In questi giorni a Parigi sono state decise le sorti della Formula 1 del futuro, ovvero quella che vedrà l’introduzione del nuovo regolamento a partire dal 2021. Non ci saranno stravolgimenti, come paventato da alcune voci incontrollate negli ultimi giorni, anzi finalmente sembra che la tanto agognata unanimità sia stata raggiunta. Per dirlo con certezza, però, è ancora presto: infatti solo il prossimo 31 Ottobre, termine ultimo per decidere sulla Formula 1 che verrà, si saprà tutto. Secondo quanto emerso, sembra che la temuta standardizzazione della massima categoria dell’automobilismo sia stata scongiurata. Anche se la parola d’ordine resta sempre la stessa: contenere i costi e aumentare lo spettacolo in pista.




Per quanto riguarda la parte tecnica, è stato approvato il concetto delle wing-car (sulla base del modellino utilizzato nella galleria del vento di Hinwil, in foto), ovvero quello di aumentare la deportanza nel sotto-vettura, riducendo così gli effetti negativi delle scie. I team però hanno fatto la voce grossa contro l’eccessiva standardizzazione delle componenti delle monoposto. È stata quindi abbandonata l’dea della monofornitura per elementi come i cerchioni e l’impianto frenante, lasciando il libero mercato. Dal punto di vista aerodinamico si sa ancora poco: pare che si sia chiesto di lasciare più margine di lavoro per quanto concerne l’ingresso dei condotti Venturi al di sotto delle pance laterali. Saranno più grandi anche gli endplate degli alettoni anteriori e posteriori per garantire più spazio agli sponsor, mentre si vocifera di un’ala anteriore con più margine di manovra creativa per i progettisti. Si è parlato anche di un parziale congelamento delle Power Unit per contenere i costi. Unico punto fermo sono le gomme da 18” Pirelli, con le quali si potranno utilizzare le termocoperte. Nota dolente: continuerà a lievitare il peso delle monoposto che si avvicinerà alla soglia degli 800 Kg, un valore tutto sommato alto se raffrontato a quello di dieci anni fa di soli 620 Kg.

Nel 2021 verrà introdotto anche il budget cap, un’idea già presentata anni fa dall’allora presidente FIA Max Mosley, ma mai messa realmente in pratica. Il limite di spesa per i team sarà di 175 milioni di dollari, ai quali vanno esclusi gli ingaggi dei piloti, dei manager e le spese per la logistica. Indubbiamente a farne le spese saranno i top-team, che oltretutto si vedranno tagliare anche i proventi televisivi (si parla di una riduzione attorno al 15%) i quali verranno redistribuiti alle squadre più piccole.

Per quanto concerne l’immediato, il weekend di gara resterà spalmato su tre giorni. A confermarlo è stato direttamente Ross Brawn anche se, dopo il weekend di Suzuka, il format con qualifica e gara di domenica aveva avuto diversi riscontri positivi. A chiedere di lasciare le cose come stanno, oltre gli organizzatori delle singole gare, è l’obbligo di dare la giusta visibilità alle formule minori, che altrimenti perderebbero drasticamente seguito. Quindi qualifica il sabato e gara la domenica, anche se si vocifera l’ipotesi di disputare un solo turno di prove libere nel pomeriggio di venerdì, spostando in mattinata le attività previste solitamente il giovedì. Così facendo, il personale delle scuderie potrà presentarsi in autodromo un giorno più tardi.

Congelata (o scongiurata) l’ipotesi Mini Race per sostituire le qualifiche del sabato. Infatti, in questo caso, avrebbe dovuto esserci l’unanimità dei team, la quale non è stata raggiunta. Ricordiamo che questa “gara di qualificazione” si sarebbe dovuta sperimentare già l’anno prossimo in occasione dei GP di Francia, Belgio e Russia: vedremo se l’ipotesi rispunterà prossimamente.

Per sapere tutto sulla Formula 1 del futuro non ci resta che aspettare il giovedì del GP di Austin (una location…casuale per Liberty Media?) dove verranno annunciati i regolamenti definitivi. Da segnalare la linea moderata della Ferrari di Mattia Binotto che non ha benché minimamente accennato al diritto di veto per bloccare la lunga diatriba: il Team Principal del Cavallino ha preferito il dialogo per andare alla ricerca del bene comune.

Michele Montesano

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