Binotto consola Leclerc dopo il ritiro al Paul Ricard. Fonte: TW/@ScuderiaFerrari
Binotto consola Leclerc dopo il ritiro al Paul Ricard. Fonte: TW/@ScuderiaFerrari

È in un “No!” urlato in radio che si può riassumere la domenica di Charles Leclerc. È bastato un momento, un secondo, un errore. Un testacoda e una F1-75 a muro, quella numero 16, spengono sul più bello la voglia della Ferrari di ripetersi dopo le vittorie di Gran Bretagna e Austria. E con essa anche le speranze della Rossa per un Mondiale che sta sempre più prendendo la strada di Milton Keynes.

La partenza: Leclerc tiene il comando prima di 13 giri di difesa su Verstappen. Fonte: Red Bull Content Pool

L’AMMISSIONE DI COLPA

Non ha potuto fare altro che prendersi le colpe, Charles Leclerc. Il terzo ritiro stagionale, dopo quelli di Spagna e Azerbaijan avvenuti per problemi tecnici, è forse quello più pesante per il morale del monegasco e l’urlo in radio è lì che lo dimostra. Leclerc è un uomo in missione quest’anno: per la prima volta può avere a disposizione un mezzo che lo supporta e gli permette di lottare per la vittoria.

Ma anche in Francia, la sorte non è stata dalla sua parte. E questa volta non ci sono fattori esterni a cui dare la colpa, non c’è un’affidabilità contro cui puntare il dito. C’è una sbavatura, un errore di guida, una perdita del posteriore che ha disperso in un secondo quanto di buono fatto fino a quel momento. Fa svanire la pole numero 16 della carriera, fa svanire la grande difesa tenuta su Verstappen nei primi 13 giri di gara nei quali l’olandese ha pressato costantemente Leclerc, fa svanire il buon ritmo messo in mostra successivamente.

Un errore che rappresenta un boccone amarissimo da digerire e che dev’essere dimenticato subito. “È colpa mia”, ha detto un laconico Leclerc dopo il ritiro. Se continuo a fare errori del genere non merito di vincere il Mondiale, il livello è altissimo quest’anno e io sto performando a un livello alto, ma se continuo a sbagliare è inutile”. Leclerc ha sottolineato come questo errore, al pari di quello fatto a Imola in gara e che gli è costato il podio, possa risultare determinante alla fine dell’anno: “Sto perdendo troppi punti”, ha detto a Sky Sport. “Penso di averne persi 7 a Imola e 25 qui. Onestamente, oggi penso che la nostra fosse la macchina migliore in pista, se perderemo il titolo per 32 punti alla fine dell’anno so da dove arriveranno. È inaccettabile”.

UN PARALLELISMO SCOMODO

È un errore che pesa non solo a livello numerico ma soprattutto a livello psicologico. Se i punti di distacco ora sono 63 (233 Verstappen, 170 Leclerc), psicologicamente l’errore di Leclerc consegna quasi definitivamente l’inerzia del Mondiale nelle mani di un Verstappen che invece non sa sbagliare. Uno scenario, quello creato dall’errore di Leclerc, che è molto simile a quello che si era verificato 4 anni fa, quando Vettel, leader del Gran Premio di Germania con un ampio margine sulle Mercedes di Hamilton e Bottas, andò a muro nella zona dello stadio, consegnando la gara e l’inerzia del Mondiale a Hamilton. Leclerc dovrà essere capace di riprendersi da subito: l’Ungheria è l’occasione giusta per poterlo fare. La F1-75 è, in questo momento, la macchina più veloce del campionato ed è il mezzo giusto per permettere al monegasco di potersi rifare da subito.

BINOTTO SUPPORTA LECLERC

L’errore di Leclerc toglie alla Ferrari la possibilità di riavvicinarsi a Verstappen e alla Red Bull. Mattia Binotto ha, comunque, pubblicamente supportato il suo pilota e ha già rivolto lo sguardo verso l’appuntamento del prossimo weekend in Ungheria. “Non condivido quanto ha detto Charles”, ha affermato a Sky Sport. Bisogna guardare i punti da vincere ancora e non quelli persi. Charles è un campione, nessuno lo metterà mai in dubbio e abbiamo totale fiducia in lui. Ci sono 10 gare da vincere e dobbiamo provare a vincerle tutte. Tutto stava andando per il verso giusto, la macchina è competitiva a sufficienza per provare a fare doppietta in Ungheria. Non c’è motivo per non dare fiducia a Charles”. Capitolo chiuso e sguardo rivolto verso l’Ungheria. Dove però per la Ferrari non ci sarà più spazio per ulteriori errori se si vuole provare a sognare in grande.

Mattia Fundarò

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