Oggi Gilles Villeneuve avrebbe spento settanta candeline: solo un tragico destino ha strappato via l’Aviatore, il pilota per cui lo stesso Enzo Ferrari aveva una stima e un affetto difficilmente dimostrato per altri, da questa esistenza, eppure la storia e le gesta del canadese lo restituiscono ai tifosi e agli appassionati vivo e presente tra noi.




Spingere al limite fa parte del DNA di quelli bravi col volante, spingere sempre al limite è una caratteristica di chi è bravo, ma non ha quella malizia per cui il concetto di limite viene rivalutato leggendo la situazione in cui ci si trova: forse è una cosa un po’ da ignoranti, ma si tratta di quell’ignoranza che piace al pubblico che ama le corse e sa che la sfida si gioca dalla prima all’ultima curva. Per questo Gilles era, ed è, molto amato dai tifosi e qualcuno si ricorda sempre (o tramanda alle generazioni successive) qualche manovra straordinaria, entrata più o meno nell’immaginario collettivo: si tratta di uno degli effetti della febbre Villeneuve (locuzione coniata all’epoca sulle colonne di Autosprint dal direttore Marcello Sabbatini).

Gilles in Formula 1 ha corso per una breve parentesi in McLaren (scuderia con cui ha debuttato nella massima Formula), ma la Storia lo vuole uomo leale e quintessenza del Cavallino Rampante. Il canadese ha corso con la Rossa dal 1977 al 1982, vincendo sei corse e la Race of Champions del 1979 a Brands Hatch. Effettivamente fa un po’ male constatare che su Twitter la sola scuderia di Woking si sia ricordata di fare gli auguri al canadese…

Nel 1977 sostituisce negli ultimi due GP Niki Lauda sulla 312 T2. nel 1978 corre con la 312 T3 e con lei arriva la prima vittoria, tra l’altro in casa, in Canada. Nel 1979 è secondo nel Mondiale dietro al compagno di squadra, Jody Sheckter, alla guida della 312 T4, prima Ferrari concepita per sfruttare l’effetto suolo, dotata del dodici cilindri Boxer. La 312 T5 del 1980 è parente della T4, ma è… inguardabile.

Nel 1981 con la 126 CK, dove la K descrive il compressore KKK (Kunhle, Kopp e Kausch) impiegato sul V6 Turbo, Gilles vincerà a Monaco, dove sconfigge anche il turbo-lag. La 126 C2 è la vettura impiegata nel 1982 ed è velocissima, solo che il destino tragico di Gilles era già scritto.

Per Gilles contava solo la pista e per questo rivive nei racconti di chi l’ha visto con i propri occhi. Scontatissimo rivedere il duello di Digione 1979 e usarlo come spot della categoria: Gilles è emblema della sua epoca automobilistica e della relativa concezione dello sport motoristico, di anni in cui il coraggio poteva fare la differenza. E sicuramente il canadese di coraggio ne aveva da vendere, visto com’era differente rispetto all’attuale e spietato il concetto di automobilismo da corsa dell’epoca.

Le parole di Jody Scheckter dette il giorno dei funerali di Gilles riassumono bene il concetto: “Gilles mi mancherà per due motivi: primo, lui era il pilota più veloce della storia delle corse automobilistiche; secondo, era l’uomo più genuino che abbia mai conosciuto. Ma lui non se n’è andato. La memoria di quello che ha fatto sarà sempre qui.” E la sua memoria è qui anche oggi, invincibile rispetto alle rughe causate dal tempo che passa.

Tanti auguri Gilles!

Luca Colombo

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