettel e Ricciardo. In aggiunta a ciò, le ragazze avevano pubblicato soltanto due giorni prima alcune foto (poi prontamente cancellate) in cui esibivano il dito medio di fronte al camion Red Bull e davanti ad una foto di Verstappen.

Altri utenti su Twitter hanno poi evidenziato come le due avessero tentato anche in altri eventi di ottenere accessi privilegiati, utilizzando argomentazioni legate a comportamenti omofobi nei loro confronti. Un risvolto della vicenda che, se fosse verificato, implicherebbe una profonda riflessione su quanto accaduto, invitando a mantenere una maggiore prudenza nello scatenare la "caccia al mostro" che ha visto i tifosi olandesi come principale bersaglio.

LA VERSIONE ASTON MARTIN

Matt Bishop, attuale addetto stampa Aston Martin, contattato a tal proposito ha risposto in maniera categorica su Twitter: "Ho avuto una lunga corrispondenza con le due donne che abbiamo invitato. Non c'è dubbio che siano state vittime di insulti omofobi nel circuito. È triste che non tutti gli abbiano creduto. Ma tutto il bullismo online nei confronti di chiunque, compresi coloro che non gli hanno creduto, è sbagliato. Possiamo fermarlo tutti, per favore?"

L'accecante rincorsa al "politically correct", ormai dilagante negli ultimi tempi anche in Formula 1 grazie soprattutto alle "crociate" di Hamilton e Vettel, rischia in certi casi di sfociare in un clamoroso autogol. Un conto è censurare giustamente atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con lo sport e la società civile; un altro dare spazio in maniera avventata a personaggi che, sfruttando la sensibilità dell'opinione pubblica su certi temi e la velocità di diffusione sui Social, possano approfittare della situazione prendendosi gioco del prossimo. La prudenza, soprattutto in certi casi, non è mai troppa.

Marco Privitera