All'Hungaroring, sotto una pioggia battente nel Q3, a spuntarla è il solito Lewis Hamilton, alla sua sesta pole position su questo circuito. Partirà al palo con a fianco il compagno di squadra Valtteri Bottas, per una fila tutta Mercedes, davanti alle due Ferrari e, in terza fila, una inedita coppia di piloti: Carlos Sainz su Renault e Pierre Gasly su Toro Rosso. Alla vigilia delle qualifiche, le Ferrari erano date come favorite, per la superiorità dimostrata sia sul passo gara che sul giro secco sull'asciutto, ma questa volta, il meteo ha voluto rimescolare le carte.

Se, però, le Ferrari non possono dirsi soddisfatte del risultato, per le due RedBull che, a inizio sessione si dicevano speranzose nella pioggia per poter ribaltare una situazione del tutto inaspettata, è andata ancora peggio: Daniel Ricciardo è rimasto eslcuso dal Q2 e partirà dodicesimo, mentre Max Verstappen, non ha saputo fare meglio di un settimo posto.

Ma facciamo un passo indietro, per tornare al venerdì e alle dichiarazioni del team anglo-austriaco. Si diceva che il circuito ungherese, rappresentava un’ultima chance per il team, di rientrare nella lotta mondiale. Daniel Ricciardo, seppur dotato del motore già utilizzato a Montecarlo, aveva dichiarato di poter guidare tutte le sessioni e arrivare alla vittoria domenica, in gara. Ed effettivamente, la conformazione del circuito di Budapest, faceva pensare che le performance viste a Montecarlo, avrebbero dovuto garantire una competitività del tutto diversa da quella messa in pista dai due alfieri RedBull. Inaspettatamente, però, il passo delle vetture di Milton Keynes da subito è sembrato nettamente inferiore a quello delle Ferrari e di poco inferiore a quelle delle Mercedes, con Max Verstappen, mentre per Daniel Ricciardo è notte fonda. La vettura che aveva permesso all’olandese di aggiudicarsi il Gran premio di casa in Austria (anche grazie ad alcune sbavature del team di Maranello e al totale disastro Mercedes – con entrambe le vetture ritirate per noie meccaniche), da tre gare a questa parte, è completamente sparita. Considerati i GP di Inghilterra e Germania che agevolavano i team motorizzati Mercedes e Ferrari, quello di Ungheria si è rivelato una doccia fredda per il team RedBull che, come già detto, era arrivato a Budapest, convinto di giocarsi la vittoria.

Daniel Ricciardo, che dovrebbe montare una PU “zoppa” di una decina di cavalli rispetto al compagno, le ha provate tutte in qualifica. L’australiano, ha avuto difficoltà a portare in temperatura gli pneumatici, non riuscendo a sfruttare le ultrasoft per il giro da qualifica, e tentando inutilmente di entrare in Q3 con le soft, in un circuito che andava va via via asciugandosi, dopo un primo scroscio di pioggia.

Max Verstappen, dal canto suo, ha dimostrato di gestire meglio la vettura in tutte le sessioni di prove libere, accedendo comodamente al Q3. Il fatto che l’ultima sessione si sia disputata sotto la pioggia battente, però, si è rivelato un problema per l’asso olandese, piuttosto che un vantaggio. Risultato? Un deludente settimo tempo, denunciando la totale instabilità della vettura sul bagnato. Domani, in gara, è previsto sole e alte temperature che dovrebbero favorire le “Rosse” di Maranello, mentre per il team capitanato da Chris Horner, si configura una gara in salita. Se il simpatico Daniel Ricciardo, dovesse guardare alle statistiche, potrebbe consolarsi con il risultato del 1989, quando Nigel Mansell, su Ferrari, partendo dodicesimo, si aggiudicò il Gran Premio di Ungheria, con un sorpasso strepitoso ai danni Ayrton Senna che era stato a sua volta ostacolato da Stefan Johansson.

Ma, stando a quanto abbiamo visto fino a qui, le RedBull, non sembrano aver messo le ali.

Michele Bertolini

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