Il Concilio FIA ha approvato ieri, con voto unanime al termine di un processo d’approvazione iniziato durante l’ultima riunione tenutasi a Ginevra il 7 Marzo, un cambio sostanziale nel regolamento sportivo della Formula 1: l’assegnazione di un punto al pilota autore del giro più veloce in gara.




Di fatto, dal prossimo Gran Premio d’Australia, che si correrà questo fine settimana sul tracciato dell’Albert Park a Melbourne, verrà assegnato un punto al pilota che segnerà il giro più veloce in gara, a patto che il suddetto pilota finisca la gara nei primi dieci. Ovviamente il punto guadagnato contribuirà sia per la classifica del campionato Piloti, sia per quella del Costruttori.

Fino ad oggi il giro più veloce in gara è stato un esercizio puramente platonico che non contribuiva nel punteggio dei campionati, nonostante da almeno una decina d’anni esista un riconoscimento finale per il pilota con più GPV all’attivo per l’anno in corso (il DHL Fastest Lap Award), nel 2018 vinto da Valtteri Bottas, autore di sette giri più veloci.

Nelle ultime settimane la proposta per l’assegnazione del punto è stata prima discussa dalle scuderie con la Commissione F1 ed infine è stata approvata anche dallo Strategy Group, arrivando così sul tavolo del Concilio per l’approvazione finale.

Come abbiamo visto, c’è una condizione che deve essere soddisfatta affinché il punto sia assegnato: il pilota autore del GPV deve arrivare nei primi dieci sotto la bandiera a scacchi. Banalmente parlando, una volta finita la gara, dall’undicesimo posto in poi (ritiri compresi) l’autore del giro più veloce porterà a casa zero punti.

Questa “clausola” apre le porte ad uno scenario interessante: tutti i piloti potranno segnare il GPV, ma solo i top-10 godranno del punto, quindi potrebbe andare a finire che in una gara non sia assegnato il punto per il giro più veloce, con i piloti dall’undicesimo posto in poi che portano via il punto a chi sta davanti.

Facciamo un esempio pratico, supponendo uno scontro al vertice Hamilton vs Vettel con annessa caccia al punto bonus: se uno dei due fosse fuori dai primi dieci, potrebbe ambire al GPV solo per non far segnare il punto all’altro. Del resto, con il punteggio attuale, un punto equivale a un decimo posto in gara ed il bottino complessivo sull’arco del campionato 2019 sarebbe di ventuno punti: se un pilota riuscisse ad infilare tutti i punti in palio per la tornata più veloce, risulterebbe avere corso e vinto (da solo) quasi una gara in più degli altri. Nonostante non sia un criterio sbilanciato, è chiaro che i punti bonus potrebbero avere un certo “peso”.

Non è la prima volta che in Formula 1 il GPV viene premiato: fino al 1959 i piloti autori del giro più veloce guadagnavano proprio un punto. Uno dei fun fact legati a quell’epoca è relativo alle rilevazioni dei tempi accurate al decimo di secondo: poteva capitare di ritrovarsi con più piloti con lo stesso tempo e dunque assegnare frazioni di punto, come nel GP di Gran Bretagna del 1954, dove sette piloti (accreditati dello stesso GPV) portarono a casa ben 1/7 di punto...

La novità ha destato un ampio spettro di reazioni da parte dei fans, con la lancetta del termometro che oscilla da un approccio freddo per arrivare fino a coloro che vedono una Formula 1 ulteriormente snaturata e più spettacolarizzata in maniera artificiale, con la generazione di un approccio analitico alla novità, il quale porterà a strategie tout-court calibrate sull’ottenimento del giro più veloce nelle fasi finali di gara. Chi scrive, onestamente, teme si vada in questa direzione.

Come sempre, abusando del celebre “lo scopriremo solo vivendo” di Mogol – Battisti, vedremo se la novità avrà successo o se seguirà lo stesso corso, verso l’abbandono, delle gare con doppio punteggio e delle qualifiche ad eliminazione.

Luca Colombo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.