Quello del motorsport è sicuramente un mondo entusiasmante, ma che più di ogni altro sport comporta grandi investimenti. La passione è però il motore trainante di tante piccole realtà, che con impegno e sacrifici riescono ad affermarsi nel difficile panorama delle corse. E’ questo il caso di Technorace, piccolo team irpino che quest’anno ha preso parte al campionato Formula Regional, conclusosi a Monza poco più di una settimana fa. Abbiamo intervistato il team manager Alessandro Perullo, che partito dal nulla è riuscito a trasformare la sua passione per le corse in lavoro.




Come e quando nasce Technorace?

Technorace nasce nel 2012 per darmi la possibilità di iniziare la carriera di pilota in Formula ACI-CSAI Abarth, categoria che all’epoca poteva essere paragonata all’attuale Formula 4… ma comunque avevamo già esperienza nelle categorie turismo. Devo ringraziare la mia famiglia e mio zio Antonio Romano per avermi dato questa possibilità.

Deve essere stata una bella sfida creare un team nel nostro territorio, in cui il motorsport è quasi sconosciuto…

Noi siamo uno sperduto avamposto del motorsport italiano, non ci sono strutture, rivenditori, magazzini di ricambi ecc. Abbiamo un handicap di 500 km rispetto agli altri team. Ma la passione e la voglia di fare è tanta e non pesa nulla.

Sappiamo che hai anche un trascorso da pilota, vantando anche risultati di rilievo a livello nazionale…

La mia esperienza parte in Formula ACI-CSAI Abarth nel 2013 e 2014 con buoni risultati, ma la categoria che più mi ha formato è la formula Renault 2.0. Partecipare ad un campionato che conta in media 27 auto con livelli esasperati (18 piloti in 1 secondo) e piloti come Norris, Aitken, il povero Hubert, Hughes, Daruvala, Shwartzman ti forma parecchio e poi spesso abbiamo occupato la top 10, che per un team privato che si scontra con junior team della F1 e con piloti con possibilità economiche ben diverse è tanto.

Gli ultimi due anni li ho trascorsi in Lamborghini nei campionati GT, auto molto complesse per gestione auto e gara. Ma complessivamente il livello è più accessibile e comunque devo ringraziare la Lamborghini per la possibilità che mi ha dato.

Ora invece sei alla guida del team, come selezionate i vostri piloti e quali sono le difficoltà di gestione della squadra?

La questione piloti è molto delicata, dipende dal budget che ogni pilota riesce a portare (tra sponsor e aiuti). Resta comunque uno sport per pochi e per chi ha la possibilità economica, poi i risultati arrivano investendo il più possibile in test e prove.

Oltre alle competizioni vi occupate anche di altro, raccontaci…

Oltre alle gare e alla competizione pura, ci occupiamo anche di corsi di guida sportiva e sicura con una BMW M2. Avendo conseguito la licenza di istruttore ACI Sport, siamo una delle poche realtà in Italia riconosciuta da ACI e ACI Sport. È una bella iniziativa, poi utilizziamo un ottimo impianto che è l’autodromo Gianni De Luca ad Airola, molto curato e tecnico… lo usiamo spesso anche per “svezzare “ i giovani piloti che dal kart passano alla Formula 4.

Per concludere: archiviata questa stagione, quali sono i programmi per il 2020?

Il prossimo sarà un anno importante, probabilmente avremo 2 o 3 auto impegnate in Formula 4 e Formula Regional, quindi stiamo lavorando per dare il nostro meglio.

Carlo Luciani

Carlo Luciani, nato a Salerno l’8 luglio 1996. Vivo a Teora, in Irpinia, terra non propriamente nota per i motori. Nonostante ciò, fin da piccolo sono rimasto profondamente affascinato dal mondo del Motorsport, al quale mi sono avvicinato vedendo vincere Michael Schumacher sulla Ferrari. Alla passione per i motori ho unito quella per la scrittura, e ad oggi sono Giornalista pubblicista e laureando in Ingegneria meccanica presso l’Università Federico II di Napoli. Nel 2020, insieme al collega e amico Michele Montesano, ho pubblicato il primo libro marchiato LiveGP.it “Veloci più del tempo: i protagonisti italiani del Motorsport dagli albori agli anni ‘70”.

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