La notizia è giunta nel paddock della MotoGP nel dopogara come un fulmine a ciel sereno. Dani Pedrosa in un comunicato annuncia il suo ritiro dalle corse a tempo indeterminato, a causa del persistere dei problemi all’avambraccio destro (sindrome compartimentale).

I guai per Dani sono iniziati già lo scorso anno, e come lui stesso ha ammesso non ha potuto guidare come avrebbe voluto proprio per il sopraggiungere di questo fastidiosissimo problema. Lo sfortunato pilota spagnolo si era fratturato la clavicola destra in Germania nel 2013 a seguito di un violento high side alla staccata di curva 1 ed era stato operato per permettergli un veloce recupero. Evidentemente qualcosa non deve aver funzionato nell’operazione, tanto che Dani durante l’inverno ha fatto il giro del mondo consultando diversi dottori per vedere come procedere. Nei test invernali la cosa non sembrava preoccuparlo più di tanto visto che tutto sommato non aveva girato male, ma la gara è diversa e la tensione gli ha giocato un brutto scherzo. Da qui la drastica decisione di ieri nel post-gara del Qatar, concluso comunque al sesto posto dietro a Marquez: fermarsi a tempo indeterminato per consultare altri dottori ed esaminare meglio il da farsi.

Queste le parole di Dani Pedrosa al termine della gara di ieri: “Lo scorso anno, nonostante l’operazione, ho faticato ad ogni gara, e non sono mai riuscito a correre come volevo da allora– ha dichiarato lo spagnolo al termine della gara in Qatar – I miei risultati non sono mai stati all’altezza per questo motivo. Ho provato a lungo a trovare una soluzione e migliorare, ma non ho ottenuto responsi incoraggianti. Mi sono operato, e l’intervento non è andato bene. Non l’ho mai detto in pubblico, ma Honda è sempre stata al corrente della situazione. Questo inverno ho viaggiato mezzo mondo per sentire pareri da medici diversi, per capire se una nuova operazione mi avrebbe permesso di competere ad alto livello in questa stagione. Tutti mi hanno raccomandato di non operarmi, per i rischi connessi all’intervento, e ho optato per una preparazione atletica meno aggressiva e mirata a tenere la patologia sotto controllo. Siamo arrivati a questo punto, oggi. Non avevo altra scelta. Non posso correre al livello di cui penso di essere capace. Non voglio continuare a gareggiare in questo modo. Il piano è di sistemare il problema, ma non so ancora come. Tornerò a fare visite, e nel frattempo ringrazio tutti i miei sponsor e sostenitori per il supporto che mi stanno dando in questo momento difficile della mia carriera”.

Nella giornata di oggi sono arrivate anche le parole del team manager Repsol Honda Livio Suppo: “Per il momento nessuna decisione è stata presa. Ancora questa mattina, in aeroporto, ho parlato con il dottor Mir. Assieme valuteremo sul da farsi per quanto riguarda il problema del braccio di Dani. Sembra infatti che negli Stati Uniti ci sia uno specialista, ma anche in Olanda ce ne è uno che ha operato con successo in situazioni simili. Ho poco da aggiungere se non che valuteremo al meglio le possibili opzioni, anche tenendo conto dello stato psicologico di Dani. Domenica era molto giù, e posso capirlo. E’ così. Qualora, nel malaugurato caso che fosse necessario, sarà Hiroshi Aoyama a salire sulla Honda di Pedrosa, ma aspettiamo perché ovviamente ogni circuito presenta problemi diversi. Per esempio in Qatar ebbe problemi con le braccia anche Casey Stoner nel 2012. Il circuito di Austin e Rio Hondo dovrebbero essere meno impegnativi di Losail. Sapevamo, ovviamente, dei suoi problemi, ma ieri sono stato io a dire a Dani di spiegare le vere ragioni delle sue prestazioni. L’ho visto molto giù e non me lo aspettavo. Ho pensato che rivelare ai tifosi il suo vero stato fisico lo aiutasse in un certo qual modo”.

L’uscita di scena a tempo indeterminato di Pedrosa dal paddock della MotoGP è una perdita importante perché viene a mancare un pilota di assoluto talento, purtroppo frenato dagli infortuni che ne hanno minato il cammino verso quel titolo mondiale solo sfiorato in più occasioni ma mai acciuffato. Con il ritiro così prematuro di Dani, rimane libera la seconda Honda ufficiale ma a chi affidarla? Stoner? Sarebbe affascinante ma il buon Casey sarebbe incoerente con sé stesso. Crutchlow? Bisogna chiedere il permesso a Cecchinello per liberarlo.

Ci sono ancora due settimane prima di arrivare ad Austin, ma la verità è che la Honda Repsol fa gola a tanti e rappresenta una vera responsabilità per chi ci salirà sopra.

Marco Pezzoni

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