Lewis Hamilton trionfa per la sesta volta a Silverstone, sul tracciato “di casa”. Come sottolineato dall’inglese stesso nella conferenza stampa dopo la gara, la vittoria non è stata quella che potremmo chiamare una “passeggiata di salute”, come potrebbe sembrare da quanto visto sugli spalti o in televisione.




Innanzitutto la strategia: sia Hamilton che Bottas hanno confermato come la strategia migliore elaborata dal team prima della gara, per entrambi, fosse su due soste: “Abbiamo visto una decina di strategie simulate e tutte erano su due soste”. Fondamentalmente si trattava di utilizzare le gomme medie e dure: medie – medie – dure o medie – dure – medie, si trattava comunque di fare tre stint di gara con questa combinazione di mescole.

La strategia di Lewis, stando alle sue parole, era quella di effettuare un primo stint più lungo, cercando di contenere o di migliorare rispetto a Bottas nei giri di overcut, per passare nel secondo stint alle gomme dure.

La safety-car causata da Giovinazzi è stato l’evento chiave nella corsa di Lewis: capitata “a fagiolo”, ha permesso all’inglese di saltare davanti a Bottas e, giro dopo giro, convincersi di poter finire la gara con un solo pit-stop, ovviamente adeguando la guida. Bottas doveva effettuare un secondo pit-stop (la sua sequenza dei primi stint era medie – medie, quindi doveva cambiare gomme) e praticamente la sua gara è finita lì. “Abbiamo imparato qualcosa per il futuro”, commenta Valtteri.

Tra gli alfieri della AMG Mercedes è stata gara dura e vera, soprattutto all’inizio. Dice Lewis: “Non sarà piaciuta a Toto (Wolff ndR), ma sappiamo come comportarci e cosa fare alla prima curva”. Sul suo cambio di strategia aggiunge: “Abbiamo strateghi ai box, ma da questo punto di vista dobbiamo esserlo anche noi piloti in gara”.

C’è spazio per una nota di colore e su quanto Lewis senta l’evento di casa: “Ovviamente vinco per me, ma volevo vincere anche per il pubblico inglese. Vengono in autodromo, comprano il merchandise: se lo meritano. Poi avevo ai box la mia famiglia”. Di certo l’attaccamento di Lewis al proprio essere inglese, fa sparire qualsiasi nota riguardo la residenza a Montecarlo o i suoi frequenti giri negli USA e intorno al mondo.

Infine Lewis conferma il suo auspicio per monoposto future più leggere: “È più bello guidarle. Ho chiesto a un nostro tecnico e la cosa sembra fattibile”.

Dal nostro inviato Luca Colombo

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