Il distacco accusato dalle Ferrari nei confronti delle Mercedes sotto la bandiera a scacchi del Gran Premio d'Italia è stato a dir poco sorprendente: Vettel ha accusato un gap di 36 secondi dal vincitore Hamilton, mentre Raikkonen addirittura di un minuto. Mediamente la SF70H del tedesco ha girato sette decimi in più rispetto alla W08 del britannico ma, ad ulteriore conferma, anche per i loro rispettivi compagni di team i distacchi cronometrici hanno sottolineato i reali valori in campo emersi sul veloce tracciato brianzolo.

Con una strategia praticamente obbligata ad un solo pit stop, era di cruciale importanza qualificarsi nelle prime file ma, complice la consistente pioggia che ha inondato il circuito monzese, le sessioni ufficiali del sabato si sono rivelate atipiche e, per molti, un terno al lotto.

Per tutti i team le ultime prove libere, quelle del sabato, riguardano gli affinamenti e le regolazioni per ottimizzare la base di partenza deliberata il venerdì, ma questa volta così non è stato, cristallizzando i valori in campo.

Si sa che con la pioggia il divario fra le vetture si riduce, ma indicativamente con le intermedie nella Q1 e nella Q2 non ci sono stati eccessive sorprese; completamente diversa la storia della Q3: con l’utilizzo delle full wet, a sorpresa sono uscite le Red Bull, la Williams di Stroll e la Force India di Ocon oltre alle due Mercedes, mentre a mancare sono state le due Ferrari, le quali hanno subito un distacco imbarazzante di due secondi e mezzo da imputare al fatto di non riuscire a mandare correttamente in temperatura gli pneumatici da bagnato.

Per quanto riguarda la gara il dominio Mercedes è stato incontrastato sia da parte di Hamilton, divenuto nuovo leader di campionato, che ha guidato con facilità senza forzare troppo il motore, che di Bottas protagonista di un recupero-monstre, dopo essere scivolato in quinta posizione, al ritmo di un sorpasso al giro.

Anche Vettel non è stato da meno e, dopo il “lasciapassare” di Raikkonen al terzo giro, ha iniziato a rimontare fino a raggiungere la terza posizione nel corso dell’ottavo passaggio, di fatto andando a bloccare l’evoluzione dell’intera gara.

Unico ad impensierire gli uomini in rosso Ricciardo che, assieme a Verstappen, ha invertito l’ordine degli pneumatici: montando prima Soft e poi SuperSoft mantenendo un ritmo indiavolato con vettura leggera e su circuito gommato, girando sempre sul piede dell’1:24 basso-1:23 alto facendo segnare il giro record in 1’23”361: il tutto a dimostrazione che, anche se la Power Unit Renault non è tra le più veloci, il nuovo pacchetto con le ali scariche portate a Monza ha funzionato, facendo rimpiangere sia la gara compromessa dall’errore per Max Verstappen che le penalità in griglia subite dalle Red Bull.

Risultato finale che non regala grosse soddisfazioni nemmeno a Raikkonen: solo quinto, autore di una splendida partenza dove ha superato di forza Bottas che, a sua volta, ha ripreso la posizione sfruttando la potenza della Power Unit Mercedes sui rettilinei. In seguito il finlandese della rossa ha cercato di superare Ocon e Stroll tramite undercut, riuscendoci solo con il pilota canadese a causa di un pit stop lento, quindi scavalcando la Force India in seguito; dopodiché nulla ha potuto su Ricciardo che viaggiava, grazie a gomme più fresche e più morbide, quasi di due secondi più veloce al giro.

Un’ulteriore conferma che l’Autodromo di Monza sia un circuito di motore lo è la Top-10 che vede presente ben sei motori Mercedes (i più performanti del lotto), tanto da proiettare entrambe le Williams fra le prime otto posizioni, così come entrambe le due Force India, sesta e nona.

Che sul circuito di casa la Ferrari avrebbe corso in difesa, date le sue caratteristiche di progetto, lo si sapeva ma che il gap dalle Mercedes fosse così elevato nessuno forse se lo sarebbe aspettato.

Si volta ora pagina e circuito: si va a Singapore sul cittadino di Marina Bay, dove la Ferrari (visti i precedenti di Montecarlo e Budapest) dovrebbe essere molto più competitiva.

Michele Montesano 

 

pit stop monza

 

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