Rush Zimmer

L’indimenticabile lotta fra Hunt e Lauda è stata rimessa in luce da un film del 2013, “Rush”. La musica, diceva qualcuno, ricorda qualcosa che non vuole essere ricordato. Molto diversa è la questione se si tratta della colonna sonora, magistralmente intessuta da Hans Zimmer, di “Rush”, un film che si propone un obiettivo quasi impossibile: ricostruire l’eterna rivalità fra James Hunt e Niki Lauda.

La loro storia non ha certo bisogno di presentazioni. Il film diretto da Ron Howard del 2013 ripercorre fedelmente la battaglia in pista fra due persone, e piloti, diametralmente opposte. Da un lato il freddo ed analitico Niki Lauda e dall’altro il flamboyant e focoso James Hunt, sullo sfondo degli anni Settanta. Allora, le corse erano molto diverse da quelle che conosciamo noi. Le piste erano meno sicure, le monoposto erano auto pesanti e traballanti, ed i piloti erano seriamente a rischio di morte ogni volta che entravano in macchina. Già la storia sembra la trama di un film, ma proprio per questo rendere sul grande schermo un duello così famoso e complicato fra due leggende diventa un task ambizioso. Ma cosa rimane di un film senza la sua colonna sonora?

“Rush”, la colonna sonora di Hans Zimmer

“Rush”, il titolo del film, descrive perfettamente l’emozione del tempo. Lo potremmo tradurre come “scarica di adrenalina”, come ha fatto, ma in note, Hans Zimmer. E’ lui l’autore della colonna sonora del film. Zimmer non sbaglia un colpo: ha già firmato colonne sonore indimenticabili come “Il Gladiatore”, “Inception”, “Pirati nei Caraibi”, solo per citarne alcune. Quando si avvicina a “Rush”, lo fa con modestia, con gentilezza.

Il suono più ripetitivo è malinconico, ma forte, senza un’epicità che sarebbe risultata eccessiva. La colonna sonora riesce a mandare scariche di adrenalina grazie all’incessante tocco della chitarra elettrica che graffia l’udito come se stesse accendendo un motore di una monoposto di allora, unendo però quel suono dolce e malinconico che sa della nostalgia di tempi andati, tempi migliori.

La musica dei motori

La prima traccia è “1976”, da dove il film ebbe inizio. La musica parte dal silenzio, un suono leggero di un’unica nota che alza piano piano il volume, intervallata dal ruggito dei motori, quasi come se fossero loro a presentare lei. Poi la chitarra elettrica, fastidiosa ed incessante che entra e si fa strada ritmicamente, creando l’aspettativa della gara. Dopodichè inzia il leitmotiv della traccia principale, “Lost but Won” per poi andare su un suono decisamente rock. “Rush” è inziato, preparatevi ad assistere alla battaglia delle due leggende.

Un’altra traccia interessante è “Into the Red”. Il suono qui è epico, da battaglia. Ci sono i tamburi e la chitarra elettrica che creano un’esplosione di adrenalina, sottolineando i punti salienti del duello. Quando ascoltiamo questa traccia, siamo nel cockpit di Niki “nel rosso” della Ferrari, pronti a dare il massimo per cercare di battere James Hunt: é il cuore della battaglia.

Passiamo alla sountrack principale, “Lost but Won”. Il titolo è già di suo esplicativo: “Perso ma Vinto”. Anche qui il suono parte dal silenzio, con delicatezza. Esplode poi il violino, che sottolinea le note principali malinconiche e tuttavia muscolose, in una “danza della morte”, che riprende quella che facevano i piloti di quegli anni mentre correvano per vincere, per vivere. Perchè era meglio morire che arrivare secondo. Il suono poi viene catturato dal motore, rappresentato dalle chitarre elettrche miste alle percussioni che ingaggiano un ritmo incessante e ripetitivo, intervallato dal motivo principale. Quello che conta alla fine non è avere vinto o perso, ma aver vissuto quel duello contro di lui, la nemesi.

Il nostro viaggio in “Rush” non poteva che concludersi con “My Best Enemy”, “Il Mio Miglior Nemico”. Alla base di quella atavica rivalità, infatti, fra Hunt e Lauda non si celava odio, ma rispetto. Anche essere rivale era un onore, contro l’altro pilota. Una citazione di Niki Luda, infatti, recitava: “Ci hanno sempre visto come due rivali, ma lui a me piaceva, era uno dei pochi che apprezzavo ed uno dei pochissimi che rispettavo. E l’unico che abbia mai invidiato“. Il suono di questa traccia è una ripetizione del leitmotiv permeato da ciò che rimane alla fine di una battaglia così dura: tanta nostalgia, mista alla consapevolezza, resa da Zimmer con suoni epici, sottofondo di voci e il violino che “canta” su tutto, di aver fatto qualcosa di grande. Poi più niente. Solo le auto che continuano a sfrecciare, ripetendo in infinito la battaglia fra Niki Lauda e James Hunt.

E’ a queste due leggende che ci permettiamo di dedicare questo piccolo pezzo. Ce li immaginiamo, ovunque siano ora, a gareggiare in eterno, felici di essersi ritrovati.

Silvia Giorgi

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