Lewis Hamilton conquista il quarto titolo mondiale al termine di una gara storta e non certo esaltante che chiude al nono posto, complicata fin dalla partenza da una foratura seguita ad un duello ravvicinato con Sebastian Vettel. Inutile la rincorsa del tedesco che dopo la pole position di ieri non è riuscito a ripetersi in gara. Il Mondiale del riscatto Ferrari termina così ufficialmente con due gare di anticipo, con l'inglese che entra così nell'esclusivo club dei quattro volte campioni del mondo diventando pilota britannico più vincente di sempre.

Vincere è l’unica cosa che conta. Una massima forse banale, ma pilastro e anima della competizione sportiva. Nel suo essere rockstar e primadonna Hamilton aveva dichiarato di puntare alla vittoria, senza accontentarsi di un piazzamento. Invece vince il Mondiale con un modesto nono posto, al termine di un gara anonima ma difficilissima, ricca di tensione e corsa nelle retrovie e doppiato dal compagno Bottas. Ma Lewis è così, tutto o niente; infatti fin dalla partenza non ha mollato e ci ha messo tutta la grinta possibile. E dall’alto del suo incredibile stato di forma e consapevolezza dei propri mezzi ha rischiato, forse anche più del dovuto. Ma lo ha fatto solamente oggi, nel momento a lui più favorevole e in cui non aveva di fatto ormai più nulla da perdere. Dopo il duello in partenza, sia lui che Vettel si sono dovuti fermare ai box per le riparazioni del caso, dando vita ad una gara atipica, con il ferrarista in rimonta ed Hamilton senza mai un buon ritmo, ma caratterizzata dalla consapevolezza che la partita per il titolo fosse ormai chiusa. Una gara storta che regala comunque un titolo mondiale e non cancella il valore del campione e la sua incredibile attitudine al trionfo e alle vittorie. “Non è stata la gara che mi aspettavo, ho fatto una buona partenza ma poi non so cosa sia successo alla curva 3 con Sebastian, dopodiché ho solo pensato a stare tranquillo e ho provato a rimontare. Ringrazio i fans messicani per tutto il sostegno, la mia squadra, Dio e la mia famiglia”.

Hamilton entra così nel ristrettissimo club dei quattro volte campioni del mondo con Prost e lo stesso Vettel che, per due terzi di campionato, è stato un solido e temibile avversario sempre in testa alla classifica. Ma da Monza, in sole 4 gare, il campione inglese è riuscito a ribaltare la classifica e a vincere di fatto il campionato. In un mese una stagione incredibilmente equilibrata e combattuta è girata a favore della Mercedes e di Hamilton, pilota mai cosi concreto e letale in tutta la sua carriera. Dopo la pausa estiva Spa, Monza e la trasferta asiatica hanno lanciato la volata di Hamilton, per il titolo che più di tutti ha esaltato il suo talento e della sua incredibile e letale concentrazione.

Continua a ritoccare record il talento di Stevenage: quest’anno ha superato il suo idolo Ayrton Senna nella classifica delle pole position (ora è a quota 72) e punta con decisione al primato di vittorie di Schumacher, anche se ancora distante a 91. Per il momento sono 62 le vittorie di Hamilton in 206 Gp, con una prospettiva di carriera però ancora lunga. Il contratto è in scadenza con Mercedes l’anno prossimo, ma con ogni probabilità verrà prolungato ancora, per rivaleggiare e riproporre la sfida con Vettel che a sua volta si è legato a Ferrari per altri tre anni. Se la Rossa ha chiuso le sue porte a Hamilton, che pure aveva più volte espresso il suo desiderio di chiudere la carriera a Maranello, il suo obiettivo diventa “di dare tutto il filo da torcere possibile a Vettel”.  

Un fenomeno Lewis Hamilton; dotato di un’infallibile e quasi impareggiabile sensibilità sul giro secco, così come di una grandiosa solidità in gara. Un campione anche fuori pista, nella sua discutibile quanto efficace agilità linguistica nelle dichiarazioni, abilissimo nel caricare di pressione gli avversari. Un campione per la sua vita da rock star e idolo dei social, che utilizza per raccontare ogni momento della sua dorata esistenza. Ma un talento assoluto, di diritto (più che per i numeri) nell’Olimpo di questo sport. E la dimensione del campione è amplificata considerando i suoi compagni di squadra avuti nel corso della sua carriera: Alonso, Button, Rosberg. Tutti campioni del mondo, e proprio l’amico-rivale Nico è l’unico che è riuscito nell’impresa di batterlo. Una macchia rimasta nel curriculum di Hamilton che sognava quest’anno la rivincita, ma che invece è riuscito a canalizzare la voglia di riscatto contro Vettel, il nuovo rivale. Un campionato iniziato in leggera difficoltà con una macchina difficile da interpretare con le nuove gomme, ma che nella seconda parte di stagione lo ha visto letteralmente perfetto. Non una sbavatura, non un errore né un’incertezza. 

Un talento assoluto, un campione, un bene per questo sport. La sfida con Vettel e soprattutto con Verstappen è solo rimandata al 2018. 

Stefano De Nicolo’

 

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