Nella puntata numero 177 di "Circus", andata in onda su Radio LiveGP lunedì 26 giugno, abbiamo avuto l'occasione di intervistare Luca Filippi, reduce dall'esperienza al Paul Ricard nel Blancpain GT, a bordo della vettura del team Lazarus. Il pilota piemontese ci ha rivelato anche cosa sta programmando per il suo futuro, senza tralasciare l'esperienza in Indycar, l'avventura in GP2 con il team Coloni e naturalmente lo scontro fra Sebastian Vettel e Lewis Hamilton avvenuto a Baku, domenica in Formula 1.

 

Prima esperienza per te con il team Lazarus, nella 1000 km del Blancpain GT al Paul Ricard. Raccontaci anche il tuo approccio alla nuova categoria.

Per me è stata una grande novità, perchè avevo già esperienza nel GT, ma in gare Sprint. Questa è stata la mia prima vera gara Endurance: 6 ore…alla fine passano in fretta, ma sono veramente lunghe. Perciò anche la gestione della macchina, delle gomme, dei pit-stop, delle strategie e delle Safety Car è molto importante. Non è stato facile, però è andato tutto molto bene. E’ stata una bellissima esperienza: il GT è un mondo interessantissimo, perchè ci sono tante case affacciate a questa realtà e ciò è un dato molto interessante. Il Blancpain è un bellissimo campionato, eravamo più di 60 equipaggi, quindi 180 piloti di altissimo livello ed 11 differenti costruttori, quindi…è stato bellissimo.

Com’è stato il tuo passaggio dalle monoposto alle ruote coperte? Richiedono uno stile di guida completamente diverso…

Nel mio caso non è stato un passaggio brusco, dall’oggi al domani, perchè io gravito nel mondo GT già dal 2011: ho fatto test di sviluppo e svolto alcune gare, nonché disputato il campionato GT Open 2012, che abbiamo vinto insieme a Andrea Montermini. Lo ha vinto lui…perchè io non ho corso tutto il campionato, ma l’ho alternato a qualche gara di Indy. Il GT già lo conoscevo, quindi. Per quanto mi riguarda, ho sempre cercato di prendere tutte le occasioni che capitavano, tentando di alternare le formule alle route coperte. A me il motorsport piace tutto, quindi mi diverto sempre, ma cerco di avere un’infarinatura ed essere preparato a 360 gradi: ho fatto delle gare con l’Ibiza Cup, in GT Open con l’Aston Martin, ho anche disputato il Megane Trophy nel 2005. Le vetture GT sono incredibili, sviluppatissime, hanno tanta potenza…ormai sono macchine da corsa in tutto e per tutto. Sono belle da guidare, non facili. La differenza principale con le formule è il peso. Sono vetture che hanno tanta inerzia, quindi quando devi frenare, devi portare velocità in curva; anzichè avere una monoposto reattiva, hai una vettura con una sua mole e un suo peso, però questo le rende divertenti da guidare.

A proposito della tua esperienza in Indycar: per te è un capitolo chiuso oppure ci sono degli sbocchi per il futuro?

Per me l’Indycar è stato un grande amore e rimane tale. E’ molto divertente da guidare come macchina, le gare sono spettacolari… il livello è alto, però le gare sono aperte a tutti i partecipanti: non sai cosa ti aspetta nel weekend di gara, potresti vincere come arrivare 15°, quindi questo l’ho sempre trovato molto bello per un campionato di alto livello. Se invece altrove la vettura fa gran parte del lavoro…in Indy c’è una buona percentuale di lavoro che deve svolgere il pilota. Per me l’esperienza non si è chiusa come avrei voluto e ad oggi guardo con più ottimismo al GT, perchè ci sono delle opportunità belle, concrete ed interessanti che sono già in via di sviluppo. Se non altro, dal punto di vista professionale mi sto orientando verso il GT, perchè penso ci possa essere un futuro più interessante. Il lato bello è che quando ti alzi al mattino devi sapere l’obbiettivo della giornata, quindi per me ora l’importante è avere un programma in GT a medio termine ed è una cosa che mi stimola. Il problema della Indycar è che ho sempre avuto dei programmi a breve termine: anche il programma del 2015, che era un pochino più organizzato, parlava di una stagione sola. Quindi ti ritrovi tutti gli anni a novembre a ripartire da zero ed è un po’ faticoso. Al momento la Indycar non la vedo come un’opportunità concreta, perchè nei 4 anni in cui vi ho gravitato non ha mostrato degli sbocchi a medio termine su cui avrei sperato.

Parlando della tua grande passione per il motorsport, come dimenticare il tuo ritorno a Monza nel 2012 in GP2 e la vittoria colta alla prima gara…segno della tua grande passione!

Si, è stato un grande ricordo, perchè mi ha chiamato Coloni, che nell’anno precedente mi aveva dato una grande opportunità ed insieme avevamo fatto grandi cose nel campionato, e da quando abbiamo iniziato a correre insieme abbiamo fatto più punti di tutti…anche di Romain Grosjean. Non avevo fatto tutto il campionato con Coloni, quindi il nostro “mini-campionato” l’abbiamo vinto, terminando secondi assoluti. Quando Coloni mi ha fatto questa proposta, non ho potuto voltargli le spalle e gli ho detto: “Vengo, però dobbiamo vincere!”, quindi avevamo davvero fame di vittoria, io avevo avuto un anno deludente, in quanto avevo grandi aspettative che non si erano concretizzate. Quindi tornare a Monza, una pista che amo…è stato un weekend molto importante ed emozionante. E’ stato un rilancio, infatti da lì in poi tante cose si sono sbloccate.

Non possiamo non parlare di quanto è accaduto a Baku. Dopo il contatto tra Vettel ed Hamilton, secondo te andava penalizzato anche l’inglese, per aver frenato in quel modo in regime di SC?

E’ una domanda giustissima, ma difficilissima. Non è stata una cosa unica, come l’episodio fra Schumacher e Montoya a Montecarlo, dove Montoya aveva frenato chiaramente, ma una cosa molto simile. Forse il motivo di Hamilton non è stato quello di scaldare i freni: a Montoya non fu fatto nulla e nulla è stato fatto ad Hamilton. Questa volta secondo me c’è una coerenza: secondo me è stata giusta la penalità inflitta a Sebastian Vettel ed è andata ancora bene, poichè in quei casi lì è meglio scontare la penalità subito e non dare tempo ai commissari di parlarne nel dopo-gara. Per quanto riguarda Hamilton è difficilissimo, perchè la telemetria dice che ha frenato, si vede che ha rallentato…è anche vero che è una consuetudine di Hamilton: chi è davanti cerca di fare l’elastico innervosendo quello dietro. Per il momento il regolamento è molto vago, in teoria Hamilton non doveva essere penalizzato, ci poteva stare… è stato bravo a portare Vettel all’errore, senza essere al di là del limite.

Ciò che mi ha fatto piacere della reazione di Hamilton, è stata la sua compostezza nei confronti di Vettel. Avrebbe potuto alzare di più la voce riguardo alla “sportellata” di Vettel nel dopo-gara, ma devo dire che è stato abbastanza misurato e anche cosciente di aver provocato l’avversario. Ci ha poi pensato il fato a pareggiare i conti…

Dopo la bandiera rossa, Hamilton ha adottato lo stesso atteggiamento anche al restart. A tal proposito, non ci si attendeva una reazione simile da Vettel, il quale è cascato nella trappola.

Vettel a Baku si aspettava di essere più veloce, quindi aveva la foga di tentare il sorpasso alla ripartenza per avere una chance per vincere. E’ stato un atteggiamento umano, non credo sia uno scorretto. E’ andato un po’ oltre il limite, ma sicuramente saprà riprendere il controllo.

Un tuo giudizio sul tracciato di Baku. E’ adatto alle attuali vetture di Formula 1?

Si, se non altro manca un pochino di carattere al circuito. Non è così colorito come ad esempio Singapore o Montecarlo… E’ vero che le strade di quella città non propongono alternative. E’ carino il passaggio dal castello con dei saliscendi… Se avessi guidato lì non sarebbe stato uno dei miei circuiti preferiti, però non lo critico. C’è qualcosa da ridisegnare per le ripartenze, perchè già lo scorso anno in GP2 si formarono degli elastici pericolosi. Si potrebbe pensare di anticipare di molto la ripartenza, per far sì che non ci sia questa situazione.

Giulia Scalerandi

 

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