Dal 4 Maggio la Fase 2: ma fino a quando gli autodromi dovranno rimanere chiusi?

Mentre l’attenzione di massa va focalizzandosi sulle tappe della possibile ripartenza di campionati mondiali quali Formula 1 e MotoGP, nel nostro Paese esiste un’ampia realtà ancora in attesa di conoscere il proprio destino. La cosiddetta “Fase 2”, ufficialmente lanciata nelle scorse ore dal premier Giuseppe Conte, non ha per il momento dipanato i dubbi che riguardano la ripresa delle attività agonistiche in Italia nell’ambito del Motorsport. Vediamo quali potrebbero essere i possibili scenari per un settore che coinvolge migliaia di persone tra autodromi, piloti, team e addetti ai lavori.

MOTORI SPENTI

Chi si attendeva di poter ricevere il semaforo verde, almeno per ora, è rimasto deluso. Il nuovo Dcpm, emanato nella serata di ieri e contenente le norme per il contenimento del contagio da Covid-19, non ha chiarito i dubbi di tutti coloro che avrebbero voluto ricevere indicazioni relative alla ripresa degli sport motoristici in Italia. In esso, infatti, compare soltanto un riferimento alla possibilità, per atleti praticanti discipline sportive individuali, di riprendere dal 4 Maggio gli allenamenti, in vista della loro partecipazione a “manifestazioni nazionali ed internazionali o ai giochi olimpici”. Questi ultimi, tra l’altro, già da diverse settimane rinviati al 2021.

Spetterà adesso al Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, lavorare in stretta sinergia con le singole federazioni e dare attuazione alle indicazioni emanate a livello governativo. Anche per far fronte alle legittime richieste che il mercato del lavoro legato al mondo dello sport invoca a gran voce. Come prevedibile, molto ruota intorno al calcio. Gli allenamenti collettivi delle squadre saranno consentiti solo a partire dal 18 Maggio, con il campionato che a quel punto potrebbe riprendere non prima dell’inizio di Giugno.

Facile ipotizzare che, senza il via libera allo sport più popolare (e remunerativo) del nostro Paese, poco o nulla potrà muoversi nel resto del panorama agonistico. Scenario per certi versi paradossale, visto che automobilismo e motociclismo costituiscono attività che presentano un rischio di contagio inferiore rispetto al calcio. Anche secondo i parametri del protocollo sanitario attualmente in fase di elaborazione.

RIPARTIRE IN SICUREZZA

Già, perché per ripartire occorreranno linee guida ben precise, insieme a standard di sicurezza assai definiti. Con procedure volte a minimizzare la presenza di personale all’interno dell’autodromo, a mantenere le distanze tra gli operatori, a rendere obbligatorio l’uso di mascherine protettive, a digitalizzare tutto ciò che sarà possibile. Sarà inoltre indispensabile procedere con la sanificazione dei locali, delle aree comuni e dei box. Diversi autodromi si sono già mossi in tale direzione, nell’intento di premere sull’acceleratore e non farsi cogliere impreparati.

Il motorsport italiano merita attenzione e rispetto. Non si tratta, come qualcuno vorrebbe far credere, di un semplice “passatempo” della Domenica, bensì di un’attività che costituisce uno dei fiori all’occhiello del nostro movimento sportivo. Capace di coinvolgere migliaia di persone, di dare vita ad un giro d’affari considerevole e di mantenere centinaia di famiglie. Anche perché più le risposte tarderanno ad arrivare e maggiori saranno le conseguenze.

Il tempo non ammette tentennamenti: l’estate si avvicina e la stagione deve essere riprogrammata. Con gli opportuni interventi a livello legislativo (ad esempio, incentivi a livello fiscale), con tutti i sacrifici e le rinunce del caso, ma con chiarezza. Ripartendo in sicurezza, ma facendolo appena possibile. Altrimenti i danni potrebbero rivelarsi fatali.

Marco Privitera

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