Amato e rispettato, Felipe Massa è ritornato a sorpresa al volante della Williams anche quest'anno, dopo l'annuncio del suo ritiro al termine della scorsa stagione. Il brasiliano continua a raccogliere apprezzamenti trasversali da tutto l'ambiente e la sua lunga carriera è ricca di aneddoti ed episodi che siamo andati a ripercorrere insieme nella nostra intervista faccia a faccia. Al pubblico italiano è rimasto nel cuore per i suoi trascorsi in Ferrari, gli anni più vincenti della sua carriera.

Tuttavia Felipe Massa, dopo il suo quasi-ritiro dello scorso autunno, è rimasto una figura di riferimento nel paddock, uno degli ultimi veterani del circus, ad aver attraversato diverse fasi della Formula 1 e ad aver vissuto i cambiamenti della categoria negli ultimi anni. Lo incontriamo per discutere con lui del passato ma anche del presente.

Felipe, quando ci siamo incontrati un anno fa credevo che sarebbe stata l’ultima intervista, invece è un piacere vederti di nuovo qui. Comincerei proprio da questo: che effetto ti fa essere ancora qui dopo un addio? Rivivere ogni gara come una seconda ultima volta?

Mi sto veramente divertendo, salgo in macchina solo per guidare, sono tranquillo e rilassato. Quando capita di avere questo stato d’animo si riesce a dare il meglio; sono qui perché il team ha ancora avuto bisogno di me e io sono stato felice a tornare con loro, sto guidando bene ma spero di raccogliere qualche altro buon risultato. Cerco di dare anche una mano a Lance nella sua crescita: sono contento di tutto, è stato inaspettato essere di nuovo qui, perché dopo i saluti di Interlagos pensavo che fosse davvero finita…invece eccomi qui, di nuovo. Mai dire mai!

La gara di Baku è stata una delle più complicate e movimentate che si ricordino. Dal punto di vista del pilota come si cerca di gestire una gara del genere?

E’ una situazione in cui sai che può succedere veramente di tutto, specialmente con una o più safety car. Si vedevano continuamente contatti tra le macchine e piloti toccare il muro: in una gara del genere cerchi solo di arrivare alla fine. Purtroppo per me è finita per un problema tecnico, ma poteva essere un’occasione incredibile per portare due macchine a podio e persino per vincere la gara. Ero veramente in una buona condizione per vincere, poteva essere una delle mie più belle gare in carriera, un risultato quasi storico.  

E’ stato storico invece per Lance, il suo primo podio per di più in una gara del genere; com’è il tuo rapporto con lui? Parlaci di questo ruolo di ‘maestro’, inedito per te. 

Sono felice per lui, è stato un passo importante per rispondere alle critiche nei suoi confronti nel migliore dei modi. E’ andato a podio proprio nella gara in cui nessuno pensava che sarebbe riuscito, ha corso benissimo tutto il weekend e non ha commesso errori su una pista cosi difficile, ha sfruttato alla grande ogni occasione. Io e lui siamo molto vicini, anche perché lo conosco da quando aveva 7 anni, e mi fa piacere aiutarlo e dargli dei consigli. Parliamo delle piste, delle curve, del set-up, delle gomme, tante cose che sono sicuro possano essergli d’aiuto. Passare da una Formula 3 alla F1 sarebbe certamente stato più facile l’anno scorso, perché quest’anno le macchine sono molto più veloci e più fisiche, per piloti veri. Ma lui ha un grande talento, e di sicuro io gli dò una grossa mano!

Dopo tanti anni di carriera, ci racconti come sono veramente i rapporti tra i piloti al di fuori della pista? Quanto bene vi conoscete? Ci sono dei colleghi con cui hai avuto amicizie più profonde?

La lotta in pista è sempre forte, dunque i piloti non sono poi cosi amici: c’è rispetto, ma tutti vogliono soltanto vincere. Credo però che oggi il rapporto fra i piloti sia forse migliore di qualche anno fa, c’è più vicinanza in qualche modo. In verità ho avuto molti buoni amici nel corso degli anni, ovviamente Michael, poi anche Rubens. A Montecarlo incontro spesso Maldonado, e anche lo stesso Daniel con cui siamo vicini di casa. Sono fortunato, ho avuto tanti buoni amici nel corso della mia carriera. 

Guardandoti indietro, qual è stata la gara più bella della tua carriera? Quella che non dimenticherai mai?

Sono tante le gare indimenticabili, per un motivo o per l’altro. La prima in Formula 1, la prima con la Ferrari, la prima vittoria. Però tra tutte non potrò mai dimenticare la prima vittoria in Brasile (nel 2006 con la Ferrari, ndr): mantiene un sapore unico, vincere il Gran Premio di casa è sempre una gioia indescrivibile, il sogno di ogni pilota.

Qual era il tuo segreto in Turchia? Direi la tua pista preferita, nessuno andava forte quanto te…

Devo dirti che non saprei spiegarlo. C’è stato un feeling fin dal primo momento, una pista che mi è subito piaciuta tantissimo fin dalla prima volta che l’ho provata al simulatore. Mi sono sempre adattato benissimo ogni anno fin dai primi giri e riuscivo sempre a trovare il setup perfetto. Credo che nei saliscendi ci fosse qualcosa che mi ricordava un po’ Interlagos, forse è per quello che mi sono sempre adattato bene.

Come ti comporterai quest’anno a Interlagos? Sarà davvero l’ultima volta? (Domanda #AskDrivers Giovanni Ferrari Meneguz) 

Non lo so, vediamo! (ride) Chi lo sa se sarà l’ultima?

Progetti per il futuro?

In effetti stavo iniziando a fare qualche progetto, ma ho abbandonato tutto per tornare, ed è andata bene così. Quando mi fermerò per davvero valuterò di nuovo. Ricomincerò daccapo a pensare a cosa fare nel futuro. 

Magari un ruolo da mentore per Felipinho? 

No, io non l’ho mai spinto in alcuna direzione; è lui che decide, anche se ultimamente è molto più interessato alle gare, segue con più attenzione e mi chiede più spesso di andare sul kart ecc… Sceglierà lui la sua strada, io cerco solo di fare il papà!

Stefano De Nicolo’ 

 

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