E sono 41. E’ sicuramente il pensiero fisso che sta frullando in questo momento nella testa di Lewis Hamilton, che nella tappa giapponese ha eguagliato il numero di vittorie del suo idolo di sempre: Ayrton Senna. Ma andiamo con ordine, e analizziamo i punti focali che hanno caratterizzato l’ultimo weekend di gara.

Ottavo centro stagionale per Lewis: consacrazione di un mito. Come dicevamo appunto, nella Terra Del Sol Levante l’inglese ha ottenuto il suo centro numero 41, che negli annali dei piloti più vincenti di “sempre” lo mette a fianco del grande Ayrton. Oltre a “sigillare” la questione titolo iridato, il successo giapponese consacra Hamilton come mito nella storia dell’automobilismo, affiancando i suoi risultati a quelli di un pilota straordinario come Senna che ancora oggi è presente nel cuore di tutti, nonostante sia passato ormai oltre un ventennio dalla sua tragica scomparsa. Lewis anche a Suzuka ha dominato sulla concorrenza, “prendendo a schiaffi” Rosberg già alla prima curva e chiudendo lì la faccenda. Ancora una volta, dimostra che non è un caso il fatto che sia lui il campione del mondo, facendo capire che non ce n’è per nessuno e che il terzo sigillo ormai non è in discussione.

Rosberg, ruolo da gregario indirettamente accettato. Ebbene si. Alla fine, il biondino pare definitivamente “inchinato” alla superiorità del compagno. Anche questa domenica, il divario fra i due è stato “agghiacciante”, con Rosberg cosciente del fatto che finchè Hamilton si veste come lui, non rimane niente da vincere. Sì ok, Nico ha fatto la pole position. Però con un vantaggio di “un niente”, su un giro in cui Lewis ha fatto un errore “gigantesco”. E questa forza del numero 44, sta facendo cadere Rosberg nella “sindrome del secondo pilota”, cioè in uno stato mentale dove realizzi che il tuo castello di carta è crollato, perche sei cresciuto con la convinzione di essere il più forte di tutti e invece ti rendi conto che c’è uno che coi tuoi stessi mezzi va più forte di te. E non serve a niente comportarsi da “secchione” studiando telemetrie e analizzando dati, se poi c’è uno che arriva “fresco fresco” dalla spiaggia, con la musica nelle orecchie e il cane al guinzaglio (Roscoe), che appena si siede in macchina riesce ad umiliarti con facilità. Pensiamoci: se non ci fosse Hamilton e dovessimo basarci soltanto sui risultati di Rosberg, in quanti darebbero per certo che la Mercedes sia prestazionalmente superiore alla Ferrari?

Ferrari, piedi per terra e testa bassa. Un detto che quest’anno è stato un culto per il box rosso. E in questo caso più che mai, si è capito che è esattamente ciò che bisogna fare. Il sogno materializzatosi a Singapore è svanito nel nulla fra i saliscendi giapponesi, con Hamilton che ha ridimensionato il morale e i sogni di gloria della Ferrari. Per carità, l’annata di Maranello è stata sin qui un successo incredibile e qualcosa di cui assolutamente andarne fieri, ma è parso evidente che c’è ancora molto da lavorare se si vuole battere i “crucchi”. Il team promette battaglia per il prossimo anno, e le premesse per fare bene ci sono tutte. E il messaggio radio di “scuse” da parte di Seb per non essere riuscito a fare di più, fa capire che siamo di fronte all’inizio di un amore fra team e pilota, come quello che in Ferrari si è visto solo nel decennio 1996-2006.

Fernando Alonso, samurai senza onore. Caro Fernando, proprio tu no. Ti ispiri ai samurai, dici sempre di adorare i culti orientale, e poi che combini? Manchi di rispetto alla “tua gente”? Assolutamente di cattivo gusto. Il riferimento ovviamente, è per il “bruttissimo” team radio durante la gara, quando in mondovisione ha criticato la Honda per avergli dato un motore da GP2 e non da Formula uno. Un’onta incredibile se si pensa che Fernando, per fare questo “scherzo” nei confronti di Honda, ha aspettato “proprio” il Gran Premio del Giappone, gara di casa del colosso nipponico. Tutto davanti alla sua gente quindi, nell’evento in cui la stessa Honda ha “offerto” migliaia di ingressi gratuiti ai suoi dipendenti, per cercare indirettamente di scusarsi per l’annata disastrosa. Possiamo comprendere la frustrazione di un campione assoluto che potrebbe lottare per vincere ogni gara, e che invece si ritrova all’ultimo posto. Ma se accetti un contratto, e predichi di amare la tua squadra, “sparate” del genere non ti fanno onore. Anche perché non aiutano il morale di nessuno e non aumentano certo la performance. Ci sta lamentarsi per cercare di ottenere di più, ma come si suol dire, i “panni sporchi si lavano a casa”. Che sia questo un “harakiri” per Fernando, per liberarsi dalla squadra? Ricordiamo che Renault sta per tornare nel Circus con il team ufficiale (con cui Alonso ha vinto 2 titoli), e che non c’è ancora il nome del secondo pilota. Senza contare anche che mancano le conferme dei piloti Red Bull per la prossima stagione. Chissà…

Tutti a Sochi ora, per la tappa russa. Sicuramente il favorito non può che rimanere Hamilton, ma sulla carta dovrebbe essere una pista che potrebbe permettere alla Ferrari di ridurre il gap. Staremo a vedere.

Daniel Limardi

 

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