La strana stagione 2020 di F1 ha rispolverato alcuni circuiti davvero interessanti: è il caso dell’Istanbul Park, il tracciato che sorge alla periferia della megalopoli turca. Il GP della Turchia torna in calendario dopo ben nove anni di purgatorio. Anche in questo caso il tracciato è stato disegnato da Hermann Tilke, ma fortunatamente il layout è uno dei più riusciti dell’architetto austriaco. Famosissima la curva 8 composta da ben quattro punti di corda da percorrere in discesa e a pieno gas.

Istanbul is back, ma si corre sul ghiaccio!

È questa la sensazione che hanno provato i piloti scesi in pista per le prove libere del venerdì: vale a dire un circuito scivolosissimo come se ci fosse del ghiaccio a terra. La questione è dovuta alla recente riasfaltatura e il conseguente olio del bitume riemerso in superficie. Come se non bastasse gli organizzatori, del GP di  Turchia, hanno utilizzato dell’acqua pressurizzata per lavare il tutto, ma la situazione è decisamente peggiorata(considerando anche le basse temperature). Risultato macchine impossibili da guidare e tantomeno da portare al limite. Il circuito di Istanbul si presenta come da medio carico: di fondamentale importanza è il perfetto bilanciamento fra i due assi per assecondare il pilota nei repentini cambi di direzione e differenze altimetriche. È importante avere un anteriore preciso per forzare l’inserimento nelle curve più lente. Inoltre sarà di fondamentale importanza il grip meccanico e aerodinamico nella famosa curva 8 da percorrere al massimo e tutta in appoggio. Dal punto di vista dell’utilizzo della Power Unit siamo a valori simili a quelli visti in Portogallo e a Imola, ovvero il 70% del circuito si percorre com il gas aperto. Mediamente impegnativo dal punto di vista delle frenate, con cinque staccate più importanti. La Pirelli si è preparata per il GP della Turchia portando le mescole centrali, optando per una scelta più conservativa.

Mercedes

Per la prima volta le Mercedes non hanno brillato in entrambe le prove libere del venerdì. I piloti hanno deciso di non spingere sui saliscendi dell’Istanbul Park per non rischiare eccessivamente. Dal punto di vista tecnico non sono state portate novità, il team ha adattato quello già visto su altri circuiti. Quindi sul posteriore si è visto un alettone da alto carico, con il flap del DRS provvisto di un generoso taglio a V (freccia azzurra) per alleviare le pressioni in gioco. Il tutto lavora in stretta sinergia con la Deck-Wing a forma di gruccia rovesciata (freccia rossa). Da notare anche l’alettone anteriore dotato di upper flap di corda maggiore e di un profilo verticale con una piccola deriva (freccia verde nell’ingrandimento) per indirizzare meglio i flussi al di fuori della sagoma degli pneumatici anteriori. (Foto: @MercedesAMGF1)

Ferrari

Il team di Maranello continua la ricerca della “stabilità aerodinamica”. Dopo le novità introdotte negli ultimi GP, in Turchia si è deciso di fare ulteriormente il punto della situazione. Per questo gli uomini del Cavallino non hanno portato novità sulle monoposto. Ma si è cercato di ottimizzare il lavoro con le componenti già presenti. Infatti si è cercato di capire a fondo il nuovo diffusore portato a Imola composto da nuove derive inferiori (freccia verde) oltre alla conformazione delle soffiature all’estremo dello scivolo (freccia rossa e frecce azzurre). Inoltre sono presenti i nuovi flap posti intorno alla struttura anti-crash (freccia gialla) e le “orecchie” subito dopo le sospensioni (freccia arancione). L’obiettivo è quello di massimizzare l’effetto di espansione del diffusore stesso e quale miglior circuito, per vedere la bontà delle soluzioni, se non l’Istanbul Park con i suoi saliscendi e curve in appoggio. (Foto: @NicolasF1i)

Red Bull

Il team di Milton Keynes continua imperterrita l’evoluzione della sua RB16, anche se il campionato è quasi ufficialmente concluso il lavoro è indirizzato al 2021. Anche in Turchia gli occhi sono puntati sull’alettone anteriore. L’endplate presenta una conformazione in grado di “pescare” aria dal sotto-vettura e soffiarla, tramite canalizzazioni, all’esterno degli pneumatici anteriori grazie a dei micro-fori (freccia verde). L’obiettivo è di creare una “saracinesca” aerodinamica sull’asse anteriore schiacciandolo al suolo. Ma soprattutto di portare aria al di fuori del corpo vettura, estremizzando il concetto di Outwash. Curioso notare che il marciapiede del profilo verticale presenti una terminazione a L (freccia rossa) per spingere ulteriormente il flusso all’esterno. Un’altra piccola modifica è stata portata ad Istanbul sempre sull’anteriore: l’ala di manta, posta sotto il musetto, ora presenta uno slot (freccia e ingrandimento azzurro) per energizzare il flusso che investe il sotto vettura e il fondo piatto e generare downforce. (Foto: @AMuS; @LuisFeF1)

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Articolo e grafiche a cura di Michele Montesano

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