Nella sua seconda giornata di test al volante della Williams, Sergey Sirotkin chiude questa prima sessione sul circuito di Barcellona all'ultimo posto della classifica con tempi molto alti, ma figli di un buon numero di giri inanellati in mattinata con pista molto umida e basse temperature. 47 le tornate percorse complessivamente dal giovane pilota russo, chiamato a doversi adattare in un contesto non facile alle caratteristiche della nuova FW41.

 

Raccogliere dati, misurare le proprie sensazioni con la macchina e tarare di conseguenza aspettative ed obiettivi per la nuova stagione. Questo è ciò su cui si lavora principalmente durante i test invernali – quest’anno peraltro realmente tali, visto il meteo poco clemente di questi primi quattro giorni – che precedono il debutto del nuovo campionato; è ciò che fanno i big, tanto più quello che deve fare un debuttante come Sergey Sirotkin, l’uomo ‘nuovo’ che un po’ a sorpresa ha scalzato Robert Kubica dal sedile della Williams, garantendosi un posto da titolare. Sostenuto da importanti risorse finanziarie (certo non più una novità nella Formula 1 contemporanea) il pilota russo ha saputo costruirsi un percorso del tutto rispettabile, fatto di crescita nelle categorie propedeutiche e una solida esperienza acquisita lo scorso anno come test driver per la Renault. Un lato poco conosciuto di lui rivela inoltre una passione per lo studio ed una laurea in ingegneria, elemento questo che ha reso le sue dichiarazioni quantomai interessanti.    

Le prime impressioni di questi primi km. Nel complesso oggi è stata una buona giornata, anche se questa prima sessione non è stata certo ideale tanto per noi quanto per tutti gli altri team. Penso di aver fatto un buon lavoro cercando di raccogliere quanti più dati possibile e le sensazioni di cui ho bisogno per conoscere la macchina. E’ stato un lavoro nel complesso positivo e interessante, anche se le condizioni soprattutto in mattinata non erano certo quelle migliori.  

Da test driver a pilota titolare. Non ci sono grosse differenze. Immagino vi aspettiate una risposta più interessante, ma di fatto è così. Essere test driver è comunque un ruolo molto impegnativo, sei al 100% parte della squadra e c’è comunque molta preparazione, quindi quando diventi il pilota titolare affronti più o meno le stesse procedure, gli stessi approcci, lo stesso lavoro con il simulatore. Certo, sei orgoglioso di vedere il tuo nome sulla macchina, e naturalmente la pressione è decisamente maggiore. 

Gli studi e la laurea in ingegneria. Mi sono laureato in race car engineering all’università di Mosca; è sempre stato un ambito di studio che mi ha interessato sin da bambino e che ho portato avanti di pari passo con la carriera di pilota e la mia avventura nel mondo delle corse. La passione per la pista è sempre stata la mia priorità naturalmente, ma ho cercato di portare avanti gli studi non appena potevo: per esempio ho studiato per l’ultimo esame sull’aereo di ritorno dal Canada l’anno scorso. Ma credo comunque che sia tempo ben speso, perché lo studio mi ha aiutato molto anche con la carriera da pilota, a capire su quali dettagli lavorare: per esempio, come preparare al meglio un weekend di gara e come interpretare l’evoluzione e lo sviluppo del lavoro nel corso dello stesso fine settimana. Tra 15 anni magari quando la mia carriera di pilota sarà finita, sicuramente il fatto di avere una laurea in ingegneria potrà aiutarmi a rimanere a lavorare in questo mondo, visto il mio amore per le macchine e per le corse”. 

Il momento giusto per il debutto? Non ci ho mai pensato più di tanto, ma è normale che passare più tempo possibile in macchina e accumulare esperienza è il modo migliore per crescere come professionista. Credo comunque di essere pronto in questo momento, il mio percorso è stato un crescendo attraverso tutte le categorie di preparazione; il momento forse più difficile è stato lo scorso anno, dato che non ero impegnato effettivamente in un campionato, ma ho solo lavorato per la Renault. E’ stato comunque un grosso lavoro, certo quando percepisci che la direzione in cui stai andando non è quella che vorresti non è il massimo, e guidare poco non piace a nessuno. Ho comunque imparato moltissimo anche da questa esperienza e ringrazio comunque tutto il mio team per avermi aiutato ad arrivare qui. La chiave è rimanere sempre positivo e reattivo, procedere passo per passo”.   

Il rapporto con Kubica. “Con Robert c’è un ottimo rapporto, del resto ci conosciamo da tanto tempo. Lavoriamo bene insieme e condividiamo molte informazioni e sensazioni. La pressione in Formula 1 è una costante e ti ci abitui, quindi non la avverto particolarmente in relazione a lui o a chiunque altro. Siamo entrambi contenti di far parte di questo progetto e con lui, così come con Lance, andiamo molto d’accordo. Cercherò di fare del mio meglio e basta, la competizione soprattutto nei confronti del compagno è sempre molto forte, ma cercherò di non strafare, bensì di concentrarmi su quelle che sono le mie qualità, quello che devo e che posso fare. Se riuscirò in questo sono convinto che sarà più che sufficiente”.

Stefano De Nicolo’ 

 

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