Dopo Gran Premi con strategie pressoché obbligate e identiche, finalmente per la gioia della Pirelli (un po’ meno per gli spettatori), si è assistito ad una gara con diverse chiavi di lettura dove ogni team ha potuto percorrere una strada differente. Complice il circuito cittadino di Singapore in molti hanno visto come unica possibilità di risalire la classifica quella di utilizzare strategie differenti e, in alcuni casi, ardite; purtroppo non tutte hanno pagato e, come se non bastasse, alla fine abbiamo assistito ad una corsa al risparmio degli pneumatici, dei consumi e delle Power Unit.

Per aver un quadro generale bisogna fare un passo indietro, nel post qualifiche, quando la Pirelli ha rivisto i suoi calcoli inerenti le strategie più veloci: passando dalle due soste (ovvero montare HyperSoft, continuare con la medesima mescola e finire con UltraSoft), alla singola sosta (partite con UltraSoft e, al ventiquattresimo passaggio, passare alle Soft; oppure primo stint con HyperSoft, fino al tredicesimo giro, e poi Soft). Ad essere avvantaggiati si sono ritrovati coloro che non partivano dalla Top-10, avendo libera scelta sulla mescola da utilizzare, mentre gli altri costretti ad un primo stint più cauto, senza sforzare gli pneumatici, per poi uniformarsi alla strategia più veloce; ancora più svantaggiati in casa Ferrari, avendo optato per un solo treno di Soft a pilota, e non avendo riscontri in pista di questa mescola.

Al pronti via confermate le strategie (unica variabile Stroll su Soft) ma, complice il ritiro di Ocon, con conseguente ingresso della Safety Car il primo tratto di gara si è inevitabilmente allungato con i piloti su HyperSoft pronti a sfruttare la situazione cercando di restare in pista fino al ventesimo passaggio. Hamilton, entrato in modalità HammerTime, gira subito su un ritmo consistente fino a girare sul 1’44”5.
Da parte sua Vettel, salito al secondo posto, riesce a tenere un distacco costante dell’inglese (che oscilla fra i nove decimi ed il secondo e mezzo), è il muretto Ferrari a cercare, con un undercut, un sorpasso disperato dato il divario eccessivo di tre secondi e mezzo, sperando di sopravanzare la Mercedes: sosta al quattordicesimo passaggio e rientro in pista, con UltraSoft, dietro Perez.
La pronta risposta da parte della Mercedes, che richiama Hamilton ai box al giro successivo, lo riporta davanti al messicano ed al tedesco inoltre, montando le Soft, il pilota della stella può continuare fino al termine del GP.

Come se non bastasse, a gettare ulteriormente nello sconforto gli uomini in rosso, ci pensa Verstappen che effettua la sosta al diciassettesimo passaggio, montando Soft, riprendendosi la seconda posizione poiché Vettel è rimasto troppo a lungo dietro Perez prima di sorpassarlo.
Complice la gestione degli pneumatici, e le UltraSoft che risultano la mescola meno performante di giornata, a Vettel non gli resta altro che tirare i remi in barca e cercare di contenere i danni.

Nel mente Bottas sostituiva, al sedicesimo giro, gli pneumatici HyperSoft con le Soft. In Ferrari dove hanno “toppato” con il tedesco cercano di rifarsi con Raikkonen mantenendolo in pista fino al ventiduesimo passaggio per poi rispedirlo con gomme Soft per puntare, invano, il sorpasso sulla seconda Mercedes a tiro, nella seconda parte di gara, ma mai così vicina da essere sorpassata.
A tirare ancora dritto, sperando in uno scroscio di pioggia o in qualche Safety Car, Ricciardo che rientra ai box solamente al ventisettesimo passaggio optando per le UltraSoft e, anche per il pilota Red Bull, non è risultata la mescola vincente per sopravanzare in pista Raikkonen ed, eventualmente, Bottas.

A bocce ferme si può notare come alle Ferrari sia mancato decisamente il passo gara costringendo il muretto box a optare su una tattica davvero disperata e, col senno di poi, senza senso per Vettel: cercare un undercut quando il distacco era troppo elevato (3”5), non seguire la scelta più logica montando pneumatici solamente sulla carta più performanti (UltraSoft), tanto da escludere a priori la seconda sosta (altrimenti il tedesco si sarebbe ritrovato in settima posizione) arrivando con quasi quaranta secondi di distacco; sarebbe stato più naturale uniformarla a quella di Raikkonen chiamato ad una strategia di copertura ma rivelatasi più veloce.

Dal canto suo Hamilton ha avuto vita facile: assecondato da una monoposto perfettamente a suo agio fra i muretti di Marina Bay ha costruito la sua vittoria il sabato con il giro di qualifica “monstre” guidando sempre in aria pulita e gestendo meccanica e pneumatici. Da sottolineare l’ottima performance di Alonso e Sainz che, rispettivamente, hanno guidato per trentotto e trentasette giri con pneumatici UltraSoft prima di rientrare ai box ponendo le basi per guadagnare la settima e ottava posizione.

Punto negativo rivedere i piloti guidare decisamente più lenti a fine gara per risparmiare gli pneumatici: con differenze sugli otto-nove secondi rispetto ai tempi fatti segnare in qualifica; sintomo che la pista nel weekend ha subito una notevole evoluzione ma anche che non è stata compresa fino in fondo sia dai team che dalla Pirelli.

Michele Montesano

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