La F1 si sposta dagli Stati Uniti in Messico in meno di una settimana, sul circuito intitolato ai fratelli Rodriguez. Del tracciato storico sono rimasti numerosi tratti, come i due lunghi rettilinei in cui scaricare tutta la potenza espressa dalle Power Unit, mentre la parte finale è stata modificata da Tilke inserendo un tratto misto ricavato dall’ex stadio di baseball che si ricongiunge alla leggendaria Peraltada, ora dimezzata.

La particolarità del circuito di Città del Messico è l’altitudine (più di 2200 metri sul livello del mare): ne consegue che l’aria è più rarefatta e meno densa, ciò significa che le Power Unit non riescono ad essere raffreddate a sufficienza, così come i freni, per questo vengono aumentati gli sfoghi e le feritoie; non c’è, invece, rischio per la potenza massima, visto che i motori termici sono turbo e non più aspirati.
Discorso simile per l’aerodinamica: data la minore densità le ali possono essere caricate, nonostante i due lunghi rettilinei, mentre il tratto guidato richiede un’elevata trazione per disimpegnarsi nelle curve lente, con le vetture che devono essere in grado di affrontare velocemente i cambi di direzione.
Altra nota da non sottovalutare è la corsia della pitlane, la più lunga del mondiale, soprattutto in ottica delle strategie.

Mercedes
Il team fresco campione del mondo si presenta sicuramente come favorita viste le ottime doti velocistiche mostrate anche ad Austin dalla Power Unit.
Per ovviare alla minore densità dell’aria il team ha dotato la W08 di feritoie più grandi sia vicino l’abitacolo (cerchio rosso) che sulla coda del cofano motore (cerchio verde) per far evacuare e smaltire il calore.
Per quanto concerne la configurazione aerodinamica è stato confermato il diffusore che ha esordito ad Austin, provvisto di flap Gurney più lineare e regolare (linee gialle), in grado di generare maggior carico senza andare a caricare ulteriormente le ali: infatti, la vettura della stella è sprovvista del monkey seat. (Foto @AlbertFabrega)

mercedes mexico

Red Bull
Assetto da alto carico per la monoposto austro-inglese che presenta la T-wing biplano sul cofano motore, oltre ad entrambi gli alettoni con maggiore incidenza, visto che non si paga la resistenza aerodinamica sui lunghi rettilinei.

Ferrari
Il team di Maranello ha bisogno di un riscatto, oltre che di una vittoria, per sperare ancora di essere in lizza per il titolo piloti.
Da un’analisi più approfondita è parso che il telaio sostituito a Vettel durante lo scorso venerdì ad Austin non sia danneggiato, ma per una più profonda analisi è stato spedito a Maranello per controllare l’eventuale presenza di cricche, mentre a Città del Messico è arrivato un nuovo telaio nudo.
Anche in Messico, come ad Austin, non verranno utilizzate le nuove sospensioni anteriori dotate di bracket, bensì la soluzione precedente in grado di assicurare maggior fiducia ai piloti soprattutto in fase di inserimento in curva.
La veste aerodinamica presenta una configurazione da alto carico, vista l’altitudine, con entrambi gli alettoni che presentano una maggiore incidenza alare oltre all’utilizzo del doppio monkey seat (riquadro verde) e la T-wing biplano (riquadro giallo) provvista di soffiature.
Completa il pacchetto il cofano motore che presenta delle feritoie maggiori (cerchio azzurro) per far evacuare meglio l’aria calda. (Foto @AlbertFabrega)

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Force India
Il team indiano basato a Silversone ha introdotto diverse novità soprattutto nella zona delle pance laterali: si inizia da un nuovo bargeboard, ora provvisto di nove elementi separato da soffiature che lavora in sinergia con il secondo elemento (evidenziato in giallo) di forma simile a quello Ferrari.
Le modifiche proseguono nel sotto vettura, con tre derive sotto l’ingresso delle pance laterali (cerchio rosso), di chiara ispirazione Red Bull, che servono ad alimentare la portata d’aria del fondo piatto.
Infine, il nuovo deviatore di flusso verticale sdoppiato dal diffusore a ponte e posizionato subito dopo il bargeboard sul prolungamento del marciapiede di quest’ultimo (riquadro verde): una soluzione ripresa da più team, per indirizzare i flussi nella zona posteriore ed evitare che si stacchi la vena fluida. (Foto @AlbertFabrega)
forceindia mexico

 

Williams
Passo indietro per il team di Grove che ha riportato i deviatori di flusso pre-Austin, con il primo elemento ancorato direttamente sul marciapiede che collega il bargeboard al fondo piatto.
Anche il team inglese ha adottato la configurazione da alto carico per la monoposto.

Renault
Galvanizzata dai buoni risultati riscontrati in USA, il team francese ha portato doversi affinamenti cominciando con la rivisitazione dei bargeboard portati ad Austin: ora con soli sei elementi sul marciapiede e senza gli elementi verticali più piccoli sdoppiati, simile alla versione vista in Giappone.
Si prosegue con l’aggiunta del flap Gurney sul bordo del cofano motore (evidenziato in verde) che ha il preciso compito di velocizzare i flussi di aria che possono ristagnare in questa zona.
Modifiche anche sul fondo piatto: oltre a modificare i profili di uscita, con il ricciolo al bordo per non generare interferenze con le turbolenze generate dal rotolamento degli pneumatici posteriori, è stata introdotta per questo scopo anche una pinna a forma di T (cerchio rosso). (Foto @AlbertFabrega)
 
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Toro Rosso
Anche il team di Faenza ha deciso di affrontare la trasferta messicana con la vettura settata per piste da alto carico: ne è la dimostrazione l’alettone posteriore con il profilo principale che presenta una forma a cucchiaio rovesciato con la parte centrale più gonfia, oltre alle quattro soffiature delle paratie verticali.

Sauber
Continua incessante lo sviluppo, e conseguente raccolta dati, per il team elvetico soprattutto in vista della prossima stagione. In particolare è stata modificata la deriva verticale dell’alettone anteriore per direzionare i flussi verso l’esterno degli pneumatici anteriore e pulire il flusso che investe la vettura.
Aumentate le dimensioni delle prese dei freni anteriori per facilitare lo smaltimento (cerchio giallo), così come le prese poste ai lati dell’abitacolo per abbassare le temperature di esercizio della Power Unit (riquadro rosso). (Foto @AlbertFabrega)
 
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Testo e grafiche a cura di Michele Montesano

 

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