Archiviata la trasferta trionfale brasiliana di Interlagos, grazie alla vittoria centrata da Sebastian Vettel, la Ferrari – come il resto del Circus – dirotta i suoi ultimi sforzi stagionali sulla gara conclusiva di Abu Dhabi che andrà in scena domenica. Uno scenario da sogno, da mille e una notte, quello dello Yas Marina Circuit, dove finora però la scuderia del Cavallino non è mai riuscita a centrare il massimo della posta in palio: zero vittorie nelle otto gare finora disputate.

 

La scarsa affinità tra la pista costruita sull’isola artificiale di Yas e la Ferrari ha inizio già dalla prima storica edizione del 2009, dove Kimi Raikkonen e Giancarlo Fisichella non vanno oltre mesti piazzamenti, figli anche della difficile annata, patita a livello tecnico dalla F60: il finlandese (aspramente critico nei confronti della pista, definita eufemisticamente una “schifezza”) chiude 12°, mentre l’italiano – all’ultima gara in assoluto in Formula Uno – passa 16° sotto la bandiera a scacchi.

L’anno successivo invece si consuma un vero e proprio dramma sportivo per la Ferrari. La Rossa arriva all’appuntamento di Abu Dhabi, atto finale della stagione 2010, forte della leadership iridata di Fernando Alonso, che comanda il Mondiale con otto punti su Mark Webber e quindici su Sebastian Vettel. Le cose sembrano mettersi nei giusti binari per lo spagnolo al sabato, in virtù del terzo tempo rimediato in qualifica alle spalle di Vettel e Hamilton mentre Webber non va oltre la terza fila (5° tempo). Ad Alonso infatti basta conservare il terzo posto (o accontentarsi addirittura del quarto) per laurearsi campione del mondo al primo anno in Ferrari.

Il destino invece consegna alla Ferrari e al campione di Oviedo l’amaro calice della sconfitta. Alonso termina la gara solo al settimo posto, rimanendo imbottigliato nello scarico della Renault di Vitalij Petrov per oltre trenta giri, dopo aver anticipato la sua sosta per marcare la Red Bull di Webber, con l’australiano che a sua volta chiude alle spalle della Ferrari dello spagnolo. A far festa è Vettel, che riesce a beffare i due rivali al titolo, conquistando la sua prima corona iridata in carriera e divenendo così il pilota più giovane a vincere il titolo.

Nelle due successive edizioni negli Emirati, Alonso centra il piazzamento d’onore, terminando la corsa con la sua Ferrari alle spalle della McLaren-Mercedes di Lewis Hamilton nel 2011 e della Lotus di Kimi Raikkonen nel 2012, con il finlandese tornato al successo al volante di una monoposto di Formula Uno dopo la parentesi nel Mondiale Rally. Nel 2013 invece la Rossa non va oltre il 5° posto di Alonso, penalizzato dall’eliminazione patita al sabato nella seconda manche di qualifiche in virtù dell’11° tempo ottenuto, e l’8° di Felipe Massa.

L’anno successivo, nella prima stagione della Formula Hybrid, il Cavallino conclude negli Emirati un’annata da dimenticare, dovuta agli evidenti deficit tecnici palesati in pista dalla F14-T, agguantando solo le ultime due posizioni valide per la zona punti: Alonso, che per l’occasione sfoggia un casco celebrativo per l’ultima gara in Ferrari, chiude 9° dinanzi al teammate Kimi Raikkonen.

Nelle ultime due edizioni della gara di Yas Marina la Ferrari è riuscita ad andare a podio (Raikkonen 3° nel 2015, Vettel 3° lo scorso anno) mancando però ancora una volta l’appuntamento con la vittoria.

La gara che si svolgerà domenica potrebbe essere quella propizia per sfatare questo tabù. A dare una mano alla SF70-H potrebbe proprio essere il layout del tracciato di Abu Dhabi, sul quale la Rossa dovrebbe fare la differenza nei tratti più lenti della pista (settore finale) dove contano telaio, aerodinamica e trazione.

Piero Ladisa 

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