In occasione del 40° compleanno di Valentino Rossi, non potevamo non dedicare un articolo al pilota che più di tutti, per oltre due decenni, ha caratterizzato il palcoscenico delle due ruote. Andremo a ripercorrere la carriera del pilota di Tavullia, non dal punto di vista dei titoli vinti (sarebbe superfluo), ma analizzando il rapporto che il “Dottore” ha avuto con le sue moto: dagli inizi con l’Aprilia, fino ad arrivare al turbolento amore mai sfociato con la Ducati.

ValentinoAprilia: dominio assoluto

Il primo contatto con la moto di Noale avviene nel 1996 col team AGV, anno d’esordio in 125, in cui Valentino conquista la sua prima vittoria nel Motomondiale (a Brno). L’anno successivo, nel 1997, si laurea campione del mondo dopo esser passato al team ufficiale Nastro Azzurro Aprilia, conquistando la bellezza di 11 vittorie, un secondo ed un terzo posto.

Dopo aver portato a casa il primo mondiale, il “Dottore” è finalmente pronto al cambio di categoria: nel ‘98 l’esordio in 250, dove ad aspettarlo c’è il già esperto Loris Capirossi, che vincerà poi il mondiale proprio davanti al terribile ragazzino di Tavullia. L’anno seguente, è la stagione della conferma. Con 309 punti, 9 vittorie, 2 secondi posti e un terzo, vince il mondiale della classe intermedia.

In totale Valentino corre quattro stagioni con l’Aprilia Racing, salendo per 26 volte sul gradino più alto del podio e conquistando 6 secondi posti e 4 terzi posti.

ValentinoHonda: binomio perfetto

Poche storie. È con la casa di Tokyo che nasce il mito di Valentino Rossi. Un assemblaggio perfetto: moto migliore più pilota migliore. Dopo aver vinto il mondiale 250 nel ’99, il 2000 segna l’arrivo di un ragazzo che non ha nessuna voglia di entrare tra i grandi chiedendo il permesso. Rossi ottiene l’assistenza dell’esperto capo tecnico (precedentemente al servizio di Mick Doohan) Jeremy Burgess. Parte subito forte l’accoppiata Rossi-Honda. Il marchigiano concluderà la stagione al secondo posto davanti a Kenny Roberts; sarà solo l’antipasto di quello che accadrà negli anni successivi.

2001. Ultimo anno – prima del passaggio alla MotoGP – della classe 500. 11 vittorie proiettano Valentino dritto alla vittoria del terzo mondiale. Stagione letteralmente dominata, alla quale ne seguiranno altre due sempre con lo stesso esito finale: Valentino Rossi Campione del Mondo. Iniziano i primi malumori. Gli addetti ai lavori cominciano a borbottare; dicono che con la Honda vincerebbe qualsiasi pilota; anche i giapponesi lo pensano. E allora si cambia.

Al GP di Valencia 2003 l’addio:“Sono triste”. Alle sei della sera di domenica, a chiusura di un tormento diventato ossessivo, nella grande sala delle conferenze di Valencia dice: “Ringrazio i cinque, sei ingegneri giapponesi che si sono alternati nel box in questi quattro anni. Sono stati capaci di capire le mie idee e di presentarmi, ogni volta, una moto diversa, più vicina al mio sentire. E’ un’idea un po’ pazza lasciarli, ma ho deciso così. Con la Honda ho imparato a vincere con il sole, con la pioggia, nelle piste gradite e in quelle che non mi piacciono. Ho vinto l’ ultima gara delle 500, e quindi ho chiuso una storia. Ho vinto le prime due della MotoGp, e quindi ho riaperto una storia. Diciamo che ho finito un lavoro, vorrei iniziarne un altro”. Un sorriso trapelò perfino dal cupo Carmelo Ezpeleta, regista dell’operazione addio e presidente della Dorna: la superiorità schiacciante del duo Rossi-Honda stava sgonfiando il Motomondiale, le ultime gare delle ultime stagioni stavano diventando inutili. Vincevano sempre loro due, Rossi e la sua moto.

Valentino – Yamaha: è subito amore

La storia di Valentino Rossi con la casa di Iwata è una di quelle favole da far invidia alla Disney. Era il 2004 quando ancora tutti si chiedevano chi glielo avesse fatto fare di lasciare la vincente Honda, per una Yamaha che non vede il gradino più alto del podio dal 2002 con Biaggi. Ci vuole veramente poco per avere una risposta: Welkom 2004, il capolavoro sudafricano per rispondere agli scettici. Il bacio di Vale alla Yamaha YZR-M1, sancisce il forte legame che tra i due si crea: amore a prima vista.

Da lì in poi arrivano tantissimi successi. 9 vittorie il primo anno, 11 il secondo (2005). È stato inutile. Nonostante l’addio alla Honda, Valentino era ancora il dominatore incontrastato della MotoGP. Qualcosa inizia però ad andare storto. Nel biennio 2006-2007, Hayden prima e Stoner poi (intervallati da una difficile vicenda col fisco) negheranno al Pesarese la gioia di vincere gli ennesimi mondiali. Niente paura, dopo due anni di leggera défaillance, il “Dottore” si riprende la scena mondiale: nel 2008 e nel 2009 si laurea nuovamente Campione, raggiungendo la bellezza di 9 titoli iridati. Dopo tante vittorie, come in tutti i grandi amori, nel 2010 arriva il tempo dei saluti. Ma come canta Antonello Venditti: “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano“. E’ solo un arrivederci.

Rossi e la Rossa: sogno italiano

Nel 2011 il sogno della maggior parte degli italiani si avvera. La domanda che tutti si pongono è “riuscirà Valentino a riportare la rossa alla vittoria?” Inutile negarlo, un pilota italiano che vince su una moto italiana, in questo caso “la moto” italiana per eccellenza, sarebbe veramente tanta roba. I giornali già immaginano i titoloni. Non tutto va come previsto purtroppo.

Durante tale biennio, di gran lunga il più buio della sua carriera, non ottiene alcuna vittoria, collezionando quattro ritiri e soli tre podi. Secondo dichiarazioni successive a questo deludente periodo, il problema è legato al mezzo, che non permette di essere guidato in una maniera che fosse all’altezza delle altre moto, facendo infatti imbattere spesso i piloti ducatisti in improvvise chiusure dell’avantreno, con conseguenti cadute talvolta particolarmente rischiose; Valentino trova una moto difficile da gestire, che non si adattava minimamente al suo stile di guida.

Questa difficile situazione portò immediatamente all’insoddisfazione di entrambi, costruttore e pilota. Per questo dopo appena due anni in sella alla moto di Borgo Panigale, Valentino lascia, per tornare poi nel 2013 alla tanto amata Yamaha… il resto è storia recente.

Con quella che si appresta ad iniziare, Valentino correrà la sua ventiquattresima stagione nel Motomondiale. Un traguardo importante alla veneranda età di 40 anni, che nessuno ha mai raggiunto; il che proietta Valentino Rossi non solo tra i piloti, ma tra gli sportivi più grandi di sempre. Auguri Dottore“.

Andrea Pinna

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.