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Frederic Sausset impegnato nella 24 Ore di Le Mans

Nella storia del motorsport troviamo diversi esempi di piloti che sono riusciti, superando i limiti imposti dalla propria disabilità, a rappresentare un punto di riferimento per molte altre persone in condizioni simili. In questo articolo parleremo di alcuni di essi e delle loro imprese in pista.

Da Archie Scott Brown a Jason Watt

Il primo pilota di cui vogliamo parlare è Archie Scott Brown. La madre, durante la gravidanza, si ammalò di rosolia: Archie nacque con gravi malformazioni agli arti superiori ed inferiori. Il piccolo fu sottoposto a ventidue operazioni che lo aiutarono a camminare. Il padre costruì per il figlio una piccola automobile con il motore di un tagliaerba: da qui nacque la passione per le corse.

La carriera nel motorsport cominciò nel 1951 e lo portò a conquistare 71 vittorie, di cui 15 a livello internazionale. Archie tentò la partecipazione anche ad una gara ufficiale di Formula 1, riuscendo ad ottenere una pole position provvisoria e l’ammirazione di Fangio. L’argentino disse: “[Archie Scott Brown è] un pilota fenomenale, dotato di una capacità di controllo della vettura a dir poco impressionante”.

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Archie Scott Brown

Rimanendo in Formula 1,  è doveroso parlare anche di Alan Stacey. Il britannico correva con una protesi alla gamba sinistra e per utilizzare la frizione doveva utilizzare un cambio di tipo motociclistico. Alan strinse inoltre una profonda amicizia con il compagno di squadra Innes Ireland, divertendosi nel canzonare un giovane Jim Clark. Stacey partecipò a diverse gare con la Lotus, sia con vetture sportive che in Formula 1. Il pilota trovò la morte nel Gran Premio del Belgio 1961, nel quale perse la vita anche il giovane Chris Bristow.

Mandando avanti il nastro del tempo, parliamo di Alessandro Nannini, che vinse il Gran Premio del Giappone con la Benetton nel 1989. La sua carriera fu interrotta per un grave incidente in elicottero avvenuto il 12 ottobre 1990, quando una delle pale del rotore gli tranciò di netto l’avambraccio destro.

Un’equipe medica ricostruì il braccio (senza recuperarne completamente la mobilità) del senese, ma ci fu bisogno di una lunga riabilitazione. Nonostante la carriera finita in F1, Nannini continuò a correre con le ruote coperte. Nel 1992 partecipò al Campionato Italiano Turismo, al volante dell’Alfa Romeo 155; dal 1993 al 1996 gareggiò sempre con l’Alfa Romeo nel DTM, guidando una 155 V6 TI; l’anno successivo passò alla Mercedes-Benz, con cui disputò il Campionato FIA GT.

Altro pilota da ruote coperte è Jason Watt, uno dei talenti emergenti nella seconda metà degli anni Novanta, dopo aver collezionato diversi successi nei kart e nella Formula Ford. Nel 1999 rimase paralizzato dal petto in giù dopo aver avuto un incidente con la moto. L’incidente non fermò Jason, che ha continuato a gareggiare con le vetture Turismo, vincendo nel 2002 il Danish Touring Car Championship.

Da Alex Zanardi a Billy Monger

Non c’è bisogno di tante parole o di una lista dei risultati per parlare di Alex Zanardi e di ciò che ha realizzato nel motorsport. Il mondo per lui cambiò il 15 settembre 2001: a undici giri dal termine, al Lausitzring, perse il controllo della vettura in uscita dai box, venendo centrato da Tagliani. La vetturà si spezzò in due e Zanardi perse entrambe le gambe.

Il bolognese, però, riuscì a tornare alle gare. Nel 2005 vinse la seconda gara in Germania, valida per il Mondiale Turismo. Nello stesso anno conquistò il Campionato Italiano Superturismo. L’anno dopo partecipò ancora con la BMW al Campionato Italiano Superturismo e al WTCC. Nel 2014 prese parte alla Blancpain Sprint Series alla guida di una BMW Z4 GT3 per il team ROAL Motorsport.

L’anno dopo partecipò alla sola 24 Ore di Spa, mentre nel 2016 prese parte alla gara di chiusura del Campionato Italiano Gran Turismo, vincendo gara-2. Nell’agosto 2018 partecipò alla tappa italiana del campionato DTM presso il circuito di Misano. Nel gennaio 2019 esordì alla 24 Ore di Daytona a bordo di una BMW M8 GTE, terminando al 32° posto.

Un’altra storia emblematica è quella di Frederic Sausset. Nel 2012, subì l’amputazione dei quattro arti, a causa di un batterio che lo infettò dopo un banale taglio alla mano. Quattro anni dopo ha chiuso 38esimo alla 24 ore di Le Mans, correndo su un prototipo della Morgan.

Alex Tait è nato con una malattia genetica ereditaria, la distrofia miotonica. Nel 2015 Alex ha completato la sua prima stagione completa nel BRSCC Fiesta Junior Championship. L’anno dopo ha corso nel campionato Pre-2003 Production Touring Car Championship, ottenendo cinque podi ed il quarto posto in classifica. Alex lavora anche come Coach Driver.

Nathalie McGloin ha subito un terribile incidente autostradale all’età di sedici anni, che l’ha paralizzata dal petto in giù. Nel 2015 diventa la prima donna con un infortunio alla colonna vertebrale ad ottenere la licenza di guida nel Regno Unito. Il 2019 l’ha vista diventare la prima donna pilota di rally disabile. Oggi, la McGloin è presidente della FIA Disability and Accessibility Commission.

Nathalie McGloin

Billy Monger nell’aprile 2017 rimase vittima di un terribile incidente a Donington Park, perdendo entrambe le gambe. Alla fine del 2017 è tornato a correre e nel 2018 ha preso parte alla BRDC British Formula 3 Championship con Carlin, ottenendo quattro podi. Nel 2019 e nel 2020 ha gareggiato nel campionato Euroformula Open, sempre con Carlin. Nel Gran Premio di Pau il 19 maggio 2019 ha ottenuto la sua prima vittoria.

L’ultimo pilota che andiamo a menzionare è Nicolas Hamilton, il fratello del celebre Lewis. Affetto da paralisi celebrale, è stato il primo pilota disabile a correre nel British Touring Car Championship con la squadra AmD Tuning. Nel 2020 ha conquistato il suo primo punto nel campionato nel secondo round di Brands Hatch, correndo con una Volkswagen del Team Hard.

Chiara Zaffarano

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