Nick Cassidy in azione a Monaco
Nick Cassidy in azione a Monaco

Si riaccendono i riflettori sulla Formula E, e lo facciamo con uno special sull’Envision Virgin Racing Team, una delle squadre storiche della serie.

Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Quelle di una prima volta, di una novità che ormai novità non è più. Sette stagioni e quasi un centinaio di gare dopo la serie elettrica cresce e si espande. Coinvolge il pubblico, allarga il calendario, alza il livello della competizione. E guarda al futuro promuovendo i temi della sostenibilità e della mobilità elettrica, centrali non solo nel dibattito pubblico, ma anche per il futuro dell’industria automobilistica. Ne abbiamo parlato con il team Envision Virgin Racing, con una visita esclusiva nel loro garage durante l’e-prix di Montecarlo arricchito da una chiacchierata in bilico tra passione sportiva e futuro legato a un business sostenibile.

Guidare la transizione

Questo racconta la storia della Formula E, questo ci racconta il progetto del team Virgin Envision. La trasformazione del mondo automotive è già partita e non si fermerà. La svolta green dell’elettrico passa -anche- dall’innovazione che queste vetture portano in pista anno dopo anno. Lo testimonia il lavoro portato avanti sulle macchine per la ricerca della prestazione. Il livello di tecnologia sviluppato qui è però per lo più ‘virtuale’, quasi impalpabile rispetto a quel che si vede nelle altre gare del motorsport. Le macchine sono uguali per tutti, così come le batterie, le gomme e le altre componenti principali. Setup e messa a punto sono una piccola parte del lavoro del team, il grosso è quello che non si vede. Lo sviluppo dei sistemi elettronici e della gestione delle batterie, presente anche in Formula 1 certo, qui è tutto. Un corretta erogazione della potenza nel corso della gara può fare la differenza tra la una vittoria o un ritiro.

Dalla pista alla strada, distanza minima

Il tema dell’efficienza, centrale in tutte le corse, viene portato in strada per davvero. E qui la distanza tra lo sviluppo per la pista e lo sviluppo nella tecnologia da strada è veramente minimo. Le gomme stradali durano tutto il weekend di gara, e le batterie ad alta efficienza sono parenti strette di quelle utilizzate nelle vetture elettriche in vendita per il pubblico. Gli ingegneri ci raccontano che la ricarica attualmente richiede più di tre ore, ma la prossima generazione di vetture (la Gen3) in pista l’anno prossimo, permetterà di scendere a 15 minuti o poco più. Insomma, lo stesso percorso di crescita e sviluppo che vediamo nelle auto stradali. Ecco perché per i produttori più grossi la presenza in Formula E, oltre che per i costi di partecipazione contenuti, costituisce il migliore banco di prova per tecnologie e innovazioni.

Marketing? Sì, ma a modo nostro

“Il DNA della Formula E è nei circuiti stradali”. Ce lo dice chiaro e tondo Robin Frijns, pilota olandese della squadra e leader del campionato dopo il weekend quasi perfetto a Montecarlo terminato con il secondo posto in gara. “Lo spirito della serie è portare queste gare, silenziose e spettacolari, nel cuore delle città. Ne abbiamo visitate tante da Londra a Miami da New York a Roma a Berlino e tante altre vogliono unirsi al calendario. E’ una vetrina splendida sia per lo sport che per l’innovazione” prosegue Frijns. Il modello di business nasce infatti per portare le gare vicino al pubblico con un’operazione di marketing spettacolare. Tutto concentrato in una sola giornata, e a due passi da casa. Non ha impressionato la prima uscita su un tracciato ‘vero’ come quello di Valencia, ideato per un prodotto diverso. E nel calendario futuro del campionato ci sono tante città in lista d’attesa. Da Montreal a Città del Capo fino a una possibile tappa australiana, ed anche la città di Torino ha espresso la propria disponibilità per un evento in uno dei parchi della città. Prodotto che funziona, grandi marchi, vicinanza al pubblico. Il mix è perfetto.

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La sostenibilità: sfida e opportunità

Il tema della sostenibilità, centrale per la promozione di tutto il campionato, permette però di coinvolgere nel caso del team Virgin Envision, partner legati alla tecnologia sostenibile. E’ così per la Virgin di Sir Richard Branson, il quale pur promuovendo il turismo spaziale si occupa molto più spesso del problema legato al cambiamento climatico e all’innalzamento del livello dei mari. Appassionato di corse e sport estremi in generale, lo si è visto più volte anche nei box a seguire le gare. Partner fondamentale è anche il gruppo Envision, azienda cinese del green tech, votata allo sviluppo di soluzioni innovative e sostenibili a 360 gradi. L’impegno del team e di tutti i partner è infatti reale, testimoniato dall’invito alla conferenza Cop 26 delle Nazioni Unite che si terrà a fine anno per affrontare il problema climatico con forza e in maniera condivisa con i paesi più avanzati del mondo. 

Un universo dunque, la Formula E, in cui la sfida sportiva e quella ambientale per il futuro di questo mondo si intrecciano, cercando di arrivare a una vittoria comune. 

Stefano de Nicolò

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