Roger Taylor a bordo di un go-kart sul circuito dell'Hungaroring

Il mondo del rock rappresenta un fulgido esempio di quanto ricchi e variegati siano stati gli omaggi degli artisti internazionali ad un proprio universo parallelo: quello dei motori. Due realtà ben distinte, ma che nel corso della storiografia e della cultura di massa hanno saputo evidenziare alcuni tratti in comune, emersi in svariate occasioni. Tra di essi, uno spunto di analisi assai calzante giunge da una delle band più rappresentative di sempre: i Queen, nella loro vibrante “I’m In Love With My Car” scritta dal batterista Roger Taylor.

ROCK E MOTORI

Un inno all’amore per la velocità, una dichiarazione d’amore appassionata verso la propria auto, descritta con una dovizia di particolari che la rendono simile al magnifico corpo di una donna. Il tutto in tre minuti di sensuale adrenalina, accompagnati dalla graffiante voce di Roger Taylor, autore e interprete (in questo caso anche vocale) di un pezzo spesso conosciuto “solo” per essere il lato B della mitica “Bohemian Rhapsody”.

Ma “I’m In Love With My Car” rappresenta molto più di un semplice riempitivo, di una B-side capace di finire negli archivi dimenticati di una band capace di sfornare, nel corso della propria carriera, hit mondiali a getto continuo. E’ un atto di pura devozione verso i motori, argomento che il biondo batterista avrà più volte modo di manifestare nel corso degli anni, anche al di fuori dai palcoscenici.

ROGER TAYLOR E L’AMORE PER I BOLIDI

Come dimenticare, ad esempio, la sua partecipazione in qualità di guest star al Gran Premio di Monaco del 1983. Quando la sua incursione, insieme a Rick Parfitt degli Status Quo, finì con un…arresto per schiamazzi notturni. Così come la sua collezione di auto, che da questo punto di vista lo accomuna ad un altro celebre batterista, ovvero Nick Mason dei Pink Floyd. E ciò senza tralasciare naturalmente anche “Hungarian Rhapsody”, il video-documentario del 1986 dove Taylor appare impegnato a bordo di un go-kart sul circuito di Budapest, alla vigilia di due eventi di portata storica. Da un lato il primo concerto di una rock band in un paese dell’ex-blocco sovietico, dall’altro il primo Gran Premio di Formula 1 svoltosi al di là della “cortina di ferro”. Un esempio di come, in certi casi, la musica ed il motorsport abbiano intrecciato i propri destini, riuscendo a cambiare il corso della storia.

UN BRANO DIROMPENTE

Ma, ritornando al brano del 1975, esso costituisce senza dubbio uno dei punti più alti nell’ambito del contributo creativo che il batterista abbia mai fornito alla propria band, caratterizzata da un evidente sbilanciamento (in termini puramente compositivi) a favore del duo Mercury-May. Con un linguaggio ed uno stile che per molti versi appare ben distante da quello proposto in un album, “A Night At The Opera”, capace di coniugare mondi musicali apparentemente agli antipodi come rock, opera, pop e persino swing, ma al tempo stesso in linea con argomenti e sonorità proposte dallo stesso Taylor nei pezzi da egli firmati all’epoca, come “Tenement Funster” e “The Loser In The End”.

When I’m holding your wheel / All I hear is your gear

With my hand on your greas gun / Mmm, it’s like a disease, son

I’m in love with my car, gotta feel for my automobile

Versi eloquenti, che rimandano ad un chiara metafora sessuale, ma che al tempo stesso non sminuiscono affatto una delle perle dotate di maggiore carica e tensione emotiva nella storia della leggendaria band britannica. Al punto da diventare, nel corso degli anni, un appuntamento fisso durante i concerti: il momento in cui Freddie Mercury si accomodava elegantemente al pianoforte, e Roger Taylor saliva in cattedra con tutto il suo carico di adrenalina per la personalissima dedica all’amore della sua vita.

Marco Privitera

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