IndyCar Alonso 500
Credit: profilo Twitter McLaren Indy

Sono passati cinque anni da maggio 2017, mese nel quale Fernando Alonso tentava per la prima volta la scalata verso Indy 500 e, di riflesso, il mondo IndyCar. In questa forbice temporale così effimera, sospesa tra il lontano ed il vicino, molti eventi hanno fatto sì che la tanta acqua passata sotto i ponti abbia allontanato l’asturiano dalla classica dell’Indiana.

GP2 engine

F1, anno 2015: Alonso, dopo l’esperienza con la Ferrari, rientra in McLaren, dove trova la PU Honda, anch’essa di rientro dopo un lungo periodo di assenza dalla F1. McLaren e Honda sognano in grande volando sulle ali di un passato vincente, i gloriosi Anni Novanta dove il binomio annichiliva la concorrenza. Sfortunatamente la storia non prenderà il corso preventivato e le McLaren – Honda occupano le posizioni meno nobili dello schieramento. Il pilota spagnolo non prende bene questa situazione e in quello che sembra un dejà vu, va a sbottare il famoso “GP2 Engine” riferito alla PU nipponica.

Il rapporto tra McLaren – Honda e Fernando Alonso negli anni regalerà tanti panni sporchi lavati in pubblico e un buon numero di frecciate velenose. Nel 2017 lo spagnolo ottiene il via libera per partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis, saltando il Gran Premio a Montecarlo. Cinicamente parlando, la decisione suona come una tacita ammissione da ambo le parti sulla poca competitività della monoposto in F1 anche per il 2017. Indy 500 rappresenta così una maniera per rilanciare il trio McLaren – Honda – Alonso e il modo per rilassare i rapporti con lo spagnolo. Non solo: offre un’opportunità alla McLaren di fare capolino nell’IndyCar.

Motivazioni ed altro

Il Fernando di cinque anni fa motiva così la sua decisione: “Se voglio essere il miglior pilota del mondo ho due opzioni. O vinco otto mondiali, uno più di Michael, ed è improbabile, o vinco in serie diverse, nelle gare più importanti al mondo ed essere un pilota che riesce a competere in serie diverse su macchine diverse.” Tecnicamente parlando, l’asturiano può pensare in grande, visto che affronterà Indianapolis con Andretti Autosport, scuderia al top nell’IndyCar.

La scuderia americana, che l’anno prima aveva vinto a Indy 500 con l’esordiente Alexander Rossi, andrà ad allestire una quinta monoposto, con McLaren a mettere la faccia nel nome della compagine. La gara sul catino, tra l’altro un super-speedway, nasconde un numero elevato di insidie, soprattutto per un pilota che non ha mai assaggiato un ovale. Andretti Autosport mette a disposizione di Fernando un team preparato ed esperto, con la disponibilità di Mario Andretti nell’impartire consigli.

Indy 500, anno 2017

Indy 500, all’epoca ancora in un periodo da nobile decaduta, intravvede in Alonso un traino globale da sfruttare. A conti fatti possono guadagnare tutti da questo evento, anche l’IndyCar. Per questo arriva la decisione di trasmettere liberamente in streaming tutta la sessione di prove con il suo debutto in pista.

Alonso completa e passa il Rookie Orientation Program (ROP) il 3 Maggio, consolidando velocità via via più elevate. La Top-3 del ROP e del Refresher Test vede svettare lo spagnolo con una velocità di 221.634 mph, davanti a Servià (220.759 mph) e Jones (219.288 mph). In qualifica Fernando occuperà la quinta posizione (migliore tra i rookie).

L’interesse va alle stelle, perché l’asturiano ha tutto per ben figurare in gara e portare a casa qualcosa di importante. Basterà trovarsi nelle posizioni “giuste” negli ultimi quindici giri, dopodiché Andretti Autosport ha la struttura per guidarlo nelle fasi decisive. Fernando guida secondo quanto appreso durante le prove, tenendosi lontano dai guai e rimanendo cautamente nel gruppo di testa durante i primi tre quarti di gara. Lo spagnolo condurrà la 500 Miglia di Indinapolis per quattro volte (in totale ventiquattro giri), ma a ventuno giri dal termine (quando occupa la settima posizione), in una specie di contrappasso dantesco, il motore Honda rende l’anima. Fernando rimane a piedi: applausi e sipario che cala.

Il dopo

Il mondo USA scopre l’asturiano, che diventa l’oggetto di un desiderio folle per un campionato IndyCar in via di ristrutturazione. Lo spagnolo, tuttavia, deciderà di ritirarsi dalla F1 e correre nel WEC. Alonso riproverà la fortuna a Indianapolis nel 2019 e nel 2020, ma l’incantesimo della prima partecipazione pare inesorabilmente spezzato. Nel 2021 Fernando torna in F1 e non c’è posto per un programma che abbia nel mirino la classica dell’Indiana.

Recentemente Fernando ha dichiarato: “Devo dire che ora [Indy 500, NdR] rappresenta di meno un obiettivo. Gli ultimi due tentativi con Aeroscreen mi hanno fatto sentire l’auto un po’ diversa. Parlando con alcuni dei colleghi lì, sicuramente le macchine sono più difficili da guidare e più difficili nelle fasi di scia. Quindi è meno divertente. E c’è il fattore pericolo. Nella Indy 500, ci sono un paio di grossi incidenti ogni anno. Ora sono completamente concentrato in F1. E quando smetterò la F1, non so se sarò tentato di riprovare.”

Nel 2022 la visione dello spagnolo va in netta controtendenza rispetto a quella del 2017. Le sue parole lasciano un retrogusto amaro, non tanto per l’intenzione di non correre, quanto per il significato nascosto tra le righe. In mancanza di F1 vado a correre dove sono ragionevolmente sicuro di vincere, sembra dire Fernando. In una visione opportunistica delle cose, questo tipo di pensiero funziona alla grande. D’altra parte, però, rimane un vero peccato, perché se c’è una corsa che può premiare un outsider, “outside of everything” come cantavano i Ramones, è proprio la 500 Miglia di Indianapolis.

Luca Colombo

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