Prima parte del nostro viaggio alla scoperta dei circuiti storici del Motomondiale, ovvero quei tracciati che hanno segnato un'epoca e che poi sono stati dismessi in favore di altri più moderni e funzionali al motociclismo attuale. Quando si parla di Motomondiale è facile fare i nomi di Assen, Misano, Mugello, Le Mans, Phillip Island e Valencia, ma quanti circuiti sono stati utilizzati prima di questi e perché sono entrati nella leggenda di questo sport? Scopriamolo insieme in questo nostro viaggio alla riscoperta di realtà anche vicine al nostro Paese.

Ha inizio una nuova rubrica su LiveGP.it: ogni settimana, infatti, vi parleremo dei piloti che hanno fatto la storia del motociclismo, campioni indimenticabili le cui gesta ancora oggi vengono puntualmente ricordate. Impossibile non iniziare col raccontarvi la carriera del pilota più vincente della storia: Giacomo Agostini, uno dei più conosciuti ed amati al mondo, il quale continua tutt’ora a frequentare le piste e le trasmissioni del settore, a dimostrazione della sua costante passione per le due ruote.

Giacomo Agostini nasce a Brescia il 16 giugno 1942. Fin da ragazzino si appassiona alle due ruote, ma deve accontentarsi di qualche corsa clandestina tra amici sull’Aquilotto di famiglia e ciò non fa altro che aumentare il suo desiderio di cimentarsi nelle competizioni agonistiche. Nella sua storia, però, entra curiosamente in gioco anche la fortuna, visto che quando Agostini chiede al padre il permesso di correre, quest’ultimo si rivolge al notaio di famiglia, che fornisce il proprio assenso dopo aver equivocato tra motociclismo e ciclismo, pensando così di vedere il ragazzo impegnato in uno sport convenzionale.

A 18 anni acquista la 175 Settebello a rate: una moto ottima per l’epoca, utile per le sue aspirazioni da pilota, che riesce a raggiungere comodamente i 160 km/h; è con questa che Agostini l’anno successivo prende parte alla sua prima corsa in salita, la Trento-Bondone, che lo vede giungere al traguardo in seconda posizione.

Da quel giorno, fino al 1963, il pilota continua con le gare in salita, unendo a questa attività anche delle gare in circuito: ed è proprio qui che Giacomo viene notato dalla Morini, che decide di affidargli una moto ufficiale.

Con la Morini 175 ufficiale, nel 1963 vince il campionato italiano velocità montagna e il campionato italiano velocità Juniores, conquistando tutte le tappe. Nello stesso anno, passa dalla 175 alla Morini 250 bialbero e partecipa al Gran Premio Nazioni di Monza con Tarquinio Provini: nonostante non riesca a finire la gara a causa di un problema meccanico, dimostra tutto il suo talento e la sua voglia di vincere.

La carriera di Agostini entra nel vivo nel 1965, quando passa dalla Morini alla MV Augusta con Mike Hailwood come compagno: sono anni di corse con poca sicurezza e molti rischi, parecchio diverse dalle gare attuali, anche se non è diverso il coraggio col quale i piloti affrontano le sfide, dando vita a gare mozzafiato.

Il debutto di Agostini nel Mondiale è un successo, anche se quell’anno non si aggiudica il titolo 500 (che finisce nelle mani del compagno di squadra) e nemmeno quello 350, a causa di un guasto tecnico occorsogli all’ultima gara; all’epoca, infatti, i piloti potevano prendere parte a più campionati allo stesso momento, avendo così la possibilità di aggiudicarsi più titoli nella stessa stagione.

Nel 1966 conquista il titolo 500 e questo trionfo rappresenta l’apertura del periodo d’oro di Agostini, che in 9 anni conquista 15 titoli mondiali (7 in 350 e 8 in 500) anche grazie a doppiette storiche realizzate nelle due categorie, tutte a bordo della MV Agusta.

Si tratta comunque di anni duri, soprattutto a causa delle morti dei piloti in pista, che segnano profondamente addetti ai lavori e appassionati: su tutti, il drammatico l’incidente che costa la vita a Pasolini e Saarinen a Monza nel 1973. L’aspetto sicurezza convince anche lo stesso Agostini a non prendere più parte alla prova più celebre e pericolosa del Mondiale, ovvero il Tourist Trophy sull’Isola di Man, da lui disputato 16 volte con la MV Augusta collezionando 10 vittorie.

Nel 1974, al culmine di una serie di attriti con MV Agusta, Agostini decide di passare alla Yamaha, che l’anno precedente aveva presentato la nuova quattro cilindri. Il cambiamento non delude i tifosi, con “Ago” che conquista la vittoria nella 200 miglia di Daytona (unico pilota italiano ad averla vinta) e nella 200 miglia di Imola; nello stesso anno, inoltre, porta a casa anche il titolo 350, mentre arriva terzo in 500. Il 15esimo titolo del campione arriva quindi nel 1975 all’età di 33 anni, al termine di 10 gare difficili e combattute nella classe 500.

Agostini e la Yamaha non riescono però a trovare un accordo per proseguire la collaborazione, ed il bresciano ritorna l’anno seguente in sella alla MV Agusta, assumendo anche la gestione del reparto corse- L’esperienza però non si rivela fortunata ed il campionissimo, al termine della stagione 1977, decide di ritirarsi dopo aver vinto e avuto tanto, nonostante l’amore e la passione per lo sport ancora intatte. Al punto da deidcarsi per un breve periodo anche all’automobilismo, giungendo al punto di partecipare alla Race of Champions (gara non valida per il Mondiale di Formula 1) al volante di una Williams.

Giacomo Agostini, oltre che per le sue imprese in pista, è stato amato anche per ciò che ha rappresentato al di fuori: il bel pilota che riempiva le riviste rosa con i suoi flirt con modelle e attrici, egli è stato uno dei primi sportivi a divenire testimonial e volto di campagne pubblicitarie e film.

Lasciate le gare non ha abbandonato il mondo delle moto: ancora oggi prende parte a molti eventi della Yamaha, con la quale mantiene un ottimo rapporto, e il suo autorevole parere viene chiamato in causa su tutti gli argomenti scottanti che riguardano il paddock e le gare odierne. Di Agostini ce n’é soltanto uno.

Alice Lettieri

 

{jcomments on}

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.