Alex Debianco, Motorbike Circus, CIV Superbike
Alex Debianco, Motorbike Circus, CIV Superbike

Alessandro Delbianco, pilota del Campionato Italiano Velocità, è intervenuto ai microfoni di Motorbike Circus per parlare senza filtri della situazione attuale nel CIV e delle difficoltà con cui un pilota si scontra al di fuori e dentro la pista. Ad oggi non basta solo il manico e le abilità, ma come ci spiega DB ci vogliono anche valigia e…follower.

Attualmente Alessandro Del Bianco milita in terza piazza assoluta in classifica generale, a 50 lunghezze dal collaudatore ducati e pluricampione italiano Michele Pirro.

Alessandro Delbianco, parliamo subito di cose importanti: com’è stato stare subito dietro a Michele Pirro a Misano

È una grossa responsabilità. Tutti vorrebbero che qualcuno gli stesse davanti e hai la responsabilità di dimostrare che vai più forte. La gara di Misano l’avevamo preparata già dal Mugello, sapevamo di essere molto competitivi e sono arrivato carico, forte dell’intervento all’avambraccio completato con successo e con tanta voglia di riscatto. Fare la pole position poi mi ha aiutato a caricarmi ancora di più. In gara io ho fatto la mia strategia, ovvero seguire Michele che è davvero un osso duro nel passo gara, anche se purtroppo non l’ho chiusa come avrei voluto.

Tutto molto bello al CIV, eppure ci sono poche moto in griglia nella classe Superbike. Tu come vedi la categoria? E come hai preso l’introduzione della centralina unica?

Io sono tra quelli soddisfatti della centralina unica. Togliendo i podi, anche durante i test invernali sono andato molto forte e mi è piaciuta da subito. Sicuramente il livello al CIV è molto alto, basta guardare i tempi: l’ultimo di categoria non farebbe ultimo al mondiale. Proprio per questo tanti scelgono di partecipare a campionati minori per non scontrarsi con un livello così alto e portare a casa podi e coppe. Ognuno fa le sue scelte, io preferisco giocarmela con i migliori. 

Una confessione senza filtri… 

Non capisco come in un campionato di altissimo livello come il CIV tutti siano pagati, tranne i piloti. I meccanici hanno lo stipendio, le grid girls hanno un compenso a weekend, il gommista ha lo stipendio… ed il pilota paga e non ha lo stipendio. Non è facile quindi ambire a fare il mondiale quando al mattino ti devi svegliare per fare i caffè al bar. Non basta più correre in moto (tolto Pirro). La soluzione si potrebbe trovare, però purtroppo è nato questo meccanismo in cui i team, nonostante abbiano gli sponsor, chiedono ugualmente la valigia perché i soldi non bastano mai. Io non dico che tutto debba essere dovuto a tutti quanti e che bisogna diventare ricchi, ma mi sembra giusto che se io porto uno sponsor mi venga riconosciuto un minimo stipendio a weekend. 

Alessandro Del Bianco, hai evidenziato sicuramente un tema caldo. Sembra che un certo limite di meritocrazia si sia perso sia nel mondiale che nell’italiano, premiando più valigia e follower…

Obiettivamente servono anche loro, ma davanti al cronometro non puoi mentire. Anche se hai la valigia non è detto che tu sia un pilota forte. Oggi le case motociclistiche scelgono di puntare e di pagare i piloti che hanno un canale Youtube o chi ha un certo numero di follower, e non è sbagliato. Se io fossi uno sponsor e dovessi scegliere se sponsorizzare me o Luca Salvadori, è scontato che andrei da Luca perché ha una visibilità diversa. Però questo non dovrebbe essere una discriminante per chi, come me, ci prova anche sui social, ma fa numeri diversi.

Se prima era il team con lo sponsor che pagava il pilota forte per correre, ora è il pilota con lo sponsor che pagano il team per gareggiare. È come se si fosse invertito il sistema. E tu come ti sei mosso?

Ultimamente con altri miei colleghi che corrono in altre categorie ci siamo confrontati e abbiamo provato a fare gruppo. Questo inverno ci siamo parlati e abbiamo detto “ci sono 3/4 team con cui parliamo tutti, se loro ci chiedono sopra una certa soglia noi dobbiamo essere forti e dire NO”. Se un team vuole correre con un pilota veloce è costretto a chiamarci e se noi tutti ci diamo un prezzo, poi sono loro che devono venire incontro a noi. Il discorso aveva senso, ma ci sono sempre 3/4 che rovinano i piani a tutti quanti, che alla fine riescono a trovare più soldi, team migliori e addio gruppo. E poi siamo costretti tutti ad andargli dietro. 

Tutto il resto dell’intervista di Alessandro Delbianco sulla puntata numero 272 di Motorbike Circus.

Benedetta Bincoletto

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