A margine della presentazione del team, svoltasi presso il San Pietro Cafè di Milano, abbiamo incontrato i due nuovi piloti del team Forward per la stagione Moto2 2018: Stefano Manzi (ex Sky Racing Team VR46) ed Eric Granado, vincitore del titolo europeo e campione brasiliano Superbike. Per quest'ultimo si tratta di un ritorno nel Motomondiale, dopo le esperienze in Moto3 con Aspar e Calvo e Moto2 con Motobi.

Tra speranze ed obiettivi reali per questa stagione, ecco cosa ci hanno raccontato i due piloti a cominciare da Stefano Manzi:

D: Stefano, arrivi al team Forward dopo il tuo primo anno in Moto2 con lo Sky Racing Team VR46…

SM: L’anno scorso sono arrivato in Moto2 dopo aver fatto direttamente il salto dalla Moto3 del CEV ed ho avuto parecchi problemi con gli infortuni, soprattutto ad inizio anno, che mi hanno tenuto fuori per quasi tutti i test ed alla prima gara ho avuto problemi. Anche durante la stagione non sono mai stato al 100%, solo verso la fine sono riuscito a mettermi in forma. Ora ho un nuovo tipo di lavoro, un nuovo team, una nuova moto, scenderemo in pista già la prossima settimana per i test e vedremo come siamo messi rispetto agli altri.

D: Settimana prossima quindi già test a Valencia e poi subito a Jerez a metà febbraio…

SM: Esatto, facciamo subito sei giornate di test di fila che sono utili anche per tornare in moto dopo la pausa invernale: anche se continuiamo ad allenarci a casa è diverso dall’allenamento con la moto in pista. Sono contento di come stanno andando le cose e poi sarà la pista a dare il verdetto come al solito.

D: Positivo quindi avere già due sessioni di test così vicine per provare a fondo la nuova moto…

SM: Esatto! Provi, poi aspetti quattro giorni e provi di nuovo: oltretutto sei già in Spagna, inizi ad entrare in clima campionato…

D: Allenamento sempre lì al Ranch con Valentino…

SM: Sì certo, per quello allenamenti soliti sia in palestra che al Ranch. E’ la normalità…

D: Cosa ti aspetti da questa stagione?

SM: L’obiettivo è quello di andare sempre meglio o perlomeno riuscire ad avere una costanza e portarla in alto per avere buoni risultati. Non mi aspetto di vincere subito una gara, però mi aspetto di partire da una base e cercare di migliorare sempre fino alla fine dell’anno ed arrivare ai top da metà stagione in poi. Per ora sono questi gli obiettivi…

D: Stagione diversa per te dato il cambio moto da Kalex a Suter…

SM: Sì, abbiamo fatto il cambio moto, ma l’abbiamo provata solo una giornata e nei test ci sarà tanto da fare e molto da provare… ma ha tutte le carte in regola per andare forte ed essere su misura per me.

D: Com’è rispetto alla Kalex, anche dopo solo una giornata?

SM: Un po’ diversa come concept di moto e come misure, però mi sono trovato subito bene. A Jerez, che è una pista sia con curvoni veloci che con curve lente, abbiamo provato poco perché non avevamo tanti pezzi, però mi sono trovato subito a mio agio e adesso andremo avanti con lo sviluppo ed anche qualche pezzo in più, per adattarla al mio stile di guida e riuscire a farla andare forte.

 

Dop Stefano Manzi è stato il turno del brasiliano Eric Granado, vecchia conoscenza del motomondiale visti i trascorsi in Moto3 e Moto2 e da quest’anno rientrato in Moto2 da campione europeo.

D: Che effetto ti fa tornare in Moto2 con Forward da campione europeo Moto2?

EG: Sono molto contento di avere avuto questa opportunità dal team Forward per tornare nel Motomondiale. La vittoria dell’europeo Moto2 mi ha dato tanta carica, spero di crescere durante la stagione insieme al team, abbiamo una moto nuova che ancora io non conosco, il team è molto professionale e sono molto fiducioso per la stagione.

D: Cosa provi ad essere l’unico (per il momento) brasiliano nel motorsport ad altissimi livelli? In F1 non c’è più nessuno, nelle moto ci sei solo tu, dove prima c’era Barros…

EG: Essere l’unico della tua nazione non è mai una cosa positiva, perché vorresti avere altri 3-5 connazionali a correre con te. Non mi sento sotto pressione, anzi sono sicuro però che tutto il Brasile tiferà per me e mi vorrà tutto il bene possibile. Per me è molto positivo tornare al Mondiale adesso, sono più preparato ed ho più esperienza grazie al campionato europeo. Darò tutto me stesso per portare in alto la bandiera brasiliana.

D: Che motomondiale troverai al tuo rientro dopo qualche anno?

EG: Eh, è più tosto adesso (ride). La Moto2 è molto competitiva ed i piloti sono sempre molto vicini, però adesso ho più esperienza ed un gran team alle mie spalle che mi dà tutto il supporto che serve in Moto2 e posso confrontarmi meglio con gli altri rispetto a 4-5 anni fa.

D: Arrivi in un anno un po’ di transizione, visto il passaggio nella prossima stagione ai motori Triumph…

EG: L’anno prossimo basteranno solamente i test invernali per mettere a posto la moto e poi in Qatar sarà tutto pronto. Penso di essere tornato nel momento giusto perché conosco bene Honda, ho fatto gli anni dell’europeo con il motore Honda e quest’anno per me non c’è nulla di nuovo. Meglio rientrare quest’anno che l’anno prossimo, quando cambierà tutto…

D: Sei anche campione brasiliano Superbike…

EG: Sì, negli ultimi 3 anni in Brasile ho vinto praticamente tutte le gare che ho disputato. E’ stato molto positivo ed anche quest’anno farò qualche gara là per Honda perché è il mio sponsor personale. E’ stato bello perché la gente mi conosce di più adesso e fa un grande tifo per me.

D: Quindi avrai un doppio impegno Motomondiale-Superbike brasiliana…

EG: Sì, a me piace perché alla fine sto sempre in moto ed è un buon modo per allenarmi…

D: Come ti alleni? Un po’ come tutti gli altri con il flat track o solo la moto?

EG: No, niente flat track perché non l’ho mai fatto ed in Brasile non c’è. Io sono brasileiro (ride). Faccio tanta bicicletta, allenamento funzionale in palestra, ma a livello di moto faccio tanto supermoto, mentre il motocross è molto difficile perché è pericoloso, ho la voglia ma non la tecnica. Per noi che veniamo dalla velocità il motocross è molto pericoloso...

D: Soprattutto considerando i recenti infortuni…(Ben Spies insegna, ndr)

EG: Il fatto di correre in Brasile è di per sé un buon allenamento e per me correre con un 1000 è molto buono.

 

Da Milano – Marco Pezzoni  @marcopezz2387

 

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