Sono passati sette anni da quella maledetta mattina sulle nevi di Meribel in cui Michael Schumacher, dopo una caduta sugli sci, subì pesantissime lesioni cerebrali. Da allora, la famiglia e la sua addetta stampa Sabine Kehm hanno eretto intorno a lui un vero e proprio muro di silenzio. Una scelta che va rispettata, anche se non piace a nessuno.

29 dicembre 2013, Meribel: la caduta del Kaiser e l’abbraccio dei tifosi

La stagione dei motori concedeva il solito break natalizio, in quella fredda mattina invernale. Sebastian Vettel si godeva il suo meritato quarto trionfo mondiale, mentre a Maranello squadra e tifosi si leccavano le ferite dopo l’ennesima occasione sprecata.

All’improvviso, però, arrivava la breaking news: Michael Schumacher era stato portato all’ospedale di Meribel in coma in seguito ad una caduta sugli sci. Da questo momento, uno sciame di notizie ha cominciato a farsi strada, molte delle quali assolutamente false, come quella del fuoripista sconsiderato.

Le solite illazioni, alimentate da chi non ha mai amato Michael per il suo carattere e per quel suo modo di essere “tedesco” fino al midollo. La giornata sulla neve con i figli si è quindi tramutata in un incubo, che per la sua famiglia dura ormai da sette lunghi anni.

Subito il mondo delle corse si è stretto intorno alla moglie Corinna, a partire dal presidente della FIA, Jean Todt. Quello che forse non tutti si aspettavano è stata la reazione dei tifosi della Ferrari, che avevano mal digerito (per usare un eufemismo) il suo ritorno alle corse con la Mercedes.

Bastava gettare uno sguardo fuori dall’ospedale francese, in quei freddissimi giorni, per capire cosa avesse rappresentato Schumi per la Ferrari. Bandiere, striscioni, gigantografie del campione, rigorosamente di rosso vestito, ma soprattutto tantissime persone venute per fare sentire, almeno metaforicamente, il proprio calore.

Tutto questo per tantissimi giorni, fino al trasferimento del Campione nella sua villa svizzera, per continuare privatamente le cure e un difficile recupero.

Il silenzio della famiglia, il sostegno del Motorsport

Come già detto, la famiglia ha sin da subito eretto una specie di "muro" intorno al campione. Nessuna notizia è mai trapelata, se non quelle scarsissime veicolate tramite comunicati ufficiali. Solo pochissime persone hanno avuto la possibilità di vedere Michael Schumacher, ma nessuno si è mai fatto scappare nulla.

In molti hanno storto il naso di fronte a questa “consegna del silenzio”. Ci si è spesso chiesti fino a che punto debba arrivare il diritto alla privacy in relazione a quello all’informazione, che si è dovuta accontentare di scarni comunicati generici.

Certo, la famiglia ha il sacrosanto diritto di tutelare il proprio campione, ma così facendo spesso si dà adito a una serie di fake news che non sono certo mancate anche in questo caso. Staremo a vedere se, in futuro, un miglioramento delle sue condizioni coinciderà con una maggiore apertura comunicativa.

Nel frattempo, tutto il mondo del motorsport continua a sostenere Schumacher in modo silenzioso ma costante, attraverso diverse iniziative e hashtag con il suo nome. I tifosi continuano a ricordarlo, sia per le sue imprese che per la sua personalità, che nel bene e nel male ha lasciato il segno.

Per la generazione cresciuta con le sue vittorie, con le campane di Maranello suonate a festa, con le sveglie alle 5 per vedere quella Rossa vincere gare e mondiali, non resta che continuare a sperare. Magari gettando un occhio al figlio Mick, che nel nome del padre, ma per meriti propri, ha coronato il suo sogno di arrivare in Formula Uno.

#keepfightingmichael

Nicola Saglia