Raikkonen 2: la vendetta. Si potrebbe intitolare così la vicenda di uno dei ritorni più clamorosi, e inaspettati, nella storia della Formula 1. Perchè se, fino ad un paio di mesi fa, pensare ad un ritorno di Iceman a Maranello era pura follia, la cosa ha preso piede, giorno dopo dopo, settimana dopo settimana, trasformandosi da semplice ipotesi ad una concreta trattativa, poi risoltasi con l’annuncio della nuova collaborazione. Tutti ricordiamo, infatti, come si risolse il rapporto tra Kimi e la Ferrari alla fine del 2009: dopo un’annata da dimenticare, alle prese con una delle Ferrari meno competitive degli ultimi anni e con un pilota quantomai svogliato, a Maranello si era deciso di voltare bruscamente pagina. Dando il benservito a colui che appena due anni prima si era laureato campione del mondo, per concretizzare il lungo corteggiamento a Fernando Alonso. E, visto che due galli nel pollaio erano considerati di troppo, la Ferrari decise anche di pagare per intero l’ultimo anno di contratto che Kimi aveva con Maranello. Un addio, dunque, non privo di polemiche, che fu accolto con soddisfazione da coloro che reputavano il finlandese un pilota poco incline al dialogo con i tecnici e al lavoro di sviluppo. Da allora, tante cose sono evidentemente cambiate. Dopo due anni nel Mondiale Rally (con diversi incidenti e poche soddisfazioni) l’uomo di ghiaccio aveva deciso che era il caso di rimettersi in gioco in Formula 1. Chi sostiene per soldi, chi per passione: la cosa certa è che adesso, a distanza di due anni, si può affermare che mai decisione fu più azzeccata. Ne ha guadagnato la Lotus, che ha potuto tornare ai vertici della categoria grazie soprattutto al finlandese; ne ha guadagnato il mondo della Formula 1, che ha ritrovato un campione che per troppo tempo era sembrato l’ombra di sè stesso; ne ha guadagnato soprattutto lui, Kimi Raikkonen, che ha saputo rilanciare le proprie quotazioni sul mercato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: non appena Webber ha annunciato la propria intenzione di dire basta con la Formula 1, Kimi è improvisamente diventato l’oggetto del desiderio di molti. Complice una situazione ingarbugliata in Lotus, incapace di soddisfare le garanzie tecniche, ma soprattutto le pretese economiche del finlandese, è stata la stessa Red Bull la prima a farsi seriamente avanti. Ma la trattativa, la cui conclusione positiva veniva ormai da molti data per scontata, non ha avuto l’effetto previsto. Vuoi per motivi economici, vuoi per un (fantomatico) veto di Vettel, vuoi per una (probabile) contesa politica interna al team anglo-austriaco. Ed a quel punto, a qualcuno è balenata in mente l’idea Ferrari. Alle prese con un Massa incapace di garantire quella continuità di risultati indispensabile per essere in lotta per il Titolo Costruttori, ed in cerca di un pilota veloce, capace ed affidabile, in grado di affrontare nel migliore dei modi l’incognita della rivoluzione tecnica prevista per il 2014, a Maranello l’ipotesi ha iniziato a farsi strada. La vera svolta però, molto probabilmente, è avvenuta a Budapest, con le dichiarazioni fuori luogo di Alonso sulla macchina e la conseguente tirata d’orecchie pubblica di Montezemolo allo spagnolo. In quel momento, forse, qualcosa è scattato negli ambienti della Rossa, qualcosa che ha portato a cambiare radicalmente impostazione a proposito della coppia di piloti da avere in squadra: dopo anni, difatti, la scelta di puntare su un solo pilota (con l’altro a fargli da scudiero) è stata completamente sovvertita. La Ferrari ha deciso di giocare a due punte, e questo non significa automaticamente che si tratti di un atto di mancata fiducia nei confronti di Alonso, tutt’altro: vuole semmai essere uno stimolo per lo spagnolo, che lo aiuti a dimostrare appieno il proprio valore (e ad essere un vero uomo-squadra) anche nei momenti difficili. Certo, l’opzione Hulkenberg c’è sempre stata, ed è rimasta in piedi come ipotesi alternativa fino alle ultime ore, qualora qualcosa fosse andato storto nella trattativa con Raikkonen; ma, alla fine, la Ferrari ha indiscutibilmente scelto il pilota libero più forte sulla piazza, andando così a costituire la coppia di piloti più competitiva dell’attuale Formula 1. Una roba che mancava dai tempi di Prost e Mansell, capace di mandare in tripudio il popolo rosso. Almeno per adesso, sono tutte rose e fiori (e ci mancherebbe altro…) ma occorrerà stare molto, ma molto attenti, per gestire al meglio una coppia potenzialmente esplosiva. In tutti i sensi…

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