Il rapporto della Formula 1 con gli Stati Uniti d'America è paragonabile alla trama di una soap-opera con repentini alti e bassi, giorni d’amore e giorni d’odio: questa complicatissima relazione è dovuta ad un concetto di competizione automobilistica non esattamente sovrapponibile a quello della controparte europea. Con tutta probabilità siamo davanti a uno degli effetti della diversità culturale tra America ed Europa, chiara sin dal primo momento in cui si mette piede nella "land of the free and home of the brave".

E’ passata circa una settimana dall’annuncio della riconferma di Jenson Button in Mclaren. Una conferma che, almeno per quanto mi riguarda, mi ha colto di sorpresa. Forse perchè credevo nel debutto del talentuoso Vandoorne, visti i risultati ottenuti in GP2. Forse perchè la voglia di rivivere il fascino della sfida interna in Mclaren come nel 2007 tra Alonso ed Hamilton, con Stoffel nelle vesti di Lewis, mi intrigava non poco. Forse perchè pensavo che Jenson, dopo 6 stagioni di McLaren, avesse fatto il suo tempo. Forse. Invece, alla fine Honda ha scelto (un po’ ricalcando la scelta fatta da Ferrari con Raikkonen) di puntare sull’usato sicuro, optando per la conferma del britannico.

Ma il fatto che Button potrà cosi festeggiare i suoi 300 GP in F.1 nel 2016 può lasciar pensare che Honda abbia fatto una precisa scelta, anche giustificabile e comprensibile vista la crisi tecnica: quella di puntare sull’esperienza di Jenson, per buona pace del vecchio Ron Dennis, favorevole al debutto di Vandoorne in F.1. Tutto ciò è però passato in secondo piano, visto che in tutto questo bailamme a salire in cattedra sono state le voci riguardanti il futuro di Fernando Alonso.

Ad alimentare giocoforza le illazioni ci ha pensato il “celebre” team radio di Suzuka, le dichiarazioni sul futuro del bi-campione del mondo da parte di Briatore e, non ultimo, il prossimo rientro in F.1 del team dove lo spagnolo ha vinto i due titoli (Renault). Forse qualcuno ha però tralasciato di sottolineare il fatto che Alonso abbia un contratto di 3 stagioni e che, quindi, ulteriori conferme da parte del team non erano necessarie; ci si e’ dimenticati che Honda ha fatto di tutto per avere lo spagnolo (vedi stipendio “monstre”), e che la clausola sui risultati è a favore del pilota. Ergo: eventuali scelte future saranno solo figlie della volontà del pilota.

Alla luce di tutto ciò, il ragionamEnzo che nasce e’ il seguente: succeda quel che succeda, ciò che risulta più evidente è che per Alonso vale il detto: “Nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli”. Per il futuro, però, mi auguro che sia solo la pista a far parlare di lui.

@EnzoMutina

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