J’accuse della superstar del Circus Lewis Hamilton contro il silenzio del mondo della F1 sulle proteste razziali negli Stati Uniti: “In silenzio di fronte all’ingiustizia”.

La fame agonistica Lewis Hamilton l’ha presa in parte proprio dal suo difficile passato. Unico nero in un mondo di bianchi, spesso guardato con freddezza se non apertamente schernito, ha vissuto la questione razziale sulla sua pelle. Ora che ha battuto chi lo disprezzava ed è una delle star più pagate al mondo fra gli atleti professionisti, Hamilton mantiene comunque sempre alta l’attenzione sul tema delle minoranze. Non è la prima volta che utilizza il suo ruolo mediatico per esprimersi sul tema.

Questa volta l’accusa è forte: il campione del mondo si schiera apertamente a sostegno dei dimostranti negli Stati Uniti, “con chi protesta pacificamente, non chi saccheggia i negozi” precisa. Parla di un mondo della F1 dominato da bianchi, in colpevole silenzio di fronte all’assassinio di George Floyd. “Vedo quelli di voi che stanno zitti, alcuni di voi sono delle superstar, eppure state in silenzio in mezzo all’ingiustizia” – è la riflessione del campione anglo caraibico, primo campione di colore nella storia di questo sport dominato dalle storiche èlite.

“Nessun segnale da gente del mio settore che ovviamente è uno sport dominato dai bianchi: lì io sono una delle uniche persone nere, ma sono solo. Avrei pensato che qualcuno volesse vedere perché questo accade. Non potremo avere pace fino a quanto i nostri cosiddetti leader non cambieranno. Questa non è solo l’America: è il Regno Unito, l’Italia la Spagna, dappertutto: deve cambiare il modo in cui vengono trattate le minoranze e in cui si educano le persone al tema dell’uguaglianza, del razzismo e del classismo. Siamo nati tutti uguali, nessuno di noi è nato razzista, ma l’odio ci viene insegnato da coloro che sono intorno a noi”.

Il messaggio di Hamilton è chiaro e concreto: “Vorrei davvero, in qualche modo, far parte del cambiamento, lavorando in collaborazione con la F1 e la FIA. Non so perché non ci siano abbastanza studenti universitari, ingegneri, meccanici e nemmeno operatori dei media provenienti da contesti più diversi: è sempre stato così come è oggi, ma vedo una reale opportunità di far parte del cambiamento”.

Parole, anche queste, per una F1 votata al cambiamento. Sarà così?

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Stefano De Nicolo’

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