Il weekend terribile della Ferrari finisce nel peggiore dei modi con entrambe le macchine ritirate e Leclerc violentemente a muro.

Suona l’Inno di Mameli a Monza, ma non è certo per la Ferrari. Per le Rosse un incubo senza fine. Chiudono il weekend del Gp d’Italia in maniera disastrosa con due ritiri e un pericoloso incidente di Leclerc che va a muro in Parabolica senza conseguenze. E la voragine che si è aperta sotto Binotto e la sua gestione si fa sempre più profonda, con la risalita che si fa sempre più difficile.

L’avvio, poi il baratro

Strategie diversificate per i due piloti della Rossa. Leclerc scatta con gomma soft, Vettel sceglie invece la Hard per ritardare la sosta. La partenza è buona, ma da subito appare chiaro che le vetture non hanno ritmo, prospettando la gara come una lenta agonia a centro gruppo.

Ma un primo colpo di scena arriva subito, con Vettel costretto al ritiro al sesto giro per un pericoloso problema ai freni posteriori. Un lungo alla prima variante e il fuoco all’impianto della sua SF1000 certificano la mesta fine del suo ultimo weekend monzese da pilota della Ferrari.

Pronti, via, poi il botto

Dal caos dei pit stop derivato dall’uscita della prima Safety Car ci guadagna Leclerc, che per primo si era fermato. In ripartenza però Charles è invece colpevole e sfortunato. Un’uscita di pista in parabolica gli costa un gran botto a muro (senza conseguenze) e con tutta probabilità un buon piazzamento a punti.

La sosta anticipata ha infatti permesso al monegasco della Ferrari di ritrovarsi in buona posizione, ma la foga di recuperare e restare a contatto col gruppo in ripartenza lo porta all’errore e ad un gran botto. E’ l’oscuro sipario che cala su un weekend dannato, il prezzo che si paga a condurre sempre al limite un mezzo carico di problemi e mediocrità.

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Peggio di così non si può

Non serve ricorrere alle statistiche per bollare i risultati del doppio appuntamento di Spa e Monza come i peggiori della storia recente della Scuderia. Un progetto sbagliato imbarazza squadra e i tifosi. Una macchina lenta penalizza il talento dei piloti e la voglia di provare comunque a fare la differenza ogni weekend.

L’unica considerazione è che più in basso di così non si possa andare, ma è una magra consolazione. Quando più giù non si può andare, si può andare solo in su, ma purtroppo ci vorrà tempo. Se Spa e Monza sulla carta erano le piste più ostiche da affrontare, non aspettiamoci miracoli per il Mugello. Qui la Ferrari dovrà correre il Gp numero mille della sua gloriosa e inarrivabile storia, preoccupandosi più di non finire al fondo dello schieramento che non della vittoria.

Tempi che cambiano. Difficoltà che passano. Passione che resta. Forza Ferrari!

Stefano De Nicolo’

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