La carriera di Daniil Kvyat, nel corso degli ultimi anni, è sembrata quanto di più simile ad una vera e propria corsa sulle montagne…russe. Già, perché il 24enne di Ufa si è ritrovato nel giro di poco tempo ad essere promosso da Toro Rosso in Red Bull, quindi riportato al team faentino, per poi essere da quest’ultimo “scaricato” e richiamato a più riprese. Il tutto prima di trascorrere un anno in Ferrari al simulatore e ritrovarsi infine al via di questa stagione nuovamente nelle vesti di pilota titolare Toro Rosso. In mezzo a questo…caos, abbiamo provato a fare il punto della situazione direttamente con lui, nell’ambito dei test pre-stagionali in corso di svolgimento al Montmelò.




Daniil parla un ottimo italiano, vantando una lunga esperienza agonistica nel nostro Paese ed avendo abitato a lungo a Roma. Con lui decidiamo di iniziare la chiacchierata partendo dall’ultima volta in cui ci eravamo incontrati nell’hospitality Toro Rosso, per cercare di fare il punto su quanto accaduto nell’ultimo periodo.

Daniil, l’ultima volta ci siamo visti qui a Barcellona esattamente due anni fa, nei test-pre-stagionali alla vigilia della stagione 2017. Nel frattempo, tante cose sono successe: senti che queste esperienze ti abbiano cambiato come pilota ma anche a livello personale?

Sinceramente è difficile dire a parole se sono cambiato o meno. Probabilmente sì, ma non saprei dirti esattamente come. La cosa che mi interessa è che questo possa avermi aiutato ad essere un pilota ancora migliore: adesso non possiamo saperlo, magari tra sei mesi avremo un’idea più precisa.

Possiamo comunque dire che essere più forti mentalmente aiuti anche ad andare più veloci in pista?

Teoricamente sì. Ma le conferme arrivano solo dalla pista. Il cronometro non dice mai bugie, quindi occorre solo aspettare un po’ di tempo e capire quanto sia riuscito a tramutare in energia positiva tutta questa esperienza.

Lo scorso anno non ti abbiamo visto in pista, bensì impegnato in un ruolo comunque molto importante al simulatore Ferrari. Come ti è servito questo periodo per migliorare anche dal punto di vista tecnico e acquisire nuove competenze? Ti senti un pilota più completo?

Penso che sia sempre importante conoscere cose nuove. Essere stato in Ferrari rappresenta un grande motivo di soddisfazione per me, pur non avendo potuto dare un contributo in pista ma solo al simulatore. Ti allena a mantenere una mentalità da pilota, a rimanere concentrato e ad avere il cervello attivo verso quella direzione e credo che questo sia molto importante.

Tutti sappiamo che la tua carriera negli ultimi anni è stata, diciamo così, un po’ movimentata. Non posso non chiederti come siate arrivati a questo nuovo inizio: immagino che con i vertici del team ed Helmut Marko abbiate deciso di voltare completamente pagina rispetto al passato e ripartire…

Naturalmente, visto che se ci troviamo in questa situazione è perché abbiamo deciso di comune accordo che questa fosse la soluzione migliore per tutti. Penso che tutto ciò che è accaduto faccia ormai parte del passato: siamo concentrati solo sul futuro ed è questa l’unica cosa che conta adesso.

Ti saresti aspettato di essere richiamato? Come hai reagito non appena hai appreso che la volontà era quella di riaverti come pilota titolare nel team?

Beh, ovviamente io volevo tornare in Formula 1 e quando mi hanno offerto questa chance l’ho colta senza pensarci due volte. Ho solo espresso la mia gratitudine nel momento in cui mi hanno confermato e adesso penso principalmente al grande lavoro che ci attende: esiste un progetto molto ambizioso e cercherò di dare ciò di cui la squadra ha bisogno da me.

Toro Rosso storicamente è stato sempre un team che ha puntato su piloti esordienti o comunque molto giovani. Adesso tu forse rompi un po’ questa tradizione, non essendo più un rookie: senti il peso della responsabilità di questo ruolo un po’ diverso rispetto al passato?

Non ho pensato molto a questo. Cerco solo di fare il mio lavoro nel miglior modo possibile, sicuro del fatto che il mio feedback sarà importante per loro. Preferisco concentrarmi sulla guida…

Hai mai valutato nel corso di questo periodo anche altre offerte che ti sono giunte da altre categorie? Oppure il tuo interesse è rimasto focalizzato esclusivamente sulla Formula 1?

Sì, è normale guardarsi anche attorno…il mio manager Nicholas Todt ha valutato diverse opzioni per il mio futuro, ma poi è arrivato l’accordo tra me e il team verso il mese di Agosto e da quel momento tutto è stato molto semplice!

Un tuo giudizio su queste Formula 1 attuali: è sempre una goduria portare al limite queste vetture…

Sicuramente, quando hai la gomma morbida avverti un grip pazzesco ed è una sensazione incredibile. Non avevo provato le macchine dello scorso anno, quindi è difficile fare un paragone col recente passato…tra qualche gara vedremo se le novità regolamentari abbiano sortito qualche effetto per facilitare i sorpassi.

Cambiamo argomento. Tu hai un rapporto molto stretto con l’Italia, avendo anche vissuto per molti anni a Roma: e adesso ti ritrovi, manco a farlo apposta, nuovamente in un team italiano…

Sì, ci ho pensato anch’io a questa cosa. Tra Toro Rosso e Ferrari, l’Italia continua a ricoprire un ruolo importante nella mia carriera e nella mia vita. Ho tanti amici là, avendo vissuto a Roma per più dieci anni. Posso dirmi che mi sento un po’ italiano, e ne sono molto felice…

In conclusione, come stai vivendo questo periodo della tua vita? Ti senti professionalmente e personalmente soddisfatto o senti che manca ancora qualcosa?

No, devo dire che mi sento molto soddisfatto. Sto vivendo questo momento con serenità, dopodiché naturalmente quando arriveranno le gare ci sarà un pizzico di pressione in più, ma preferisco affrontare un giorno alla volta. E farlo con molto ottimismo.

Dal nostro inviato – Marco Privitera

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