A due giorni dalla conclusione del Gran Premio di Italia, sesta prova del Motomondiale che si è svolta nello stupendo scenario del Mugello, proviamo a collocare un risultato sportivo che non ha eguali, almeno da quando la Ducati è entrata nel Motomondiale quindici anni fa, nel 2003. La vittoria di domenica da parte di Jorge Lorenzo non è tuttavia la prima della casa di Borgo Panigale in toscana.

All’esordio, era stato il grande Loris Capirossi a regalare il primo podio della stagione e in terra italiana, replicato nel 2006 sempre in sella alla sua Desmosedici. Per la prima e unica vittoria al Mugello (fino allo scorso anno) i tifosi della “Rossa” dovettero attendere il 2009 e Casey Stoner, con la Desmosedici a motore portante di Filippo Preziosi. Fu però una vittoria del pilota più che della moto. Esauritosi il vantaggio tecnico dato dal binomio Bridgestone-Ducati, è subentrata dal 2010 una crisi di risultati che ha visto la sua fine solo nel 2017, con la rinascita di Andrea Dovizioso e del pacchetto tecnico della casa bolognese.

Dallo scorso anno (ma possiamo allargare il ragionamento anche a buona parte del 2016) la Ducati è tornata ad occupare le posizioni che contano, segno che la direzione imboccata dell’ing. Dall’Igna ha portato a colmare il gap con le rivali giapponesi, fornendo a tutti i piloti (ufficiali e clienti) una moto guidabile e performante. Quest’anno, finalmente è arrivata la doppietta Ducati nella “pista di casa”, mai riuscita prima. E’ arrivata in un momento fondamentale, perchè allo zero in classifica di Marc Marquez è corrisposto un prezioso secondo posto di Andrea Dovizioso, intelligente e calcolatore nel cercare di portare a casa il miglior risultato possibile, senza rischiare troppo. E ne aveva ben donde, visto che davanti a lui è arrivato per la terza volta da quando sono compagni di squadra, quel Jorge Lorenzo che tutti avevano atteso inutilmente alla grande impresa.

Al netto dei due podi del 2017, a Barcellona e ad Aragon, il campione di Mallorca, non è mai riuscito ad esprimersi al massimo con la Ducati #99, tanto meno a vincere una sola gara delle 23 sin qui disputate con la casa bolognese. Una situazione che il talentuoso quanto polemico pilota spagnolo non ha mai digerito, soprattutto se si considera che dall’altro lato dei box, il proprio compagno si è giocato il mondiale fino all’ultima gara collezionando ben 7 vittorie nel 2017.  Resta da chiedersi se il risultato su questa pista, che il maiorchino ha sempre amato, non sia solo un acuto in un’altra stagione interlocutoria. Nel dopo gara, Jorge Lorenzo, ha identificato nel nuovo serbatoio (richiesto da mesi) la soluzione che gli permette, finalmente, di guidare come piace a lui. Non dimentichiamo, però, che in ogni occasione in cui è riuscito a fare meglio di Andrea Dovizioso, ha sempre dichiarato di avere trovato il bandolo della matassa, per poi ritornare nelle retrovie a litigare con il proprio mezzo.

L’augurio è che abbia ragione, ovviamente, dato che vedere due Ducati costantemente in lotta per la vittoria farebbe bene allo sport, troppo abituato al dualismo Honda-Yamaha o allo strapotere di un solo pilota. Ma alla fine questa vittoria non aiuta nessuno, dato che lo spagnolo è stato lapidario nel chiudere definitivamente la porta ad un possibile prolungamento del contratto, forte di un’ipotetica squadra cucita attorno a lui, con moto ufficiale Yamaha e uno sponsor munifico (Petronas), che rispetterebbe le sue richieste d’ingaggio da top-rider. Non da ultimo l’annuncio della separazione a fine stagione tra Dani Pedrosa e Honda. Le voci dicono che la casa dell’ala dorata starebbe pensando ad un dream team Lorenzo-Marquez, posto che il campione di Cervera, ha sempre detto di volere confrontarsi con un pilota forte. In questo scenario ritorna in corsa per un sedile che conta anche Andrea Iannone, appiedato da Suzuki e in cerca di una moto competitiva per la stagione 2019. 

Michele Bertolini

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