Max Verstappen, ad Hockenheim, ha ottenuto la settima vittoria della carriera, la seconda in stagione dopo il trionfo in Austria. L’olandese, dopo la qualifica terminata in seconda posizione, ha sfruttato al meglio una Red Bull e, sottolineiamo, una power unit Honda che hanno dimostrato di poter lottare per togliersi delle belle soddisfazioni in futuro.




La gara di Verstappen è stata tutt’altro che facile; come a Spielberg, anche ad Hockenheim l’olandese è stato tradito in partenza dalla sua Red Bull, rimasta piantata sulla piazzola. Stessa cosa è successa al suo team mate Gasly ed entrambi hanno perso moltissime posizioni. Alla fine del primo giro, Max era quarto dietro anche a Kimi Raikkonen, mentre Pierre si è trovato ottavo nella pancia del gruppo, in lotta con le McLaren e le Haas. La differenza tra i due è stata la reazione: l’olandese si è ripreso subito, passando Kimi e mettendosi a caccia delle Mercedes, mentre il francese è rimasto intruppato, non riuscendo a tenere il passo di quelli davanti a lui.

La svolta nella gara di Verstappen è avvenuta al giro 29, quando la Safety Car è entrata in pista a causa dell’incidente di Charles Leclerc e Lewis Hamilton ha commesso lo stesso errore del monegasco all’ultima curva. La strategia Red Bull ha permesso a Max di essere in testa, nonostante un testacoda comesso con le gomme gialle, difficili da mandare in temperatura. A questo punto, per Verstappen si è trattato soprattutto di gestire al meglio, cosa che ha fatto nel migliore dei modi, tagliando il traguardo davanti a tutti e dimostrando di essere veramente il campione del futuro che tutti si aspettano.

Nell’altro lato del box Red Bull, invece, la situazione è molto meno rosea. Dopo il caos iniziale, Pierre Gasly non è stato in grado di tornare sui primi, ingaggiando una serie di sterili duelli per la settima e ottava posizione. Anche quando le vetture davanti a lui sono state vittime di problemi e ritiri, non è stato in grado di approffitarne per dare una svolta alla sua gara e di conseguenza alla sua stagione. Nel finale, il duello con Alex Albon ha posto fine alla sua gara, quando un movimento brusco del thailandese ha provocato il collasso della sua ala anteriore e il conseguente ritiro dalla gara.

Quello che appare evidente, dopo il GP tedesco, è la competitività dell’accoppiata Red Bull-Honda: Verstappen è terzo in classifica e con la vittoria di oggi (e grazie al colpo a vuoto dei piloti Mercedes) si è portato a meno 61 punti da Lewis Hamilton. Il mondiale piloti resta una chimera, ma è chiaro come la squadra stia facendo un ottimo lavoro. Più accessibile sembra essere il secondo posto nella classifica costruttori, soprattutto in vista del prossimo GP d’Ungheria, dove storicamente la scuderia di Milton Keynes ha sempre ottenuto ottimi risultati.

Anche la Honda sta facendo un ottimo lavoro: il podio di Kvyat con la Toro Rosso è una dimostrazione di forza incontrovertibile, soprattutto nei confronti dei diretti rivali della Renault, oggi fuori con entrambi i piloti. Il lavoro svolto lo scorso anno con la scuderia faentina ha evidentemente pagato, considerando le prestazioni attuali. Con un secondo pilota più consistente (Gasly quest’anno non lo è) i punti in campionato sarebbero sicuramente maggiori e la Ferrari potrebbe certamente dormire sonni meno tranquilli (per quanto lo siano oggi dalle parti di Maranello).

In conclusione, l’affidabilità e la velocità della Red Bull, mischiate con il talento incredibile di Max Verstappen, sono e saranno a lungo un problema per gli altri top team. La Ferrari, in particolare, dovrà cominciare a trovare una continuità di risultati che le permetta di stare davanti: due vittorie per la scuderia dei due tori contro zero del Cavallino sono già una macchia da lavare al più presto!

Nicola Saglia

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