Hamilton, il ritorno del re. Ha dovuto pazientare ben sei domeniche più le ultime tre della passata stagione, affrontando una serie di guai ed eventi che stavano cominciando a fargli pensare di rivolgersi ad un oracolo. Ma fra le stradine del Principato, finalmente Lewis Hamilton è tornato ad occupare la posizione che gli è più consona.  Dopo un inizio di gara a rilento causa Rosberg in versione tassista che lo rallentava, una volta trovata strada libera (grazie ad un ordine di scuderia) l’inglese si è gettato all’inseguimento di un Daniel Ricciardo che stava facendo bei progetti per il weekend, mandando in frantumi tutte le teorie complottistiche che due settimane fa lo vedevano addirittura “perdente posto” a favore di Wehrlein. Nonostante momenti di panico in qualifica, Hamilton ha semplicemente guidato...alla Hamilton. Perfetto fra i guardrail, costante nel passo e micidiale nella visione di gara. Senza dimenticare le solite “spalle larghe” che il numero 44 tira fuori quando si tratta di difendersi dagli attacchi di chi gli occupa gli specchietti. Con questa vittoria, l’inglese si porta a -24 dal compagno, per un mondiale assolutamente riaperto. E se la versione monegasca di Lewis è quella definitiva per il proseguo del campionato, sarà difficile per la compagnia evitare che il suo nome occupi di nuovo la casella sull’albo d’oro.

Addio al sorrisone di Ricciardo. Bisogna dirlo, c’era quasi. Dopo una pole position ai limiti del possibile, l’australiano della Red Bull ha condotto una gara esemplare. Schizzato a cannone nelle prime fasi, ha subito messo da parte un bel gruzzoletto che già faceva pensare ad una gara a senso unico. Specie vedendo che dietro di lui, il “tappo di lusso” Rosberg stava facilitando l’impresa. Ma inaspettatamente, cosi come era successo a Barcellona, a rovinare la festa ci ha pensato il suo stesso team. Richiamato al box per l’ultimo cambio gomme che lo avrebbe messo in testa alla corsa fino al traguardo, Daniel si è ritrovato con la vettura sui cavalletti, aspettando che i meccanici gli montassero un treno di gomme che semplicemente non c’era. All’ultimo momento, infatti, gli ingegneri Red Bull hanno inspiegabilmente deciso di montare al loro toro una mescola diversa da quella pianificata, ritrovandosi cosi a dover “smontare” il set appena montato e aspettare che gli addetti tirassero fuori le supersoft. Il verdetto è stato una perdita di ben 12 secondi sul cronometro, abbastanza per permettere ad Hamilton di mettere il suo blindato argentato davanti all’australiano. Inutile parlare poi del disappunto evidentissimo di Ricciardo a fine gara, apparso per la prima volta “non sorridente” davanti alle telecamere. E come dargli torto: senza quel disastro, Daniel avrebbe vinto la corsa. E scrivere il proprio nome fra i vincitori di Montecarlo è un onore per pochi, che ovviamente brucia veder sfumare. Specie pensando che, vista la location, la vittoria sarebbe arrivata con qualsiasi mescola avessero montato in quel momento, dato che anche se da dietro ti arriva qualcuno più veloce, a meno di non avere il “turbo boost in stile Supercar” per saltarti, dove ti supera…?

Maranello, abbiamo un problema. Dopo la figuraccia delle gare precedenti e la batosta spagnola, non è bastata nemmeno la tagliola di Montecarlo per raddrizzare la stagione della Ferrari. Ancora una volta, Vettel e compagnia si sono resi protagonisti di un weekend ai limiti del “ridicolo”, con una qualifica senza guizzi e una gara che è stata anche peggio. Raikkonen è stato il solito (e non entriamo nel dettaglio per fare un favore allo stesso pilota), mentre Vettel non è mai apparso in grado di impensierire nessuno. Basti pensare che davanti a lui, con un ritmo sufficiente per tenerlo a debita distanza, è finito Sergio Perez, che sulla carta guida un “autoarticolato” che non dovrebbe poter essere nemmeno lontanamente paragonabile alla Rossa. La classifica fin qui è impietosa, con meno punti all’attivo di quanti se ne erano accumulati l’anno scorso in quella che era una stagione di “transizione”. A Maranello sono lontanissimi dall’essere competitivi in ottica mondiale, nonostante i proclami miracolosi che la scuderia di Marchionne continua ad impartire. La pista parla chiaro: invece di pensare alla Mercedes, il team del Cavallino farebbe meglio a guardarsi le spalle, perché il problema più “reale” per loro pare essere la Red Bull…

Alonso promosso e Verstappen bocciato. Dovuta una menzione speciale per due dei maggiori fenomeni del circus. Partendo da Fernando, finalmente si è rivisto in pista il mastino che tutti conosciamo. Partito da un’ottima nona casella, lo spagnolo non ha sbagliato niente, tenendo un ritmo costante e difendendosi per tutta la gara dai tentativi di impallinata di Rosberg alle spalle. Quinto al traguardo per uno spirito guerriero finalmente ritrovato, e una manciata di punti che danno una ventata di ottimismo al team. Bene cosi. Negativa invece, la performance del baby Verstappen. Dopo la clamorosa vittoria di due domeniche fa, il piccolo fenomeno ha fatto amicizia per ben due volte con i muri di Monaco, non riuscendo a vedere nemmeno col binocolo la vettura del compagno di squadra. Per carità, ha 18 anni, poca esperienza, e a Montecarlo nella loro carriera hanno sbattuto praticamente tutti. Ma lezioni simili, servono a farti capire che la strada è sempre impervia, e che bisogna continuare sempre a lavorare.

Direzione gara, spettacolo deprimente. Per concludere, è assolutamente doveroso spendere due parole nei confronti di chi tiene i fili dei Gran Premi. In gara, Charlie Withing e la sua squadra hanno ancora una volta privato  il pubblico della parte più spettacolare di ogni gran premio, ovvero la partenza. Come già accaduto, anche a Montecarlo è stato scelto di partire dietro la safety car, a causa della pioggia che a loro dire rappresentava un problema per la sicurezza. Il tutto, mentre gli stessi piloti nei team radio, continuavano a lamentarsi chiedendo di essere lasciati liberi di correre. Ma questa che Formula Uno è? Ci si lamenta tanto che non piove mai per aumentare lo spettacolo, e poi quando succede la gara diventa una recita per bambini? Forse è il caso per la FIA di rivedere le posizioni che certi personaggi occupano, perché una forse errata visione della Formula Uno sta rovinando l’essenza che questo sport rappresenta. Ok la sicurezza, ma bisogna smetterla di cercare di rendere assolutamente sicuro uno sport di gare automobilistiche in cui un coefficiente di rischio è ovvio che sarà sempre presente. Sono piloti di Formula Uno, non boyscout a caccia di farfalle. Quindi anche se piove, salvo situazioni estremamente pericolose, bisogna lasciarli andare. Sono campioni, e sapranno loro come affrontare tali situazioni. E poi, diciamoci la verita: delle gare più belle del passato, la maggior parte sono state disputate sotto dei veri e propri diluvi, in un’era in cui la Formula Uno era ancora degna di questo nome. Come dimenticare, infatti, episodi come ad esempio la vittoria di Senna a Donington nel 1993? Quel giorno Ayrton compì un’impresa vincendo la gara sotto una vera e propria “alluvione”, regalando agli annali un ricordo che rimarrà per sempre indelebile. Succedesse oggi, l’unico ricordo che rimarrebbe, sarebbe quello delle varie bandiere rosse esposte per non far bagnare le tute dei piloti, e della safety car che percorrerebbe una propria personale 500 miglia in attesa che la pista inizi a presentare “spaccature” per la siccità.

Appuntamento tra due settimane, con il Circus che si sposterà a Montreal per il Gran Premio del Canada.

Daniel Limardi

 

 

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